Esteri

Strage di migranti al largo delle coste libiche. I soccorritori: “Navigavamo in un mare di cadaveri”

TOPSHOT - A deflated rubber boat in seen at the sea, after the Libyan Coast Guard intercepted migrants aboard, some 25 nautical miles off the Libyan coast on May 8, 2018. - Italy's coast guard granted authorization for 105 migrants rescued at sea by a Spanish NGO Open Arms to transfer to the Aquarius after nearly two days of diplomatic standoff. Rome decided on May 7 evening to allow 105 migrants to land in Italy following an ordeal that saw them kept at sea while the Italians and British stalled on a decision. (Photo by LOUISA GOULIAMAKI / AFP) (Photo credit should read LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Oltre 100 migranti sono annegati al largo della Libia. La denuncia su quello che è accaduto al largo delle coste libiche arriva da Francesco Creazzo di Sos Mediterranee che ricostruisce la tragica giornata di giovedì, quando Alarm Phone ha lanciato l’allerta “alle autorità e alla Ocean Viking” su tre barche in pericolo: una con 40 persone, “mai rintracciata”, e due gommoni con a bordo tra le 100 e le 120 persone ciascuno. Solo uno di questi scafi ha fatto marcia indietro per riapprodare lungo le coste libiche e si tratta di quello con 100 migranti a bordo, per gli altri due nessuna speranza, viste le condizioni del mare. La Guardia Costiera libica si è rifiutata di uscire in mare, e solo alcune navi commerciali hanno tentato di raggiungere l’area dei due disastri.  Drammatica la testimonianza di Alessandro Porro di Sos Mediterraneè: “Navigare in un mare di cadaveri”, ecco cosa significa arrivare quando non c’è più nulla da fare, quando “impotenti”, non si può far altro che stare in silenzio”. Nel diario di bordo pubblicato on line dall’organizzazione umanitaria,  Porro annota quello che ha visto, “i nostri 120 morti, o 130”, scrive, una pugnalata all’indifferenza dei numeri, con quell’aggettivo “nostri” che non si vuol vedere. “Da oltre 24 ore – racconta Alessandro Porro – la Ocean Viking stava inseguendo dei destini nel mare, quelli di due imbarcazioni in difficoltà, molto lontane fra di loro. Della prima non abbiamo trovato alcuna traccia, possiamo solo sperare che sia rientrata a terra o comunque giunta in salvo. La seconda è stata rincorsa attraverso una bufera, in una notte con onde alte sei metri. Non ho difficoltà ad ammetterlo, ho passato qualche ora in bagno a vomitare. Non sono bastati la prometazina, il dimenidrinato, metà degli ultimi tre anni passati in mare. Ero esausto, disidratato, a fatica sono tornato nel letto, ed ero protetto da una signora delle acque che pesa migliaia di tonnellate. Colpi secchi sulla chiglia, oggetti rovesciati nelle cabine”. E “fuori, da qualche parte in quelle stesse onde, un gommone con 120 persone. O 100, o 130. Non lo sapremo mai, perchè sono tutte morte. All’alba abbiamo cercato ancora, assieme a tre mercantili, senza coordinamento né aiuto da parte degli Stati. Fosse cascato un aereo di linea ci sarebbero state le marine di mezza Europa, ma erano solo migranti, concime del cimitero mediterraneo, per i quali è inutile correre, e infatti siamo rimasti soli”. Poi qualcosa i soccorritori hanno avvistato. Del gommone, come mostra una foto pubblicata, restano due tubolari strappati. Le persone a bordo non ci sono più: “Nel pomeriggio la nave My Rose ha avvistato il gommone, ci siamo avvicinati ed è stato navigare in un mare di cadaveri. Letteralmente. Del natante restava poco, delle persone neanche il nome. Impotenti, abbiamo fatto un minuto di silenzio, a riecheggiare sulle terre degli uomini. Le cose devono cambiare, le persone sapere”.

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