Primo piano

Siria, la Russia e l’Iran perdono, ma Israele e i Paesi arabi sunniti non sono tranquilli

 

di Giuliano Longo

In Siria il regime di Assad è crollato senza colpo ferire, il suo esercito addestrato ed equipaggiato da Iran e Mosca si è liquefatto senza quasi opporre resistenza ai Ribelli.

In  Romania vengono annullate le elezioni presidenziali  per le influenze più o meno occulte di Mosca, per lo stesso motivo vengono rinviate le elezioni in Armenia, inGeorgiacontinuano i disordini dopo il voto che ha confermato il Governo in carica non ostile a Mosca.

In asia centrale dall’Azerbaigian Kazakistane altre repubbliche ex sovietiche è sempre più evidente l’influenza degli Sati Uniti e dell’Occidente.

Tutti fatti che nascono da contesti profondamente differenti, ma che hanno un unico filo conduttore, quello che fu definito ai tempi della Guerra Fredda  il Roll BackStatunitense ed occidentale  nei confronti della Russia che  rispondeva simmetricamente all’espansione o all’influenza globale di Mosca con misure di “contenimento”.

Ovviamente le condizioni storiche sono profondamente cambiate anche in funzione di un multipolarismoche vede come attori principali la Cina e in via subordinata l’India, e con la differenza che l’impero statunitense non è più globalmente così egemone.

L a Russia indubbiamente  ha aperto il vaso di Pandora con l’invasione ucraina più o meno giustificata, che ha alimentato la narrazione di un attacco alla democrazia occidentale e agitato lo spauracchio di una prossima invasione russa nel cuore d’Europa.

La stessa deterrenza nucleare e l’impiago di tecnologie e armi sempre più sofisticate è sempre più una esibizione muscolare  che non spegne il fuoco alimentato dalla amministrazioneBiden, e dalla aggressività, almeno a parole, di Putinche in Ucraina sta vincendo a caro prezzo.

Di qui la teoria del carciofo, di un America che lo sfoglia la Russia lentamente per contenere, e se possibile prostrare economicamente la Federazione   per poi rivolgere le sue attenzioni al più pericoloso dragone cinese.

Diciamo pure che la Russia nonostante la sua presenza militare ed economica in vari paesi, oltre alla Siria, Libia, l’Asia centrale e  Africa e oggi nel Caucaso, e influenzando  alcuni Paesi dell’est Europa, non è più sostenibile a lungo dal Cremlino.

Non solo perché l’immenso Paese è sostanzialmente povero di tecnologie (anche se ricco dirisorse naturali)e di popolazione, ma perché l’indifferenza sotanziale del popolo russo ad una guerra, poco considerata “Patriottica”, permarrà fino a quando   quei livelli decenti di vita ri-conquistati con Putin, non verranno seriamente compromessi.

E questa era la scommessa di Biden con tutta la sua potenza economico- finanziaria e militare che ha trainato i Paesi Nato e quasi tutti quelli occidentali oggi non tutti così compatii e decisi a prolungare un conflitto mentre lo stesso Zelensky, in difficoltà,  inizia a premere per una soluzione di armistizio, se non proprio di pace. .

Anche se  la vulgata putiniana sullo smembramento della sua Federazione   ha qualche fondamento considerando le velleità di alcuni Paesi del blocco occidentale, invece  ha ben poco a che fare con l’immediata realtà perché il vero rischio, in costanza di un prolungato roll back occidentale, è che la Russia divenga,  a lungo andare,  un vassallo della Cinaa tutti gli effetti.

Non è un caso che Trump vagheggi proprio di rompere questo fragile asse russo-cinese ponendo fine alla guerra d’Uucraina e dividendo in qualche modo i due Paesi, che non è stata proprio la strategia diBidenche ha scelto invece lo  scontro con Mosca,sino al suo definitivo indebolimento.

Lasciamo pure perdere la retorica della libertà dei popoli che nel Caucaso e in alcuni paesi ex sovietici dell’est sono incerti sui rapporti con Mosca, ma guardando ai fatti Putin non può reggere su tutti questi fronti come si è dimostrato in Siria nonostante la sua forza militare che ha tenuto in piedi Assad e il suo regime.

Una  Russia che oggi sta già trattando con i ribelli per il mantenimento almeno della sue due importanti basi militari seree navali,subendo la stessa  umiliazione di Biden con il USA ritiro dall’Afghanistane l’abbandono di prezioso materiale bellico oggi in mano ai Talebani.

Sconfitto anche l’Iranche oggi vede tagliate le sue vie di comunicazione e rifornimento agli Hezbollah in Libano e una irrimediabile ferita a quell’”asse della resistenza”contro Israele che andava dagli Houti nello Yemen, all’Iraq sciita, passando per la Siria e il sud del Libano, indebolimento che probabilmente indurrà Teheran ad accelerare i suoi progetti nucleari.

Per inciso ricordiamo, ma la storia in genere non si ripete, che la guerra russa in Afghanistan, di intensità e perdite umane ben minore rispetto al conflitto ucraino, contribuì non poco alla dissoluzione della Unione Sovietica.

Una sconfitta che ostacola i disegno di Putin di ristabilire aree di influenza come ai tempi dell’Urss, ma paradossalmente gli consente anche di concentrare le sue forse sull’Ucraina e prolungare al guerra almeno per tutto il prossimo anno.

Quanto ai vincitori, un cocktail di  milizie Jiadiste e islamistevolontari  uiguri   dalla Cinae dalle repubbliche asiatiche e caucasiche  della Russia, oltre a forze militari obbedienti ad Ankara e milizie curde al nord della Sirie, non sembrano per ora offrire grande stabilità al Paese che hanno liberato, ma comunque stretto dall’indigenza.

Vince anche Israele che vede indebolite (quasi sconfitte?) le milizia sciite a sud del Libano e può proseguire tranquillamente la “pulizia”per un nuovo assetto nella striscia di Gaza. Ciò non toglie che Tel Aviv  abbia comunciato ad ammassare preventivamente truppe ai confini della Sira sulle colline del Golan. Si sa mai.

Anche i Paesi Arabi, la Giordania e del Golfo,  nonostante la loro pluridecennale ostilità al regime di Assad e all’Iran, sono guardinghi verso quella componente islamista, ex Isis, che a parole dichiara la sua metamorfosi moderata, ma di fatto dovrà soddisfare la sete di potere dei suoi adepti, che difficilmente possono essere definiti sinceri democratici.

Soddisfazione di Biden a Washingtonche ha definito la caduta di Hassad “un atto di giustizia”come se lui ne reggesse la bilancia. Trump lascia parlare l’ormai poco credibile vecchio Joe e  annuncia chiaramente di non volersi impicciare delle vicende siriane. Lui ha ben altro da pensare se andrà alla guerra conomica con la Cina schiacciando l’Europa o sfogliandola, appunto come un carciofo, Stato per Stato.

Ma alla fine il vero vincitore èErdogan  padrone di fatto di quasi tutta la Siria come è sempre stato nei suoi disegni.  Giocando su molti tavoli,  come suo costume, può assicurare alla Russia sulle sue basi e all’Occidente e ai Paesi arabi timorosi dell’affermazione salafita , che terrà tutto controllo.

Semmai pagheranno la sua pax i Curdi del Nord Iraqma soprattutto nel nord della Siria considerati per lui i veri terroristi.

Ornando a Mosca, già la stampa russa che per tradizione non ama la Turchia, comincia ad puntare il dito contro Erdogan “il traditore”con scarse possibilità che Recip possa assurgere al tanto agognato ruolo di “mediatore” fra Zelensky e Putin.

Anzi, l’autorevole quotidiano governativo  Pravdagià prevede “che  le conseguenze per la Turchia saranno estremamente negative. Il crollo della Siria e l’arrivo degli islamisti nei territori cristiani provocheranno un massiccio flusso di profughi verso l’Europa, che, come prima, fuggiranno attraverso la Turchia”. Mentre ritiene (o si augura?)  che i curdi si rafforzeranno non avendo  più bisogno di far parte della Siria, come volevano Damasco e Mosca.

E qui sta la  zeppa di Putin  all’amico Erdoganperché secondo la Pravda  “ i curdi hanno la possibilità di creare un Grande Kurdistan, il che significa l’indebolimento della Turchia a causa del fattore curdo e il suo imminente collasso”. Previsione catastrofica, ma che sotto sotto indica che Mosca sta virando verso la causa curda già sostenuta da Washington.

La guerra in Siria è appena cominciata.

aggiornamento la crisi mediorientale ore 11.13

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