di Wladymiro Wysocki (*)
Nel corso della giornata del 25 novembre abbiamo assistito impassibili al verificarsi di tre drammi nel lavoro, ormai una triste quotidianità nelle cronache dove non riusciamo a porre fine.
A Battipaglia, un operaio di 32 anni perde la vita schiacciato dalla ruota di un carrello elevatore mentre stava lavorando all’estrazione del pietrisco, nel bellunese perde la vita un operaio di 29 anni cadendo dal ponteggio con un volo di circa sei metri, a Milano un operaio di 38 anni riporta gravissime lesioni agli arti superiori durante le lavorazioni presso la Biblioteca Europea di informazione e cultura.
Sempre nella giornata di ieri perde la vita Angelo Rosalia, di anni 58, dopo giorni di agonia per le gravissime lesioni riportate a seguito di una caduta mentre stava caricando il camion con la legna.
Nel corso della giornata odierna, del 26 novembre, perde la vita un operaio mentre stava lavorando nella sostituzione delle finestre nel palazzo di giustizia di Potenza.
Drammi, incidenti, infortuni, morti, malattie professionali, gravissime lesioni, questo è quello che ogni giorno va di scena nel mondo del lavoro su tutto il nostro territorio.
Alcune fanno notizia, altre restano nel silenzio e nella indifferenza, siamo quasi abituati a leggere e ascoltare queste notizie.
Nella settima scorsa, alla fiera di Bologna si è svolto il 35° salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro presentato da Ambiente Lavoro, tanti stand, istituzioni, enti di formazione, associazioni, sigle sindacali tutte a trattare la materia della prevenzione.
Già, prevenzione.
Una parola che troppo spesso viene confusa con la mercificazione di attestati, di documenti, di certificazioni, di programmi e gestionali, libri, gadget, attrezzature, una parola che trascura la sensibilità, la partecipazione e l’obiettivo vero e unico della materia della sicurezza sul lavoro, ovvero, la tutela del lavoratore.
Il lavoratore è una figura che ancora oggi facciamo confusione a definire poiché andiamo dietro a troppe definizioni normative in luogo di puntare alla tutela della persona a prescindere della mansione, retribuzione, rapporto di lavoro.
Dobbiamo puntare a mettere ogni individuo, ogni persona che ruota attorno a un determinato contesto lavorativo nella condizione di lavorare secondo i principi del benessere lavorativo oltre che in sicurezza.
Rischio e pericolo sono argomenti trattati in tutti i corsi di formazione, quando questi vengono realmente fatti e non fittizi giusto per avere un certificato e raggirare i controlli, ma di questo poi poco o nulla resta nel mondo reale.
Ancora nessun lavoratore è realmente in grado di definire quando si trovi in un contesto a rischio per la sua salute, per la sua vita.
E allora ci si azzarda a fare il lavoro, ci si basa sulla esperienza pluriennale del lavoro, ma questa non basta.
Non basta mai!
Dobbiamo essere onesti e riconoscere che la strada intrapresa non è quella giusta, lo dimostrano i dati dell’INAIL siamo in netto aumento rispetto lo scorso anno.
Quindi cosa dobbiamo fare? Semplice, iniziamo a fare, si a fare realmente sicurezza, a fare realmente i corsi, a produrre documenti e procedure veritiere e che siano confrontati con i lavoratori.
Solo così possiamo cambiare rotta e ottenere risultati positivi.
Purtroppo la grave pecca è che non ci fermiamo a capire e pensare cosa voglia dire occuparsi di prevenzione sul lavoro.
La prevenzione è tutelare il lavoratore, garantire la sua incolumità, garantire la sua salute, garantire il suo ritorno a casa dai suoi cari e familiari.
A tal proposito venerdì 22 è stata la giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, altro tema fondamentale del quale troppo poco se ne parla, anche qui se non in condizioni di incidenti.
Il mondo scuola oggi ancora è in attesa della promulgazione della legge che riconosce la materia scolastica della sicurezza sul lavoro, stiamo vivendo un rimpallo, come se fosse una partita a tennis, tra camera e senato.
Ora si spera di essere arrivati alle battute finali.
Intanto la triste realtà è che mentre si continua a discutere nei tavoli istituzionali in una sorta di gara a chi riesce a portarsi a casa un provvedimento da spendere in campo politico o nei confronti dei propri tesserati, nel vero mondo del lavoro le persone continuano a morire.
I familiari gridano giustizia a ogni incidente, aspettano una sentenza, vivono nella speranza che fatti del genere non accadano mai più.
Purtroppo li stiamo deludendo ogni giorno.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
