Alle 19:39, ora italiana posta sul suo social Truth: “Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione Europea su automobili e autocarri in ingresso negli Stati Uniti. Il dazio sarà innalzato al 25%”.
Trump quindi precisa che sulle auto prodotte negli stabilimenti americani non ci saranno dazi. “È pienamente inteso e concordato che, qualora tali automobili e autocarri saranno prodotti in stabilimenti americani, non verrà applicato alcun dazio. Numerosi impianti sono attualmente in fase di costruzione, con investimenti superiori ai 100 miliardi di dollari, un record nella storia dell’industria automobilistica”, ha messo in evidenza Trump.
Per il il presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange “Il piano di Trump di imporre dazi del 25% sulle auto dell’Ue è inaccettabile” e dimostra che gli Stati Uniti sono un partner “inaffidabile”.
“Il Parlamento europeo – prosegue – continua a rispettare l’accordo siglato in Scozia, lavorando per finalizzare la legislazione. Mentre l’Ue mantiene gli impegni, la controparte statunitense continua a non rispettarli“, sottolinea il tedesco in un post su X, aggiungendo che “l’Ue deve ora mantenere chiarezza e fermezza”.
“Dai dazi su oltre 400 prodotti in acciaio e alluminio fino all’attuale presa di mira delle auto, questo dimostra una chiara inaffidabilità” da parte di Washington, evidenzia Lange, ricordando che “già in passato” si sono verificate “mosse arbitrarie di questo tipo, anche nei confronti dei partner”.
Il 25% di Trump non è solo un dazio. È un test di stress per l’unità europea.
L’accordo di Scozia doveva chiudere la partita. Invece Washington alza la posta e costringe l’UE a scegliere: rappresaglia o resa industriale.
La clausola “made in USA” è la vera arma: svuota le fabbriche europee senza
sparare un colpo. Chi può, delocalizza. Chi non può, chiude.
Lange parla di “inaffidabilità”. Il problema è che l’inaffidabilità, quando hai il mercato più grande del mondo, diventa deterrenza.
Bruxelles ha due strade: trattare da debole o colpire duro. Tertium non datur.
Il Primo Maggio 2026 rischia di passare alla storia non per le piazze, ma per il giorno in cui l’auto europea ha capito di non comandare più neanche a casa sua.
GiElle
