Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano ha preferito inviare una lettera di dimissioni irrevocabili a Palazzo Chigi evitando di tornare davanti al Presidente del Consiglio, Meloni. Una lettera, quella di Sangiuliano, che è anche un atto d’accusa contro una parte del sistema mediatico. “Ti ringrazio per avermi difeso con decisione, per aver già respinto la prima richiesta di dimissioni, e per l’affetto che ancora una volta mi hai testimoniato”. E’ quanto scrive il ministro della Cultura annunciando alla premier le sue “dimissioni irrevocabili” dopo “giornate dolorose e cariche di odio nei miei confronti da parte di un certo sistema politico mediatico”. “Qui è in gioco la mia onorabilità e giudico importante poter agire per dimostrare la mia assoluta trasparenza e correttezza, senza coinvolgere il Governo. Mai un euro del Ministero è stato speso per attività improprie. L’ho detto e lo dimostrerò in ogni sede. Non solo. Andrò fino in fondo per verificare se alla vicenda abbiano concorso interessi diversi e agirò contro chi ha pubblicato fake news in questi giorni”.
Come in una commedia che sembrava già scritta, la mattina le dimissioni del ministro e nel pomeriggio il giuramento del suo successore al Quirinale. Questo giustifica, comprensibilmente, anche l’assenza fisica del Presidente del Consiglio al Forum Ambrosetti. A Sangiuliano subentra l’attuale titolare del Maxxi, Alessandro Giuli (nella foto), un intellettuale che era già stato in predicato per il Collegio Romano e che proprio Sangiuliano aveva chiamato a dirigere il Maxxi, il museo nazionale di arte contemporanea di Roma. Sarà lui, ha promesso Meloni, che proseguirà “l’azione di rilancio della cultura nazionale, consolidando quella discontinuità rispetto al passato che gli italiani ci hanno chiesto e che abbiamo avviato dal nostro insediamento ad oggi”.
