“Papa Paolo VI disse che il cuore del Papa è come un sismografo, che registra le sofferenze del prossimo. Proprio questo ci rende umani e ci aiuta a capire l’altro e a fare nostre le sue sofferenze, ma anche le speranze. Sono stati dieci anni duri. Il processo non è compiuto, consapevoli del molto che è stato fatto, siamo ancora sospesi: ‘Amatrice non c’è più e non c’è ancora’, ma pezzo per pezzo riappare, in uno sforzo che ha delle proporzioni gigantesche e in un’avventura che è fantastica”. Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, nel corso dell’omelia della messa celebrata nel pomeriggio ad Amatrice in occasione del 10° anniversario del sisma che colpì il Centro Italia.
Non interessano le polemiche ma l’impegno di tutti
“Quando si rimane distanti gli uni dagli altri o quando non c’è ancora la piazza del paese è difficile, ma siamo sicuri che tornerà a essere piena di persone, perché la comunità si rigenera. Dio è comunità e ci ricorda che saremo una cosa sola, perché l’amore unisce, il male distrugge e divide. E questo dipende anche da ognuno di noi. Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti, a cominciare dallo Stato e dalle sue istituzioni, dalla Chiesa, dalla passione e dalla creatività di ognuno”.
Ricordo ci rende attenti a chi oggi soffre anche per guerre
“Ricordare fa anche male. Riapre una ferita, suscita le lacrime e queste fanno piangere di nuovo”, ma “il ricordo ci rende attenti a coloro che oggi piangono, colpiti dai terremoti ma anche da quella distruzione causata dall’uomo che è la violenza e la guerra”. Così il cardinale Matteo Zuppi in un passaggio dell’omelia per la messa celebrata nel pomeriggio ad Amatrice per i 10° anniversario del sisma che colpì il Centro Italia. “Dio – ha proseguito il presidente della Cei – insegna a essere umani. Che umanità c’è nel girarsi dall’altra parte, nel ridurre la persona a numero e la morte a contabilità? Dio ha compassione per la sofferenza e vuole che le lacrime si trasformino in gioia. Per farlo piange con noi, fa sue le nostre lacrime e ci insegna a piangere con chi è nel pianto per trasformarlo in vita, futuro, speranza”. “Lui si fa comunità con noi perché anche noi impariamo a farla tra di noi facendo come Lui e con Lui. Lo abbiamo vissuto soprattutto all’inizio – ha ricordato Zuppi -, quando ognuno ha dato il meglio di sé nelle difficoltà, tutti collaboravano e tutti volevano dare una mano, come i giorni di vita vissuta insieme nelle palestre. Ricordiamo quel dolore immenso. È sempre parziale, ma sappiamo che Dio conserva tutte le lacrime nel suo otre, le scrive nel suo libro e questo ci rassicura”.
