Esteri

Summit Trump-Xi: cosa dicono Pechino, Washington, Tokyo, Mosca e Bruxelles

di Giuliano Longo (*)

Il summit tra Donald Trump e Xi Jinping si chiude con aspettative basse e poste in gioco alte. La lettura che ne danno le agenzie di stampa cinesi, americane, russe, giapponesi ed europee mostra un mondo già diviso in blocchi, dove l’incontro serve più a gestire il rischio che a cambiare la rotta.

 

La linea di Pechino: dialogo, ma senza cedere

 

In estrema sintesi si può affermare che Xi mantiene il tono istituzionale presentando il summit come canale per “gestire le differenze e stabilizzare le relazioni bilaterali”. La parola chiave nelle dichiarazioni dei due leader è “rispetto reciproco”.

Pechino ribadisce che per quanto riguarda Taiwan – sovranità e sicurezza interna – non c’è spazio di negoziato. Il messaggio ai mercati e ai diplomatici è chiaro: la Cina è disponibile a cooperare sul commercio, realizzando un clima di stabilità finanziaria, ma la responsabilità di evitare l’escalation è di Washington che per ora sceglie una linea di attendismo.

 

Il Global Times – autorevole pubblicazione cinese – sposta il tono su un registro più nazionalista. L’incontro viene letto come tentativo USA di recuperare l’iniziativa dopo il fallimento della pressione tariffaria e del contenimento tecnologico su Pechino.

Gli editoriali sottolineano che la Cina ha diversificato le proprie catene di approvvigionamento e ha rafforzato i legami con BRICS+ e Sud Globale quindi, scrive, Pechino non ha bisogno di fare concessioni su questioni di principio.

 

Al contrario la richiesta a Trump è semplice: togliere le sanzioni e smettere di usare Taiwan come leva. Il risultato atteso dall’irrigidimento delle posizioni è un congelamento delle posizioni, ma non la svolta che probabilmente Trump si attendeva..

 

Per la stampa americana un riavvicinamento politico, ma uno stallo economico

 

Il New York Times analizza il summit come una operazione politica per entrambe i leader “ad usum” della politica interna , che vogliono dare l’immagine della loro capacità di “controllo” globale”. .

Per Trump si tratta di mostrare un risultato concreto prima delle elezioni di medio termine. Di novembre il cui esito risula molto incerto per I Repubblicani

Xi invece vuole di evitare che il confronto economico degeneri in crisi militare. Quindi I veri temi tattati sono stati I dazi USA ancora attivi, le restrizioni all’export di semiconduttori avanzati, gli equlibri militari nel Pacifico e la questione Taiwan. Ne risulta un accordo limitato su commercio e meccanismi di prevenzione dei possibili incidenti, senza tuttavia affrontare il tema della competizione tecnologica fra I due Paese.

 

Il Wall Street Journal si concentra sull’impatto economico spiegando che I mercati finanziari sperano in un allentamento tariffario, ma lo stallo resta sulla tecnologia avanzata.

Le aziende americane chiedono chiarezza normativa: continuare a tagliare la Cina fuori dalla tecnologia dei semiconduttori più avanzati, significa ridisegnare le supply chain globali con costi alti.

Iinoltre il WSJ nota che l’amministrazione USA non ha ancora deciso se usare il summit per una tregua temporanea o per alzare ulteriormente la posta. Per ora, la linea dominante resta un “disaccoppiamento selettivo” fra Cina e USA che comunque non lascia sperare in una svolta strategica. .

 

Giappone e Russia: sicurezza e blocco alternativo  

 

Il Nikkei – l’ indice della borsa di Tokio – guarda al summit con preoccupazione. Tokyo teme che Washington faccia concessioni su Taiwan o sulla presenza militare regionale per ottenere qualcosa sul commercio.

Di conseguenza il messaggio del Giappone agli Stati Uniti è esplicito: consultare gli alleati prima di chiudere intese che toccano la deterrenza in Asia. Per il Giappone, la stabilità dello Stretto di Taiwan vale più di qualsiasi accordo su acciaio o auto elettriche o altro.

 

L’agenzia di stato russa TASS, invece minimizza I risultati del summit che viene descritto come un tardivo tentativo americano di dividere Russia e Cina.

Secondo gli analisti di Mosca il partenariato Mosca-Pechino è strutturale poichè coinvolge energia, finanza alternativa allo SWIFT, – il codice bancario internazionale ma anche la cooperazione militare sino russa e il coordinamento dei BRICS+.

L’idea che un incontro Trump-Xi possa scalfire questa architettura è definita irrealistica poichè il mondo è già passato a un sistema multipolare che Washington non riconosce ufficialmente anche se lo sta solo accettando lentamente.

 

L’Europa spettatrice preoccupata  

 

Il Financial Times mette l’accento sul rischio commerciale per l’UE. Se USA e Cina chiudono un’intesa separata, Bruxelles rischia di subire l’eccesso di capacità industriale cinese su auto elettriche, acciaio e pannelli solari. ecc.

Di conseguenza senza un coordinamento transatlantico, l’Europa rischia di rimanere esposta a dazi, dumping e ritorsioni, diventando un terreno di sconto per le tensioni tra le due superpotenze.

 

Politico EU allarga il quadro al rischio che l’UE passi da “soggetto a oggetto” della trattativa fra le due superpotenze . Se Washington e Pechino trovano un’intesa, anche temporanea, Bruxelles perde influenza sia sul commercio globale che sull’Ucraina.

Il commento sottolinea la mancanza di una posizione europea unitaria sulla dipendenza strategica dagli USA per la sua sicurezza., quindi, nella sostanza l’Europa può solo reagire, ma non impostare il gioco globale che è nelle mani della Cina e degli Stati Uniti.

 

I tre veri nodi del summit  

 

Il primo è sicuramente Taiwan che rappresenta la linea rossa invalicabile per Pechino posizione per la quale non si registra alcuna apertura, se mai una fragile attesa.

Gli USA ribadiscono la loro politica di “ambiguità strategica”, ma la Cina legge ogni dichiarazione come test delle reali intenzioni

. E XI è stato molto chiaro sull’invio di batterie missilistiche all’isola per un importo di 14 miliardi di Dollari. Non è un caso che Trump l’abbia confermato, ma senza specificarne I tempi di consegna,

L’atro nodo riguarda la Tecnologia e il commercio con una possibile tregua tariffaria limitata, ma senza alcuno sbocco sulla esportazione in Cina dei chip avanzati per I quali – sia detto per inciso – Taiwan è un leader mondiale. dopo gli Stati Uniti.

Un nodo strategico questo che passa per la competizione sull’Intelligenza Artificiale e quindi l’industria del futuro.

 

Infine la questione del conflitto fra Russia e Ucraina per il quale Washington preme su Pechino per ridurre il suo supporto a Mosca, mentre la Cina risponde chiedendo neutralità e criticando le sanzioni unilaterali nei confronti di Mosca, come affermano I russi su questo tema non c’è margine per un cambio della posizione cinese.

 

I segnali dei mercati asiatici

 

Stamane hanno aperto tutte in rosso in rosso, con vendite diffuse su tech e semiconduttori. Con il Nikkei sotto di quasi il 2% quasi come – con qualche decimale in meno – la borsa di Hong Kong segiite da Shangai e Taiwan che all’apertura delle borse viaggiavano con poco piùdi un punto in meno. Rispetto alla borsa di Tokyo.

Un andamento non catastrofico ma significativo con il calo più forte sui semiconduttori. Un indicatore che in pratica sta “prezzando” il rischio che il summit non sblocchi le restrizioni USA sui chip avanzati.

Dato positivo – che forse intuisce la possibilità di tregua con l’Iran e lo sblocco dello stretto di Hormuz – sono le quotazioni del petrolio che in assenza del crollo dei futures USA, resta stabile a Shangai e Singapore.

 

 

Conclusione 

 

Nessuno si aspetta un accordo storico. Il summit serve a entrambi per evitare incidenti, dare un segnale ai mercati e fissare le linee rosse.

Pechino vuole tempo e stabilità per la sua transizione economica.

Washington vuole un risultato visibile senza perdere terreno nella competizione tecnologica. Giappone e UE guardano con ansia da fuori e Mosca osserva da propria posizione di forza, convinta che il l’allenza strategica con la Cina tenga.

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

Related posts

Gran Bretagna come a gennaio. Boom di contagi e ricoveri ospedalieri

Redazione Ore 12

  Filo Spinato – L’ analisi della “operazione militare speciale” dell’Azerbaigian contro l’Armenia

Redazione Ore 12

Migranti tra i fili spinati al confine tra Polonia e Bielorussia. Dramma umanitario

Redazione Ore 12