di Giuliano Longo
Benché qualche media abbia continuato a sostenere che l’attacco missilistico russo effettuato il 3 settembre a Poltava (Ucraina Orientale) avesse colpito obiettivi civili, riportando con commozione le lacrime delle signora Olena Zelenska, non ci sono dubbi sul fatto che due missili russi Kinzhal o Iskander, abbiano colpito e distrutto un Centro di Formazione interforze delle forze armate ucraine (Nella foto).
Blogger militari russi e alcuni osservatori occidentali indipendenti hanno riferito che la struttura ospitava un centro di addestramento per la guerra elettronica. Secondo il ministero della Difesa russo nel centro di Poltava “istruttori stranieri stavano addestrando specialisti di guerra elettronica di tutte le formazioni e unità militari delle forze armate ucraine, oltre agli operatori di veicoli aerei senza pilota coinvolti negli attacchi alle strutture civili sul territorio russo”.
Anche le forze armate ucraine hanno confermato che l’obiettivo colpito era militare; “decine di morti e centinaia di feriti: abbiamo perso i nostri coraggiosi ucraini, i nostri fratelli e sorelle, i soldati” aggiungendo che ci sarà un’indagine per accertare i livelli di protezione del centro per “la vita e la salute dei soldati”che si trovavano nell’istituto. Fonti ucraine riferivano il bilancio ancora provvisorio di 55 morti e 328 feriti.
Secondo l’agenzia russa di Stato, TASS, l’obiettivo era proprio l’istituto, “usato per formare gli specialisti di radar e guerra elettronica” delle forze ucraine. La pubblicazione moscovita Reporter riferiva anche che l’esplosione aveva eliminato, oltre ai militari ucraini, diversi istruttori e specialisti militari svedesi.
La pubblicazione specifica che “istruttori” svedesi stavano addestrando il personale di Kiev all’impiego degli strumenti imbarcati sui due velivoli-radar Saab 340 AEW&C. Velivoli che il 29 maggio la Svezia annunciava di voler fornire all’Aeronautica Ucraina nell’ambito del 16° pacchetto di aiuti militari forniti da Stoccolma.
Non è chiaro se gli istruttori fossero in uniforme, contractors o dipendenti di aziende svedesi del settore Difesa, ma l’agenzia russa Sputnik (oscurata in Europa) ha riferito che l’attacco ha causato la morte o il ferimento di circa 500 specialisti militari, tra cui membri delle forze armate ucraine e della Guardia Nazionale, specialisti in comunicazioni, operatori di sistemi di guerra elettronica e intelligence, operatori di droni, oltre a mercenari stranieri provenienti da Polonia, Francia, Germania e Svezia.
Che combattenti anche di Paesi NATo siano presenti in Ucraina non è una novità. Già alcuni mesi fa si levarono le vibrate proteste di Parigi per l’eliminazione di 50 “volontari” francesi nel corso di un attacco russo. a stranieri a Konstantinovka.
Ma pare proprio che i russi non demordano L’agenzia ANSA, citando fonti non meglio precisate, riporta che 250 mercenari stranieri tra cui 70 specialisti in difesa aerea francesi e rumeni sono stati uccisi il 4 settembre durante un attacco a Krivoy Rog. E ancora la TASS riferisce che 50 soldati, fra i quali 19 mercenari provenienti dal Regno Unito sono rimasti uccisi il 2 settembre nel corso di un raid su un hotel di Zaporizhia che li ospitava.
Per quanto riguarda Poltava non si registrano conferme ufficiali su morti e feriti da parte della UE, della NATO e da Stoccolma, certa è invece la notizia delle dimissioni, del ministro degli Esteri svedese Tobias Billstrom, annunciate il 4 settembre, il giorno successivo all’attacco russo a Poltava.
“Ho solo 50 anni e spero di poter contribuire e lavorare sodo in altri contesti“,ha dichiarato l’ex ministro senza fornire alcuna spiegazione alla rinuncia a una carriera politica a cui si dedicava da 25 anni.
Billstrom è stato uno sostenitori più tenci dell’adesione della Svezia alla NATO. “Ci siamo lasciati alle spalle più di 200 anni di non allineamento e questo non sarebbe stato possibile senza il duro lavoro svolto dal governo e dal ministero degli Esteri“, ha dichiarato nella sua nota di commiato su X. Ma fu lo stesso Billstrom che nel luglio scorso aveva ribadito l’offerta a Kiev di aerei da combattimento svedesi JAS-39 Gripen.
Non si dissipano quindi i dubbi che quelle dimissioni possano essere legati alla strage di Poltava, dimissioni peraltro annunciate a ridosso della purga di Zelrnsky con il siluramento del suo ministro degli esteri Kuleba e dopo il siluramento del suo capo dell’aeronautica militare seguito al misteriso incidente che ha distrutto uno dei 6 o 7 F-16, messi a disposizione di Kiev da Paesi dell’Alleanza.
Sommando eventi noti e occultati è comunque probabile si debbano registrare in alcune migliaia i caduti europei, americani e di altre nazionalità inviati in Ucraina come volontari, mercenari, contractors o consiglieri militari.
A metà marzo il ministero della Difesa Russo annunciava l’uccisione 5 .962 “mercenari” stranieri sui 13.287 arrivati in Ucraina. Il bilancio aggiornato, ripreso dall’agenzia TASS specificava tra i caduti 1.497 polacchi su 2.960, il contingente più numeroso. Seguivano i georgiani con 561 caduti su 1.042, 491 statunitensi su 1.113, 422 dei 1.005 combattenti canadesi, 360 degli 822 britannici, 147 dei 356 francesi e 33 dei 90 italiani presenti.
L’elenco proseguiva con i 784 “mercenari” rumeni di cui 349 uccisi la Croazia 335 arrivati e 152 uccisi; Germania 88 caduti su 235; Colombia 217 morti su 430; Brasile sono giunti 268 combattenti di cui 136 caduti. Tra i paesi africani la Nigeria 97 (47 dei quali uccisi) seguita dall’Algeria (28 morti si 60 arruolati) mentre 25 australiani sono stati uccisi sui 60 giunti in Ucraina insieme ai 6 dei 7 neozelandesi.
Numeri non sono verificabili da fonti neutrali, ma senza che quasi nessuna nazione occidentale ha fornito informazioni sui propri “volontari”, salvo qualche sporadico accenno di Polonia e Repubblica Ceca.
Occorre comunque distinguere tra i combattenti volontari della Legione Internazionale e istruttori, consiglieri militari o contractors impiegati per soli compiti di formazione e addestramento. Per i governi europei le vittime tra questi ultimi hanno un peso maggiore anche in termini politici poiché si tratta di personale inviato in Ucraina a supporto di programmi governativi nell’ambito delle forniture militari a Kiev.
L’attacco missilistico a Poltava è avvenuto appena quattro giorni dopo il Consiglio informale dei ministri degli Esteri a Bruxelles nel corso del quale Josep Borrell, ha spronato i partner della UE ad inviare istruttori militari in Ucraina per rendere più veloce l’addestramento delle reclute ucraine, oggi addestrate in diverse nazioni europee.
L’ipotesi era da tempo caldeggiata da Macron che, già nei mesi scorsi, aveva annunciato l’intenzione di inviare propri istruttori a Kiev, sollevò polemiche in Francia e in Europa, ma il solerte sostegno di Lettonia, Estonia, lituania e Polonia, l’unicain grado di fornire un effettivo
Mentre altri Paesi, fra i quali la Germania e l’Italia, temono che questa iniziativa possa aumentare le tensioni con la Russia, mettendo in pericolo la vita degli istruttori che diverrebbero “obiettivi legittimi”dei bombardamenti russi, come in pratica starebbe già avvenendo.
“È altamente probabile che una presenza militare dell’Ue sul suolo ucraino verrebbe percepita dalla Russia come una provocazione”,evidenziava un documento dell’EEAS, precisando che non sarebbe fattibile proteggere gli istruttori militari europei inviati, come dimostrato proprio dall’attacco a Poltava.
Dopo l’attacco russo a Poltava è chiaro che i Paesi NATO potrebbero trovarsi nella condizione di dover giustificare alla propria opinione pubblica i caduti nel conflitto, e difficilmente saranno in grado di uscire dalle spesse nebbie “della riservatezza” in merito alle presenze di non meglio specificati contractors, volontari, tecnici e consulenti.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore14.40
