Esteri

Trump e la vendetta contro i ribelli Maga: Carlson e Fuentes nel mirino dell’antiterrorismo

L’amministrazione Trump inserisce i critici interni del Maga, come Carlson e Fuentes, in una lista di potenziali terroristi.

 

di Roberto Vivaldelli (*)

 

La macchina repressiva dell’amministrazione Trump scopre un nuovo bersaglio: i «ribelli» del movimento Maga. Il giornalista Ken Klippenstein ha rivelato che due figure di spicco della destra mediatica statunitense – Tucker Carlson e Nick Fuentes – sarebbero state inserite nella lista dei potenziali domestic terrorists dal massimo funzionario per l’antiterrorismo dell’amministrazione Trump: l’ex influencer ed ex consigliere del Consiglio di Sicurezza Nazionale Sebastian Gorka. L’annuncio, passato in sordina sui media mainstream ma rimbalzato in rete, segna una nuova, inquietante svolta nella strategia securitaria dell’amministrazione Usa contro i «nemici» interni.

 

Ora anche i Maga sulla blacklist di Trump e Gorka

Intervistato da Breitbart, Gorka ha affermato che la nuova strategia nazionale antiterrorismo (NSPM-7) identifica tre priorità: narcoterroristi, terroristi islamisti e «estremisti di sinistra violenti». Il documento, spiega Klippenstein, non menziona mai esplicitamente l’estremismo di destra, lasciando intendere che i sostenitori Maga sarebbero esenti. Tuttavia, di fronte alla domanda diretta sulla minaccia proveniente da settori conservatori, Gorka ha risposto secco: «Non sono sicuro che Nick Fuentes o Tucker Carlson siano conservatori. Se si esalta la sharia, se si dice che ci sono Stati musulmani qualitativamente migliori dell’America in termini di libertà e prosperità, non si è parte del movimento conservatore».

 

Poco importa che la frase di Carlson, citata da Gorka come elogio della legge islamica, fosse in realtà l’aneddoto di una cena a Riyad dove un musulmano avrebbe rispettato la fede cristiana del giornalista. L’accusa è totalmente pretestuosa: il documento di indirizzo della sicurezza nazionale, di fatto, trasforma la lealtà politico-ideologica all’attuale presidenza come requisito per non essere classificati come minaccia. Altro che free speech.

 

Non si tratta di una boutade. Come rileva Klippenstein, si applica in questo modo la fallacia logica del No True Scotsman: se un conservatore critica l’amministrazione, non è un «vero conservatore» e, dunque, può essere trattato ed etichettato come nemico interno. Gorka può così etichettare come terrorista chiunque non si allinei pedissequamente all’agenda MAGA, senza dover includere formalmente la destra nel mirino dell’antiterrorismo. Una contraddizione in termini che, però, sta rapidamente diventando la prassi a Washington.

 

La vera eresia: opporsi alla guerra in Iran

La ragione autentica di questa mossa va oltre le sottigliezze ideologiche e si radica nello scontro totale sulla guerra contro l’Iran nel campo Maga e conservatore. Dopo che Trump ha deciso di schierarsi militarmente a fianco di Israele contro Teheran, Carlson ha rotto definitivamente con il Tycoon, definendo l’intervento armato «il più grande errore commesso da qualsiasi presidente americano nella mia vita», un conflitto che «non serve in alcun modo gli interessi americani» e che è stato voluto «su istigazione e per imposizione di Israele». Le critiche sono continuate anche nei mesi successivi: Carlson ha accusato il presidente di essere diventato un «ostaggio» di Netanyahu, chiedendosi pubblicamente perché gli Usa non agiscano per i propri cittadini. Anche Fuentes ha tuonato contro l’intervento in Iran: «Nessuna guerra con l’Iran. Israele ci sta trascinando in guerra. America First».

 

La rottura tra l’ex anchorman di Fox News e l’amministrazione si fa sempre più evidente, come dimostrato dalle ultime puntate del Tucker Carlson Show in cui l’ex conduttore ha ospitato deputati repubblicani contrari alla linea trumpiana sulla guerra e su Israele. In particolare, l’intervista al deputato del Kentucky Thomas Massie ha acceso ulteriori polemiche. Massie ha rivelato che il presidente avrebbe posto il veto a una legge che portava acqua potabile in alcune zone del Colorado per punire la deputata Lauren Boebert, colpevole di aver sostenuto la pubblicazione dei documenti riservati su Jeffrey Epstein.

 

Durante l’intervista con Carlson, Massie ha anche denunciato le pressioni subite dai parlamentari che si oppongono alla linea della Casa Bianca, definendo il comportamento del Tycoon «disgustoso». Massie, inoltre, ha ribadito la sua ormai nota posizione critica verso il complesso militare-industriale israeliano, sostenendo di essere preso di mira dall’Aipac per il suo voto contrario a numerose risoluzioni pro Israele.

(*) InsideOver

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