di Giuliano Longo
Fra gli esperti circolano diversi commenti, alcuni dei quali provenienti da aspiranti responsabili della sua futura amministrazione, su cosa dovrebbe fare il presidente eletto Trump riguardo all’Ucraina.
Le promesse e le intenzioni
Durante la sua campagna elettorale ha promesso che avrebbe posto fine alla guerra in Ucraina piuttosto in fretta una volta entrato ufficialmente in carica, lasciando intendere che lo avrebbe fatto coinvolgendo il presidente russo Putin e il presidente ucraino Zelensky. Ma oltre a queste affermazioni abbiamo ben poco di concreto. Gli stessi aspiranti propongono idee contraddittorie. Alcuni vogliono un accordo di cessate il fuoco. Altri parlano di un cordone sanitario da far rispettare dagli europei. Altri ancora ammettono la necessità di “premiare”la Russia e lasciarle mantenere il territorio conquistato. Altri ipotizzano che parte di un accordo potrebbe essere quella di bloccare l’adesione dell’Ucraina alla NATO per un certo periodo, forse 20 anni.
Ma nessuno sembra avere la minima idea di cosa vogliano i russi. Trump è un negoziatore esperto e vorrà sapere cosa vuole Putin cercando di trovare modi per accontentarlo o per fare leva su di lui.
La Russia invece è stata abbastanza chiara su alcuni dei suoi desideriata, ma non su tutti. Per avere chiarezza tocca comprendere gli obiettivi di Mosca, il che non significa essere d’accordo con questi o parteggiare per il Cremlino.
Cosa vuole la Russia
Partiamo dal fatto certo che la Russia insisterà per mantenere i territori che ha già annesso. Varie soluzioni parziali come un cessate il fuoco, una zona cuscinetto o una sorta di congelamento territoriale del conflitto, non soddisferanno i leader russi. La Russia esigerà il riconoscimento formale delle sue precedenti annessioni e cercherà di stabilire confini stabili per questi territori. Ciò significa che sotto il profilo della trattativa qualsiasi negoziazione sui territori annessi è per lo più una questione di mappe, come sempre e storicamente avviene per porre termine ai conflitti.
È importante notare che non solo l’Ucraina, ma anche i suoi sostenitori della NATO dovranno concordare sui territori annessi ed è del tutto improbabile che Putin accetti un accoro solo con il governo di Kiev poiché i governi possono cambiare.
transito di persone e merci, la distribuzione di energia elettrica, oleodotti e gasdotti, ecc. Un’altra questione correlata è quella del ricongiungimento familiare e delle varie richieste e riconvenzioni per i beni distrutti, questioni non da poco che devono essere risolte.
Mosca vorrà anche garanzie di lingua e cultura russa, così come la protezione della chiesa ortodossa russa, tutte sotto attacco da parte di Kiev e di Zelensky particolarmente accanito nella sua “pulizia” linguistica, culturale e religiosa russofoba.
Va ricordato che la Russia ha insistito sul fatto di essere entrata in guerra per proteggere i russi ( non solo di lingua, ma anche di cultura e tradizioni) che vivono in Ucraina. Data l’importanza della chiesa ortodossa in Russia e la sua influenza sul presidente, Putin non può accettare un accordo che lascia i russofoni senza protezione e vulnerabili, con chiese occupate, sequestrate o altre forme di discriminazione di Kiev. A livello governativo, la Russia vorrà un governo ucraino più amichevole. Ciò che ha dato inizio a questo pasticcio è stato prpoprio trasformare un governo di Kiev in qualche modo amico della Russia, in un governo nemico e sostituire gli accordi commerciali e di sicurezza russi con l’UE e la NATO.
È dubbio che la Russia accetterà l’adesione dell’Ucraina all’UE (in prevedibile difficoltà dopo la vittoria di Trump) , e certamente chiederà che la NATO esca dall’Ucraina per garantirsi che venga ampiamente smilitarizzata. Questa pretesa implica che chiederà di limitare il numero di armamenti pesanti come carri armati, mezzi da combattimento di fanteria, artiglieria, droni (che i russi potrebbero chiedere di rimuovere del tutto) e difese aeree ridotte o autorizzate solo a copertura di determinate aree.
Quindi Mosca sarà contraria a qualsiasi ulteriore fornitura di armi all’Ucraina e chiederà a tutti i “consiglieri”occidentali e a tutti i mercenari, compresi i contractor, di lasciare il Paese. Inoltre Mosca prevedibilmente chiederà la revoca di tutte le sanzioni e in cambio faciliterà il commercio e gli scambi commerciali ucraini.
Ci sono anche questioni sul futuro del Mar Nero che potrebbero essere incluse in una negoziazione comprese le questioni delle armi a lungo raggio idialcuni paesi NATO e il grande problema dell’abbassamento della soglia nucleare, ma non è chiaro se possa avvenire in relazione a una negoziazione con l’Ucraina.
Cosa vorrebbe l’Europa
Per l’Europa la cosa più importante è abbassare ogni potenziale di minaccia che europei (e americani) ritengono che la Russia rappresenti per la sicurezza europea. L’Europa teme che la Russia, ora con un esercito grande ed esperto, possa attaccare gli Stati baltici o la Polonia, mentre il rafforzamento della difesa europea comporta tempi lunghi e soprattutto enormi costi, se mai avverrà.
Come sembra dimostrare il crollo della coalizione tedesca, alcuni paesi europei ra cui l’Italia come riferito dal ministro Giorgetti sulla soglia del 2% del PIL per spese militari. Al momento non hanno le risorse per prendersi cura della propria difesa, per non parlare del finanziamento dell’esercito e del governo ucraino.
Ecco perché l’’Europa dovrebbe cercare un modus vivendi con la Russia accompagnato da garanzie di non intervento. Mentre ovviamente Mosca chiederà una ripresa, anche se graduale, della cooperazione economica e più in generale una normalizzazione delle relazioni.
La possibile risposta di Trump
Questi sono i “desideri” di Putin che Trump dovrà considerare. Potrebbero essere troppi per una trattativa efficace, meglio realizzarla gradualmente in più fasi. Inoltre il neopresidente dovrà affrontare la seria resistenza di Zelensky che ad un certo punto potrebbe divenire il vero ostacolo ad ogni trattativa, ma come già accennato, i governi cambiano e la stabilità di quello ucraino potrebbe vacillare.
Gli obiettivi degli Stati Uniti in questo conflitto sono stati sino ad oggi unilaterali ovvero: la Russia deve lasciare l’Ucraina, punto e basta. Questa non sarà la posizione di Trump che vuole la trattativa soprattutto considerando che i russi stanno vincendo la guerra.
Inoltre il “Trump pensiero” potrebbe essere quello di ridurre significativamente il costoso impegno dell’America nella NATO che da un po di tempo si va espandendo con il consenso di Washington, ma è propria questa espansione che rischia di provocare la guerra con la Russia.
Le prime reazioni
L’Alleanza Atlantica potrebbe di ventare merce di scambio in una trattativa per cui il mercantilista Trump potrebbe essere più che disposto a trattare con i russi sui territori in cambio di richieste meno punitive all’Ucraina.
Intuizione (o forse qualcosa di più) dell’esagitato vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitri Medvedev che immediatamente dopo la vittoria di Trump, non ancora ufficializzata, su Telegram pontificava: “Trump ha una qualità che ci è utile: essendo un uomo d’affari fino al midollo, è mortalmente avverso a spendere soldi per vari tirapiedi e accoliti, per alleati idioti… La domanda è quanto Trump sarà costretto a dare per la guerra”.
Queste alcune considerazioni ma nel frattempo i media mainstream lanciano un altro messaggi del tipo “l’Europa serra i ranghi”
Oppure potrebbe fare proprie le napoleoniche affermazioni di Macron che nell’incontro europeo di Budapest ha affermato “dobbiamo essere preparati. Dobbiamo scrivere noi la storia, abbiamo sistemi di difesa sofisticati, abbiamo sistemi tecnologici. Se decidiamo di essere consapevoli di quello che siamo, noi siamo una potenza enorme, nessun mercato è unito dai nostri valori come il nostro. Se ci svegliamo, difendiamo i nostri interessi, gli interessi europei“.
Affermazioni di sicuro effetto mediatico ma che glissano sul fatto se si debba o meno trattare con Mosca oppure proseguire il conflitto sino all’ultimo ucraino.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 10.55
