La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inferto un duro colpo alla strategia commerciale del presidente Donald Trump, stabilendo che i dazi da lui emessi sono illegali ai sensi dell’International Economic Emergency Powers Act.
Con 6 voti favorevoli e 3 contrari per una Corte che fu nominata dallo stesso Tump durante il suo primo mandato presidenziale (2017-2021) il Presidente della Corte Suprema John Roberts, la Corte ha affermato che il Congresso detiene da solo il potere di imporre tasse in quasi tutte le circostanze.
L’argomentazione dell’amministrazione Trump secondo cui i deficit commerciali e le importazioni illegali di droga le avrebbero conferito il potere di emergenza di imporre dazi secondo la Corte non era giustificata perché i dazi riguardano tasse sui beni importati.
L’amministrazione Trump aveva sostenuto che una disposizione della legge, nota come IEEPA, che autorizzava il potere esecutivo a “regolamentare” le importazioni, conferiva al presidente il potere di imporre tariffe.
“Sulla base di due parole separate da altre 16 – comprese nella legge ‘regolamentare’ e ‘importazione’ – il Presidente rivendica il potere indipendente di imporre dazi sulle importazioni da qualsiasi Paese, di qualsiasi prodotto, in qualsiasi momento e per qualsiasi periodo di tempo”, ha scritto il presidente della corte Roberts. “Queste parole non possono reggere un tale peso”.
I giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Neil Gorsuch, Amy Coney Barrett e Ketanji Brown Jackson si sono uniti all’opinione di Roberts, mentre giudici Clarence Thomas e Brett Kavanaugh hanno presentato pareri dissenzienti.
Il dissenso di Kavanaugh ha accettato l’interpretazione della legge da parte dell’amministrazione e ha affermato che non era compito dei giudici decidere una questione politica che aveva generato un dibattito politicamente e internazionalmente in corso.
“L’unica questione giuridica qui è se, secondo L’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), i dazi siano un mezzo per ‘regolare… le importazioni’ aggiungendo “Il testo legislativo, la storia e i precedenti dimostrano che la risposta è chiaramente sì: come le quote e gli embarghi, i dazi sono uno strumento tradizionale e comune per regolamentare le importazioni”.
I giudici avevano già ascoltato all’inizio di novembre il primo caso importante del secondo mandato di Trump che aveva ottenuto l’udienza del Corte porre la sua decisione.
Le piccole imprese e i procuratori generali degli stati governati dai Democratici hanno guidato le azioni legali contro i dazi e sostenuto che Trump avrebbe usurpato il potere impositivo, che spetta al Congresso come previsto dall’Articolo 1 della Costituzione.
Tra i procuratori generali degli Stati che hanno intentato causa figurano quelli dell’Arizona, del Colorado, del Maine, del Minnesota, del Nevada, del New Mexico e dell’Oregon. Due produttori di giocattoli con sede nell’Illinois, che realizzano principalmente prodotti in Asia, hanno presentato un ricorso separato.
Il 5 novembre, per quasi tre ore, i giudici hanno analizzato il contenuto dell’International Economic Emergency, una legge sanzionatoria degli anni ’70 che Trump ha invocato già durante il primo anno del suo mandato in una serie di dichiarazioni e proclami di emergenza che hanno innescato tasse di importazione su beni provenienti da quasi tutti i paesi.
Il caso di alto profilo ha attirato in tribunale funzionari del governo, tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha lavorato fianco a fianco con il segretario al Commercio Howard Lutnick e il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer.
Erano presenti anche membri del Congresso. Tra le file affollate c’erano il Presidente della Commissione per i Modi e i Mezzi della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Jason Smith, Repubblicano del Missouri, il Senatore Mike Lee, Repubblicano dello Utah, e i senatori democratici Amy Klobuchar del Minnesota ed Ed Markey del Massachusetts.
Trump ha iniziato a imporre tariffe ai sensi dell’IEEPA tramite un ordine esecutivo a febbraio e marzo sui prodotti provenienti da Cina, Canada e Messico, dichiarando i paesi responsabili del contrabbando illegale di fentanyl negli Stati Uniti.
Poi ha intensificato i dazi di emergenza il 2 aprile, giorno che ha definito “giorno della liberazione”, dichiarando gli squilibri commerciali come un’emergenza nazionale. Oltre a una nuova tariffa globale di base del 10%, Trump ha annunciato ingenti dazi aggiuntivi sui prodotti provenienti da paesi che esportano negli Stati Uniti più beni di quanti ne importino dai fornitori statunitensi.
I calcoli della Casa Bianca avevano sconcertato la finanza e gli economisti internazionali poiché l’amministrazione ha proposto dazi elevati sui partner commerciali più stretti, tra cui il 20% sui prodotti provenienti dall’Unione Europea, il 25% sulla Corea del Sud, il 32% su Taiwan e il 46% sul Vietnam.
Inspiegabilmente ha anche annunciato dazi del 50% sui beni provenienti dal Lesotho, una nazione africana senza sbocco sul mare di 11.000 miglia quadrate, e del 10% sulle isole Heard e McDonald, abitate solo da pinguini e foche.
Sul piano politico ed economico, tuttavia, le conseguenze della sentenza potrebbero essere rilevanti.
Se, ad esempio, un’intesa con Bruxelles fosse stata raggiunta sotto la pressione di misure tariffarie ora dichiarate illegittime, l’Unione europea potrebbe sostenere che sono venute meno le condizioni che avevano favorito il compromesso.
In tal caso, l’accordo resterebbe formalmente valido, ma potrebbe essere rimesso in discussione. La sentenza è stata accolta con gioia dai democratici,
Secondo la stampa americana, Trump è stato informato della decisione della Corte Suprema durante un incontro con un gruppo bipartisan di governatori e ha definito la sentenza una “vergogna”, precisando di avere un piano di riserva per portare avanti la sua agenda.
Intanto il dollaro si è leggermente indebolito sull’euro e la sterlina., ma molti concordano che dato il noto entusiasmo del presidente per i dazi come strumento di negoziazione, è improbabile che assisteremo a un grande cambiamento di politica da parte della Casa Bianca.
. Inoltre non è ancora chiaro cosa accadrà in termini di rimborsi per i dazi già pagati dagli importatori statunitensi. Quindi, se da un lato la sentenza fornisce la certezza che il presidente non possa far ricorso allo LEEPA per imporre i dazi che desidera, dall’altro l’incertezza non è cancellata.
Secondo il Financial Times una sentenza negativa era “ampiamente prevista”, ma “crea ulteriore incertezza mentre l’amministrazione Usa cerca di ripristinare le tariffe”.
Diversi operatori finanziari concordano: “Trump ha avuto parecchio tempo per elaborare un piano e ora tenterà di trovare un modo per aggirare il problema”.
. L’effetto tuttavia è potenzialmente devastante perché sottrae a Trump il suo strumento privilegiato non solo di politica economica, ma anche di politica estera più in generale, ovvero il mezzo con cui esercitare pressioni sugli interlocutori, anche su dossier diversi da quello strettamente commerciale.
Perché ora numerosi gruppi economici chiederanno di essere risarciti per i costi che hanno dovuto subire a causa dei dazi. E, infine, perché acuisce uno scontro istituzionale e costituzionale, evidenziando una volta di più la capacità del potere giudiziario di contrapporsi alle iniziative dell’Esecutivo, al suo sistematico utilizzo di legislazione emergenziale nel creare, di fatto, uno stato di eccezione ormai quasi permanente”.
Red
