Esteri

Save the Children: “Nel 2022 un bambino su sei viveva in zone di guerra”

Un bambino su sei (in totale 468 milioni di bambini) nel 2022 viveva in una zona di guerra, mentre il numero di gravi violazioni commesse nei confronti dei bambini in contesti di conflitto è aumentato del 13%, raggiungendo il numero complessivo di 27.638, in media 76 al giorno. È quanto emerge dal rapporto “Stop the war on children”, pubblicato oggi da Save the Children, secondo il quale il numero di gravi violazioni nei confronti dei minori (uccisioni e mutilazioni, rapimenti, stupri e violenze sessuali, reclutamento ed utilizzo in forze e gruppi armati, attacchi a scuole e ospedali e diniego di accesso umanitario) ha raggiunto nel 2022 il livello più alto dal 2005, anno in cui sono iniziate le rilevazioni di questo tipo. Numeri che rappresentano solo una piccola parte del totale di casi, poiché alcuni abusi non vengono denunciati, mentre altri commessi nel 2022 sono ancora in fase di verifica. Ma andiamo a vedere nel dettaglio il report:

Nel 2022 circa 22,4 milioni di bambini bisognosi e i loro adulti di riferimento sono stati destinatari di servizi di protezione dell’infanzia che richiedono un finanziamento di quasi 795 milioni di dollari. Tuttavia, i governi hanno trovato solo il 19%  dei fondi necessari, creando un vuoto finanziario di oltre 646 milioni di dollari e lasciando quasi 18 milioni di bambini, bambine e adulti di riferimento senza aiuto e sostegno.

I servizi di protezione dell’infanzia sono fondamentali per proteggere i bambini dai pericoli, in particolare coloro che vivono in zone di guerra o nei Paesi colpiti da conflitti. Servono a salvaguardarei minori dalle gravi violazioni che si verificano durante i conflitti, compreso il reclutamento e l’utilizzo da parte di gruppi armati, i matrimoni precoci, la violenza sessuale, l’uccisione e la mutilazione. I fondi possono anche essere utilizzati per sostenere gli adulti di riferimento che si prendono cura dei minori non accompagnati o le famiglie in povertà che lottano per prendersi cura dei propri figli. Se questa tendenza al sotto-finanziamento continuerà, il rapporto di Save the Children stima che entro il 2026 ci sarà un deficit di 1 miliardo di dollari per la protezione dei bambini nelle zone di conflitto.

Questo crescente deficit di finanziamento deriva dal fatto che sempre più bambini vivono in aree di conflitto armato . Le stime annuali di Save the Children sui bambini che vivono in queste zone – calcolate dal Peace Research Institute Oslo (PRIO) sulla base dei dati sui conflitti dell’Uppsala Data Program (UCDP) – mostrano che nel 2022 circa 468 milioni di bambini – più di 1 su 6 – vivevano in una zona di conflitto. Questo numero è quasi raddoppiato dalla metà degli anni ’90.

C’è stato anche un aumento del numero di ragazzi e ragazze in prima linea nei Paesi più pericolosi del mondo. L’anno scorso 250 milioni di bambini vivevano entro 50 km da una zona di conflitto in aree in cui più di 1.000 persone sono morte in battaglia in un anno, dato che segna un aumento del 12% rispetto agli oltre 220 milioni di bambini di due anni fa .

L’incapacità di proteggere i bambini più vulnerabili nelle peggiori zone di guerra è alla base del fallimento dei Paesi nel soddisfare uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite per il 2030: la promozione della pace. Gli SDGs sono stati adottati nel 2015, ma da allora il numero di bambini che vivono in zone di conflitto è aumentato di quasi il 28%, salendo a 468 milioni lo scorso anno.

“Stiamo assistendo a una crisi della protezione dei minori che avrà implicazioni per le generazioni a venire. Ci auguriamo che la Conferenza di Oslo sia un punto di svolta per la protezione dei bambini nei conflitti armati. I Paesi devono rimettersi in carreggiata, devono intensificare i loro sforzi per prevenire gravi violazioni contro i bambini, aiutare i ragazzi e le ragazze che sono sopravvissuti alla guerra e impegnarsi per una pace duratura e sostenibile. Con finanziamenti adeguati, l’impatto della violenza sulla vita di un bambino può essere ridotto. Un minore che vive in una zona di conflitto non può imparare in modo efficace, rischiadi essere separato dalla famiglia durante le ostilità, è anche bersaglio dei trafficanti e di coloro cheli costringono a lavorare. Solo sviluppandosolidi programmi di protezione dell’infanzia si potranno aiutare i ragazzi e le ragazze che vivono l’incubo della guerra a imparare, svilupparsi e prosperare, in definitiva, avrà un impatto diretto sulla pace e sulla sicurezza condivise”ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International alla Conferenza di Oslo sulla protezione dei bambini nei conflitti armati.

La ricerca di Save the Children mostra anche che in Europa il numero di bambini esposti al conflitto è quadruplicato in un solo anno, passando da due a nove milioni di bambini, alimentato dalla guerra in Ucraina. L’Africa è rimasta la regione con il numero più alto di minori che vivono in zone di conflitto: circa 183 milioni. L’Africa occidentale e centrale è anche la regione con il maggior numero di bambini reclutati dai gruppi armati. La protezione dell’infanzia rimane tristemente sottofinanziata nell’ambito delle risposte umanitarie complessive, ma il costo non è insormontabile. I fondi necessari per la protezione dei minori rappresentano solo il 2% del totale dei fondi umanitari nei Paesi in cui i bambini sono più bisognosi. Save the Children chiede ai leader mondiali, ai donatori, ai membri delle Nazioni Unite e alle ONG di trasformare questa presa di coscienza in un’azione collettiva e di lavorare insieme per dare priorità ai finanziamenti per la protezione dell’infanzia nelle risposte umanitarie e per sostenere i bambini colpiti dal conflitto, compresi quelli che sono reclutati come soldati.

 

Related posts

La Cina si blinda per frenare le proteste contro i lockdown. Nuovo piano di vaccinazioni

Redazione Ore 12

Polonia, per ora la vittoria di Tusk non basta. Mentre in Slovacchia Fico ha già formato il governo 

Redazione Ore 12

Gli Stati Uniti hanno bisogno delle auto elettriche cinesi?

Redazione Ore 12