A Ciampino la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani
I due connazionali Alberto Trentini (nella foto con la madre appena sceso dall’aereo dei Servizi che lo ha riportato in Italia) e Mario Burlò sono arrivati in Italia dal Venezuela, finalmente liberi. Il Falcon del XXXI, partito da Caracas, è atterrato a Ciampino intorno alle 8:30, riportando in Italia Trentini e Burlò, rilasciati ieri dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Ad accoglierli la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il cooperante veneto e l’imprenditore torinese hanno assicurato di “essere stati trattati bene”. Mattarella ha chiamato la madre di Trentini: “Dopo la sofferenza condividiamo la gioia”, le ha detto. Tajani assicura l’impegno per gli altri 24 detenuti politici italiani ancora nelle carceri venezuelane.
“Da adesso in poi – scrivono Alberto Trentini e la famiglia in una dichiarazione letta dall’avvocata Alessandra Ballerini all’uscita dall’aeroporto di Ciampino – abbiamo bisogno di vivere giornate serene per tentare di cancellare i brutti ricordi e superare le sofferenze di questi 14 mesi. Grazie a tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi, anche silenziosamente. Ora vi chiediamo di rispettare il nostro desiderio di stare un po’ raccolti, lontani dal clamore di questi mesi, per affrontare il futuro che ci attende. La solidarietà dietro e fuori dal carcere é stata la nostra salvezza. E un pensiero va a tutte le persone ancora detenute che non possono ancora stringere le braccia dei loro famigliari per celebrare la loro liberazione”.
Gioia era stata espressa dalla famiglia del cooperante italiano. “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”, hanno fatto sapere i familiari dell’italiano. “Tutti questi mesi di prigioni hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili. Adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, hanno aggiunto i Trentini.
Alberto Trentini può vantare un’esperienza decennale in prima linea nella cooperazione internazionale. Dopo la laurea in Storia alla Ca’ Foscari di Venezia e il servizio civile, Trentini si è specializzato come assistente umanitario a Liverpool e ha preso un master in Sanificazione dell’acqua a Leeds, decidendo poi di trasferire sul campo le sue competenze. È stato sei mesi in Perù nel 2017 per aiutare i territori colpiti dalle inondazioni. Successivamente è stato anche in Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano. In Venezuela Trentini era arrivato il 17 ottobre 2024. Pochi giorni dopo, il 15 novembre, è stato arrestato a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, per una missione. Ora la liberazione dopo 423 giorni di prigionia.
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