Medicina

Sanità: sessanta anni dal primo trapianto, i numeri e le sfide

di Lorenzo Sorrentino
Roma, 27 mag. (LaPresse) – Quando, il 26 aprile del 1966, a Roma veniva effettuato il primo trapianto di rene in Italia, la trapiantologia era medicina di frontiera. A sessanta anni da quel primato, e dopo un percorso lungo e pieno di ostacoli, è una pratica clinica consolidata: nel 2025 i trapianti effettuati sono stati 4.697. “Il progresso va governato, ma non si può rallentare: i trapianti all’epoca era un’utopia, col tempo hanno dimostrato che i percorsi virtuosi portano i loro frutti”, sottolinea Ludovico Docimo, presidente della Società italiana di cardiologia, in apertura dell’evento al ministero della Salute che ha celebrato i 60 anni da quel primo storico trapianto d’organo. “La trapiantologia non è solo l’atto chirurgico, ma anche e soprattutto la sinergia tra medici, anestesisti, nefrologi, pneumologi e cardiologi”, sottolinea Luciano De Carlis, presidente della Società italiana trapianti d’organo. Nel 2025, con 2.164 donazioni e 4.697 trapianti, è stato stabilito il record di interventi in Italia, anche se le cronache sono state monopolizzate dal drammatico caso del ‘cuore bruciato’ del piccolo Domenico. Un episodio “di cui si è parlato tanto e che ci ricorda come, nonostante i livelli elevati che abbiamo raggiunto, il trapianto rimanga un atto medico di grande complessità”, aggiunge De Carlis.
Oggi, comunque, la sopravvivenza dei pazienti a cinque anni dal trapianto d’organo è di oltre il 70% per cuore, fegato e pancreas e del 50% per il polmone. E l’Italia è riconosciuta come un’eccellenza a livello internazionale. “Siamo qui per celebrare una storia di dedizione, studio e coraggio iniziata coi primi trapianti di rene nel ’66, effettuati da Paride Stefanini, Pietro Valdoni, Raffaello Cortesini e Umberto Casciani”, ricorda il ministro della Salute Orazio Schillaci. “Nello stesso anno questi luminari istituirono anche la Società italiana dei trapianti d’organo, che consentì di affrontate le sfide dei trapianti con rigore scientifico”, prosegue il ministro. A dare sistematicità alla donazione e al trapianto provvederà poi la legge n.91 del 1999, che istituisce la Rete nazionale coordinata dal Centro nazionale trapianti, “un’infrastruttura strategica che assicura qualità e sicurezza”.
Negli ultimi 25 anni, dice Schillaci alla platea, “in Italia sono stati realizzati oltre 80mila trapianti. Siamo la seconda nazione in Europa per tasso di donazione di organi, con 29,5 donatori per milione di abitanti”. E poi siamo “secondi al mondo per trapianti di fegato in rapporto alla popolazione e settimi per trapianti di cuore”. Risultati dietro i quali c’è “il lavoro e l’impegno costante di medici, chirurgi, infermieri e di tutti i professionisti che lavorano nel sistema dei trapianti”. Ma la forza della rete dipende in larga parte anche “dall’altruismo e dal profondo senso civico degli italiani”. Sono sempre di più infatti i cittadini “consapevoli che col proprio assenso alla donazione possono salvare una vita o regalare una migliore qualità di vita a una persona. Il nostro dovere – conclude Schillaci – è raggiungere i cittadini con informazioni puntuali e corrette, affinché la loro scelta sia davvero consapevole. Ci sono 8mila persone che stanno aspettando con fiducia e speranza un organo per il trapianto”

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