di Margherita Lopes (*)
“In questi giorni siamo proprio nel pieno della terza ondata” di calore, ha sintetizzato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha toccato diversi temi nel suo intervento su Agorà Estate su Rai 3. A partire, appunto, dal caldo.
“Noi siamo partiti in anticipo: già da maggio abbiamo iniziato a diffondere i bollettini su quelle che sono le temperature nelle città, ma soprattutto abbiamo da anni un Piano organico contro il caldo. Tra l’altro l’Italia è stata portata come esempio di buona pratica proprio sul caldo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Siamo stati proattivi e siamo stati indicati come uno dei Paesi migliori per quanto riguarda i sistemi di allerta monitoraggio e sorveglianza – ha rivendicato Schillaci – Però ovviamente questo non basta: abbiamo un decalogo da tre anni che abbiamo distribuito nelle farmacie e negli studi dei medici di medicina generale”.
“Ricordo alcuni principi molto semplici ma che possono aiutare: il primo è di bere molto, almeno 1 litro e mezzo di acqua; le persone più fragili, penso sia ai bambini che gli anziani, dovrebbero evitare se è possibile di uscire nelle ore più calde e poi anche cercare di trovare riparo in luoghi refrigerati. Sono piccoli consigli ma sono consigli importanti. Mi capita a volte dal mio studio del ministero magari, proprio nelle ore più calde, di vedere persone che corrono lungo il Lungotevere e mi domando se sia possibile”. In questi giorni di grande caldo un aiuto arriva dalle neonate Case di Comunità. “Nella Regione Lombardia sono stati aperti alcuni cold place, luoghi rinfrescati all’interno delle Case di comunità, proprio per dare i primi soccorsi alle persone che sono affette da disturbi legati al calore”, ha detto Schillaci, descrivendo “una medicina più vicina alle persone, che rafforza quello che era stato il punto debole della sanità pubblica soprattutto durante la recente pandemia del Covid”. Il ministro dedica spazio poi alle liste d’attesa in sanità, “un problema che esiste da molti anni. Io e il governo abbiamo voluto metterci la faccia. Molti – ha detto Schillaci – mi avevano anche sconsigliato di affrontare un tema così ostico come quello delle liste di attesa, però credo che quella che abbiamo fatto sia una buona legge, soprattutto perché oggi abbiamo la possibilità di monitorare quello che accade”. “Prima che ci fosse questa legge, quando si diceva che una persona magari deve aspettare un anno per fare una mammografia, questo era un dato aneddotico. Oggi abbiamo dati precisi, c’è la piattaforma Agenas che fotografa la situazione Regione per Regione, in massima trasparenza. E questo aiuta, perché se bisogna affrontare un problema dobbiamo capire dov’è”. “Tanto è stato fatto, ma molto altro deve essere fatto: nel primo quadrimestre del 2026 i risultati sono migliori per quanto riguarda l’erogazione delle prestazioni in urgenza rispetto all’anno precedente, però non molliamo la presa. Abbiamo il supporto delle Regioni e vogliamo offrire a tutti i cittadini, indipendentemente da dove vivono e da quanto guadagnano, le stesse possibilità di cura. È quello che dice l’articolo 32 della Costituzione, il nostro faro per quanto riguarda la sanità pubblica”. In tema di prevenzione, rivendica poi il ministro, “abbiamo investito moltissimo, siamo una popolazione anziana, dobbiamo avere meno malati in futuro. Però se andiamo a vedere quello che è stato il mio lavoro prima di fare il ministro, per esempio la diagnostica per immagini, voglio dire che dobbiamo fare gli esami quando sono necessari: abbiamo una larga percentuale di esami che non andrebbero fatti”. Sono ancora troppi, dunque, gli esami inutili. “Dobbiamo lavorare quindi anche su una accurata programmazione e sull’efficientamento di questo tipo di esami”, ha concluso il ministro Schillaci.
(*) La Presse
