Tre versioni diverse di quanto avvenuto il 23 dicembre 2025 nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli sarebbero state messe a punto dai medici indagati per la morte di Domenico Caliendo, il bimbo di 4 anni deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore fallito. È quanto ipotizza la Procura di Napoli, che per i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni (indagati per falso materiale e ideologico oltre che per omicidio colposo insieme ad altri cinque medici) ha chiesto e ottenuto dal gip di Napoli Mariano Sorrentino la sospensione rispettivamente per 12 e 7 mesi dall’esercizio della professione medica. Venerdì 11 settembre è attesa la decisione del Riesame sul ricorso presentato dagli avvocati di Oppido e Bergonzoni contro la sospensione.
Secondo la Procura di Napoli (pm Giuseppe Tittaferrante e aggiunto Antonio Ricci, indagini affidate ai Nas guidati dal comandante Alessandro Cisternino), nella cartella clinica relativa al trapianto di cuore fallito sarebbe stato modificato l’orario del clampaggio aortico che ha dato inizio alla cardiectomia, uno dei punti centrali della ricostruzione di quanto accaduto in sala operatoria. L’ipotesi dei magistrati napoletani è che il clampaggio e l’espianto del cuore nativo del piccolo Domenico sia iniziato in anticipo rispetto all’arrivo in sala operatoria del nuovo cuore proveniente da Bolzano e, soprattutto, ben prima che ci si rendesse conto che l’organo da impiantare era ormai irrimediabilmente danneggiato. Dall’analisi delle chat estrapolate dai telefoni cellulari degli indagati, emergerebbe nei giorni immediatamente successivi all’intervento uno scambio tra i medici con l’obiettivo di arrivare a una versione definitiva di quanto accaduto, e cioè che l’intervento sarebbe iniziato contemporaneamente all’apertura del contenitore con il cuore danneggiato irrimediabilmente dal ghiaccio secco nel traporto da Bolzano, versione poi riportata nel referto operatorio.
“Apprendiamo che dall’estrazione delle chat dai cellulari degli indagati esisterebbero tre versioni del verbale operatorio del trapianto eseguito al Monaldi il 23 dicembre 2025. Una sola è firmata: l’ultima”, commenta l’avvocato Francesco Petruzzi che difende i genitori di Domenico Caliendo. “Nelle prime due – spiega – si legge che l’organo, estratto dal sistema di trasporto, appare congelato. Fra parentesi, due parole: failure del trasporto. Nessuna spiegazione, nessun responsabile. Nella versione definitiva la parentesi sparisce e compare un colpevole, il ghiaccio fornito dall’ospedale del prelievo era ghiaccio secco. Compare un dato che prima non c’era, venti minuti per estrarre il cuore. E compare una frase che in un verbale operatorio non ha ragione di stare: si decide comunque di provare a impiantare l’organo essendo l’unica scelta possibile”.
La modifica che il legale ritiene “decisiva”, però, “sta in tre parole. Dove le prime stesure descrivevano operazioni una dopo l’altra, l’ultima – sottolinea – dice che il contenitore viene aperto nel mentre si inizia la cardiectomia. Ciò che era consequenziale diventa simultaneo, e venti minuti spariscono dentro un tempo già occupato. È esattamente il punto su cui questa difesa insiste da sempre: la cronologia proposta non regge il confronto con la scheda anestesiologica e con l’orario di clampaggio aortico. Il resto del verbale non cambia. Cambia solo il racconto dei minuti in cui il cuore è arrivato in sala. E cambia sempre nella stessa direzione. Quella del falso e dello scaricabarile di responsabilità”.
