di Margherita Lopes (*)
Roma, 13 apr. (LaPresse) – Foglie, buche, sanpietrini e telefonino complicano la vita ai fan del monopattino elettrico. Un mezzo di traporto green che fa parte ormai del paesaggio urbano, ma il cui impiego ha un costo in termini di salute. E a pagarlo sono, per lo più, giovani maschi tra i 15 e i 35 anni. A ‘certificarlo’ è un nuovo studio condotto a Roma dagli Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri d’Italia (Otodi), che fa emergere numeri preoccupanti. Pubblicato sul ‘Journal of Orthopaedic Reports’, il lavoro analizza per la prima volta in modo sistematico gli infortuni legati all’uso del monopattino elettrico nel centro storico della capitale. E lo fa dalla prima autorizzazione di questi mezzi nel 2018 fino a tutto il 2024 (escludendo l’anno del Giubileo per evitare alterazioni dei dati legate al boom di turisti). Lo studio, firmato tra gli altri da Andrea Fidanza, presidente degli ortopedici under 40 (Otodi Young) e Marco Mugnaini, presidente nazionale degli Ortopedici ospedalieri (Otodi), ha preso in esame gli accessi in pronto soccorso legati a traumi da monopattino elettrico in due importanti Trauma center di Roma centro. “L’utilizzo dei monopattini elettrici è associato a traumi significativi, soprattutto tra i giovani adulti”, sottolineano gli autori. “Preoccupa il basso uso del casco e l’elevato numero di fratture che richiedono interventi chirurgici, con un impatto rilevante sui pronto soccorso, sui reparti di ortopedia e sui costi per il Servizio Sanitario Nazionale”. Sono stati 441 pazienti con traumi da monopattino nei due trauma center di Roma dal 2018 al 2024 che hanno necessitato (almeno) di una visita specialistica. L’età media è di 29,9 anni, per il 71% si tratta di maschi e nel 70% hanno tra i 15 e i 35 anni. Il 78% degli incidenti sul monopattino è dovuto a cadute spesso per pavimentazione irregolare (sanpietrini, marciapiedi sconnessi), superfici scivolose (pioggia, fogliame), ma anche distrazione (uso del cellulare, app di navigazione). Il 22% è dovuto a collisioni, per lo più contro ostacoli fissi (pali, cestini, arredo urbano). Dà da pensare che solo 36 persone su 441 indossassero il casco. Nessuno aveva protezioni aggiuntive (polsiere, gomitiere, etc.). Se gli incidenti avvengono tutta la settimana, il picco secondo gli esperti Otodi si registra il venerdì. Il 63% degli infortuni avviene nei mesi caldi (giugno–settembre, probabilmente con il maggior uso di questo mezzo di trasporto) e settembre è il periodo in cui si concentrano più casi: 87 incidenti in 6 anni. Attenzione: gli infortuni non sono banali e spesso richiedono cure specialistiche. Parliamo di lesioni alla testa e al volto (24%), con traumi cranio-facciali, maxillo-facciali, dentali o neurochirurgici; lesioni ortopediche (79%) a braccia o gambe, tra cui fratture e lussazioni (170 fratture e 16 lussazioni). Polso, testa del radio, clavicola, omero prossimale, ma anche caviglia, piatto tibiale, rotula, tibia sono le aree più spesso danneggiate. Circa 1 frattura su 4 ha richiesto un’operazione (il 27% delle fratture dell’arto superiore e il 25% di quelle dell’arto inferiore). Il lavoro si inserisce in un quadro nazionale in forte crescita di incidenti: i dati Aci–Istat riportano, per l’Italia, migliaia di incidenti l’anno con decine di morti, in aumento costante rispetto agli anni precedenti. Considerato quello che si vede in giro, nonostante il nuovo Codice della strada c’è ancora molto da fare. In tema di sicurezza, gli autori dello studio sottolineano alcune priorità: miglior manutenzione del manto stradale, soprattutto nei centri storici; eventuali corsie dedicate o percorsi più sicuri per monopattini e bici; campagne di sensibilizzazione sull’uso del casco e delle protezioni; educazione stradale nelle scuole e tramite i servizi di sharing; controlli più efficaci su velocità, uso corretto dei mezzi e rispetto delle regole. “Ridurre gli incidenti significa agire insieme su tre fronti: norme chiare e applicate, infrastrutture sicure e responsabilità individuale di chi guida. I monopattini elettrici possono essere una risorsa per la mobilità sostenibile, ma non a scapito della sicurezza di utenti e pedoni”, concludono.
(*) La Presse
