di Wladymiro Wysocki (*)
La 74° giornata nazionale per le vittime del lavoro si è celebrata nella giornata di ieri, presso la sala Giulio Cesare del Comune di Roma, con l’ANMIL, il Ministro del lavoro Marina Elvira Calderone, le autorità dell’INAIL e le varie rappresentanze parlamentari e sindacali di categoria.
Le testimonianze di chi ha subito una grave perdita familiare, un grave incidente o malattia professionale irreversibile hanno avuto le maggiori attenzioni in quanto devono essere una esortazione a una maggiore sensibilizzare a tutte le coscienze di chi si occupa di questa materia sotto tutti i punti di vista.
È ricorrente la necessità di una formazione vera, fatta seriamente e senza la diffusione di false attestazioni, e a tale scopo il Ministro del lavoro ha ricordato essere attivo un piano ispettivo dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, alla verifica della veridicità dei corsi e dei relativi certificati emessi.
La ricorrenza è stata anche occasione per evidenziare l’importante lavoro dell’ANMIL nell’assistenza, nel sostegno e nell’accompagnamento delle persone vittima di incidenti e nella difficoltà dell’inserimento al mondo del lavoro.
Un impegno da oltre ottanta anni supportato dalla collaborazione con INAIL.
Un impegno preso dal Ministro è stato quello di aggiornare le norme in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, fermi al DPR 1124 del 1965 e D. Lgs. n. 38 del 2000.
Sicuramente un impianto normativo non più in linea con le esigenze del mondo del lavoro di oggi fatto di nuovi macchinari, attrezzature, processi lavorativi sempre più all’avanguardia.
Un mondo del lavoro profondamente cambiato.
Così anche l’impegno, sperando di poterlo portare a temine nei tempi della legislatura, di un giusto emolumento da riconoscere a chi ha subito l’infortunio e alle rispettive famiglie senza essere oggetto di reddito, oltre alla durata di erogazione.
L’importanza della formazione nella scuola per i ragazzi e le ragazze che saranno poi i futuri lavoratori, e quindi una giusta preparazione sia in termini di conoscenza normativo giuridica che di una radicale preparazione culturale.
La patente a crediti, di cui oggi già circa quattrocento mila aziende ne hanno fatto richiesta, è uno strumento che sicuramente punta nella direzione in una maggiore sensibilizzazione della sicurezza oltre a una costante miglioria volta a un ambiente lavorativo sempre più virtuoso.
Tante sono state poi le dichiarazioni dei diversi esponenti della politica, delle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, di categoria, di rappresentanze della formazione, ma sicuramente la strada è ancora lunga da percorrere.
Qualche leggera inflessione nei numeri degli incidenti non lascia spazio a un giubilo collettivo, ancora troppi sono gli eventi registrati.
Lo scorso anno abbiamo subito 1.041 morti e in questi primi mesi dell’anno la strada non sembra essere diversa, ad oggi con circa 680 morti in aumento del +3,5% rispetto allo stesso periodo del 2023, sintomo di gravi carenze culturali nei luoghi di lavoro così come di troppi furbetti che con troppa leggerezza concedono false attestazioni e documentazioni fittizie.
Una responsabilità generale di tutti, dove ognuno deve fare la sua parte se realmente si vuole contrastare il fenomeno delle morti bianche, degli incidenti in itinere sempre più in aumento, delle malattie professionali.
La prevenzione non può essere limitata alle azioni ispettive, ma deve essere una collaborazione corale di tutti i responsabili chiamati a fare la loro parte, in una specifica valutazione dei rischi aziendali, dei rischi interferenziali, delle malattie professionali.
È impensabile che ogni giorno siamo costretti a una conta degli incidenti senza esclusione di settore lavorativo, ad oggi circa 387 mila casi.
Dobbiamo essere tutti chiamati alla responsabilità delle nostre azioni, ognuno per quota parte di competenza.
“Ogni vita persa, ogni vita compromessa chiama un impegno corale per prevenire ulteriori perdite della salute e della dignità di chi lavora”, così il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente ANMIL, Emidio Deandri, in occasione della ricorrenza.
La sicurezza è una priorità della Repubblica, recita il Capo dello Stato, e si devono garantire condizioni di lavoro sicure per rispettare la vita e il valore di ciascuna persona.
Come sempre speriamo che tutte queste bellissime parole, di profondo sentimento, non restino solamente frasi di circostanza ma che servano a spronare chi di dovere a dare una radicale svolta nella tutela del lavoratore.
*Esperto di sicurezza sul lavoro
