Politica

Scurati chiede al governo di dichiararsi antifascista, la Rai lo censura

 

di Fabiana D’Eramo

 

“È questo il prezzo che si deve pagare oggi nella sua Italia per aver espresso il proprio pensiero?” Lo chiede lo scrittore Antonio Scurati. Il pensiero in questione è che il governo Meloni non abbia superato il suo passato neo-fascista. Il prezzo da pagare, che il suddetto pensiero sia stato silenziato dalla Rai, eliminato dalla scaletta della trasmissione Che Sarà, condotta da Serena Bortone, ponderato, ridimensionato e scartato come un minuto di monologo dal costo immoderato. Lo chiede in una lettera inviata a Repubblica, mentre i social ribollono di indignazione, le prime pagine titolano con le accuse di censura, l’opposizione chiede alla presidente Rai Marinella Soldi di portare il caso in Vigilanza e il sindacato Usigrai denuncia che il controllo dei vertici è diventato “asfissiante”. Lo chiede pochi giorni dopo gli emandamenti sulla nuova par condicio, dopo l’accusa dei giornalisti in diretta – “non saremo il megafono della maggioranza” – sui tg, i giornali radio, i siti di Rainews, Tgr e Televideo, dopo le polemiche sulla puntata di Porta a Porta sull’aborto con sette uomini e nessuna donna in studio, dopo l’addio di volti storici e illustri – l’ultimo, Amadeus.  Non un buon momento per la tv pubblica, regolare amministrazione in prossimità dell’anniversario della liberazione dal nazifascismo. Per ora il presidente del Consiglio liquida la faccenda con un post sui social. “In un’Italia piena di problemi, anche oggi la sinistra sta montando un caso”, scrive Giorgia Meloni. “Stavolta è per una presunta censura a un monologo di Scurati per celebrare il 25 aprile.” Per dimostrare che la censura è stata solo un’allucinazione collettiva, pubblica poi l’intero testo del monologo, commentando che si augura almeno di non doverlo pagare. Perché si vuole dimostrare che la questione non è politica, ma di natura economica. Deve essere stato il costo di quel monologo, 1.800 euro, a provocare la cancellazione della partecipazione dello scrittore Scurati dalla trasmissione Rai, e non il suo contenuto, dove l’attuale maggioranza viene chiamata “erede di quella storia” – la storia fascista – e accusata di aver scelto non solo di non ripudiare il suo passato, ma anche di cercare di riscrivere la storia “scaricando sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini” e disconoscendo il ruolo della Resistenza nella rinascita italiana “fino al punto di non nominare mai la parola antifascismo in occasione del 25 aprile 2023”.  La cancellazione è tuttavia avvenuta senza offrire nessuna spiegazione, nemmeno alla stessa conduttrice della trasmissione, Bortone, che ha aperto il caso su Instagram dicendosi sgomenta. Passano tre ore prima che qualcuno risponda alle accuse di censura. Dai piani alti di viale Mazzini non si sente la voce dell’amministratore delegato Roberto Sergio, né quella del direttore generale Giampolo Rossi, bensì quella di Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, giornalista e militante di Fratelli d’Italia. “Nessuna censura”, rassicura. È solo che la Rai si sarebbe rifiutata di pagare 1.800 euro per il monologo di un Premio Strega. Avrebbe offerto poco meno, 1.500, e lo scrittore avrebbe rifiutato. Scurati risponde direttamente a Giorgia Meloni che ciò è “falso sia per ciò che concerne il compenso sia per quel che riguarda l’entità dell’impegno. Il mio pensiero su fascismo e postfascismo, ben radicato nei fatti, doveva essere silenziato. Continua a esserlo ora che si sposta il discorso sulla questione evidentemente pretestuosa del compenso. Questa, gentile presidente, è una violenza.” I giornalisti della Rai hanno letto in onda in tutti i tg e giornali radio il testo del comunicato di Usigrai annunciando cinque giorni di sciopero. “Dopo aver svuotato della loro identità due canali”, hanno recitato, “ora i dirigenti nominati dal governo intervengono bloccando anche ospiti non graditi, come Antonio Scurati, in una rete, Rai3, ormai stravolta nel palinsesto e irriconoscibile per i telespettatori”. Nonostante tutto il monologo è diventato virale, in modo forse molto più rapido e pervasivo che se non ne fosse stato ordinato l’annullamento. Scurati lo ha poi letto a Napoli, accolto dagli applausi, nel cortile d’onore di Palazzo Reale, in occasione della decima edizione della Repubblica delle Idee. “Quando un leader politico di tale carisma”, ha aggiunto lo scrittore, “come sicuramente è la presidente del Consiglio Meloni, che ha un seguito molto vasto, dentro il quale, vista anche la storia politica da cui proviene, c’è sicuramente qualche individuo non estraneo alla violenza… quando il capo punta il dito contro il nemico e i giornali, quando i ‘giornasquadristi’ fiancheggiatori del governo ti mettono sulle prime pagine, con il titolo sotto ‘l’uomo di m.’, allora ti disegnano un bersaglio intorno alla faccia. Poi magari qualcuno che mira a quel bersaglio c’è. Succede. È già successo.” La stessa Bortone ha letto integralmente il monologo, in apertura di puntata a Che Sarà. Gesto di sfida contro la Rai di Meloni che, si vocifera, potrebbe costarle un procedimento disciplinare. A giugno sulla trasmissione potrebbe cadere il sipario.

aggiornamento caso Scurati ore 13.43

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