“I social media, il digitale, la tecnologia non sono problemi in sé. Sono sintomi di problemi molto più vasti, che non riusciamo a comprendere o che probabilmente non vogliamo guardare. Gli strumenti tecnologici amplificano fragilità esistenti, ne creano di nuove e le estremizzano. È il motivo per il quale il Governo sta lavorando per individuare i meccanismi più efficaci per intervenire. L’obiettivo non è introdurre divieti facilmente aggirabili, ma offrire alternative di protezione e sicurezza e creare, quanto possibile, ecosistemi digitali sicuri e protetti. Sono diverse le opzioni allo studio, e il Governo farà tesoro delle proposte e dei suggerimenti che emergeranno anche nella giornata di oggi. Perché il nostro scopo è costruire una società più attenta alle esigenze dei bambini e dei ragazzi, e iniziative come questa sono molto utili per individuare le migliori soluzioni”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel messaggio inviato al ‘Festival nazionale dell’Ascolto dei Minori’, evento promosso a Roma dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in occasione della seconda Giornata nazionale dell’Ascolto dei Minori.
Social e AI nascondono pericolose insidie, nessuno è immune
“Il digitale, i social, l’intelligenza artificiale, ormai pervasiva e diffusa praticamente in ogni strumento tecnologico, ci offrono grandi opportunità, ma nascondono pericolose insidie che impattano su tutti. Adulti, ragazzi, bambini. Nessuno è immune, e sbaglia chi sostiene che le conseguenze negative del digitale o dei social siano un problema che tocca solo i più giovani. Riguarda tutti, ogni fascia d’età. È una consapevolezza che impone un’assunzione di responsabilità, che ricade prima di tutto sulle spalle di chi dovrebbe avere maggiori ‘strumenti’ e ‘anticorpi’ per difendersi da quelle insidie. Cioè, noi adulti. E parlo di ‘noi’ perché, come mamma e come Presidente del Consiglio, mi sento la prima ad essere chiamata in causa. La prima a capire che il mondo degli adulti non sta facendo abbastanza per proteggere i bambini e i ragazzi. La prima ad essere consapevole che serve uno scatto in avanti, per dare alle giovani generazioni quelle risposte che cercano di trovare nella dipendenza dai social media, dal digitale, dalla tecnologia. La dimensione digitale è diventata parte integrante della vita di tutti noi – sottolinea la premier -. Siamo immersi in una realtà profondamente diversa da quella in cui eravamo abituati a vivere fino a pochi anni fa. E se gli adulti riescono ancora, pur a fatica, a cogliere la differenza tra vita online e vita offline, questo non vale per i più giovani, che sono nati e cresciuti in un mondo nel quale le due dimensioni sono molto spesso inscindibili e coincidenti. Le relazioni reali lasciano troppo spesso il passo a quelle virtuali. Tendiamo sempre di più a preferire la velocità e la comodità dello smartphone alla lentezza e alla fatica di un incontro fisico. E il capo chino sullo schermo per chattare o scorrere per ore la timeline di un social ci distrae dalla persona che abbiamo vicino e che potremmo guardare negli occhi. Questa nuova ‘normalità’ ci ha disabituato all’ascolto, alla relazione, al confronto”.
Ascoltare bisogni più giovani presupposto per società migliore
“Questo Festival nasce dalla consapevolezza che il diritto all’ascolto dei bambini e dei ragazzi, in ogni fase della loro crescita, non è un principio astratto, ma un impegno concreto che il Governo ha deciso di portare avanti, in coerenza con quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Perché ascoltare i bisogni e le speranze dei più giovani è il presupposto per affrontare i problemi e costruire una società migliore. In un tempo segnato dalla velocità e da relazioni sempre più fragili, riscoprire il valore profondo dell’ascolto è una sfida che riguarda tutti: Istituzioni, scuola, famiglie, associazioni, comunità educante, mondo accademico. Ed è ancora più urgente farlo oggi – sottolinea la premier -, in un’epoca nella quale emergono tra i più giovani fragilità inedite, spesso segnate da solitudine, disorientamento, difficoltà a costruire relazioni autentiche e a discernere il reale dal virtuale”. “Vogliamo continuare a creare le condizioni affinché ciascuno possa sentirsi visto, riconosciuto, sostenuto e valorizzato. E questo passa, necessariamente, dall’ascolto. Ascoltare i nostri figli, i nostri giovani, i nostri ragazzi è tutt’altro che facile. Essere al loro fianco richiede tempo, fatica, dedizione. Guardarli negli occhi vuol dire mettersi in gioco e sfidare sé stessi. È una sfida impegnativa, che chiama in causa prima di tutto noi adulti. Perché, come ci ha insegnato San Giovanni Bosco, ‘non basta amare i giovani: occorre che loro si accorgano di essere amati’. E l’ascolto, lo sguardo, l’attenzione sono i primi passi per dimostrare questo amore. Sono certa che questo Festival rappresenterà un’occasione importante per rafforzare il nostro impegno comune, affinché il diritto all’ascolto diventi una cultura condivisa nella vita di ogni minore. Il Governo non si tirerà indietro e farà la propria parte, fino in fondo, perché è da sfide come questa che passa il futuro dell’Italia”, conclude la premier.
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