Esteri

Scandali virali e silenzi assordanti

di Riccardo Bizzarri (*)

Negli ultimi giorni, una notizia ha monopolizzato l’attenzione di social e media digitali: Andy Byron, amministratore delegato della società tecnologica Astronomer, si è dimesso dopo la diffusione di un video virale che lo ritraeva a un concerto dei Coldplay in compagnia di Kristin Cabot, responsabile delle risorse umane della stessa azienda (nella foto). La polemica è esplosa rapidamente, complice il fatto che entrambi risultano essere sposati.

Il consiglio di amministrazione ha accettato le dimissioni e ha avviato la ricerca di un nuovo CEO. Il video, diventato virale in poche ore, ha scatenato fiumi di commenti, analisi sull’etica aziendale e una prevedibile valanga di indignazione digitale.

Tutto questo, mentre in altre parti del mondo si consuma una tragedia ben più profonda: quella dei civili che continuano a morire nei territori martoriati dalla guerra, come Gaza, dove la situazione umanitaria è allo stremo. Ma di questo, quasi nessuno parla. O meglio: si parla poco, distratti da notizie “scandalo” e drammi da prima pagina emotiva, facili da digerire e condividere.

Oggi ciò che viene pubblicato è spesso ciò che garantisce visibilità, coinvolgimento, e soprattutto: click. La guerra non fa audience, l’indignazione selettiva sì.

Viviamo una fase di cortocircuito informativo e morale, in cui il rumore dei pettegolezzi digitali sovrasta il grido di chi soffre davvero. Come diceva Elie Wiesel, sopravvissuto all’Olocausto: “Il contrario dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. Il contrario della bellezza non è la bruttezza, è l’indifferenza. Il contrario della vita non è la morte, è l’indifferenza.”

È proprio questa indifferenza, figlia della distrazione di massa, a fare più danni delle bombe. Perché quando ci abituiamo a ignorare il dolore degli altri, perdiamo lentamente ciò che ci rende umani.

“Il vero analfabeta è colui che sa leggere e scrivere, ma non sa vedere la sofferenza.” scriveva Pasolini

In un mondo dove tutto si consuma in uno scroll, dove i trend decidono cosa è importante e cosa no, bisogna farsi una domanda scomoda: quante tragedie ignoriamo oggi perché non sono diventate virali?

Chi si scandalizza per una relazione tra dirigenti a un concerto, ma resta in silenzio davanti a un bambino sotto le macerie, dovrebbe riconsiderare le proprie priorità.

Non è una questione politica, ma umana.

(*) Giornalista

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