di Andrea Maldi
“La società che costruisce l’oleodotto Keystone XL che è stata brutalmente espulsa dall’incompetente amministrazione Biden dovrebbe tornare in America e farlo costruire, Adesso!” ha pubblicato sul web il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il progetto era stato furiosamente ostacolato dagli ambientalisti e da diverse aggregazioni di nativi che denunciavano l’altissimo tasso di inquinamento ambientale che avrebbe prodotto una tale opera. Nel 2015 fu l’ex presidente Usa Barack Obama a bloccare il progetto, asserendo che avrebbe contrastato la politica dell’America sulle fonti energetiche più sostenibili, ripreso poi nel 2017 durante il primo mandato del Tycoon – definendolo “un programma positivo per l’occupazione e per il benessere delle economie locali” – incontrando comunque ritardi e opposizioni popolari –, e rottamato definitivamente nei primi giorni dell’amministrazione Biden, per le stesse motivazioni di Obama: “il Keystone XL è contrario all’interesse nazionale americano, non è utile alla sicurezza energetica e mina la credibilità di Whashington nella lotta al riscaldamento globale”, si esplicitava nel decreto. La TC Energy Corporation, azienda canadese sviluppatrice del progetto, pur ricorrendo a tutte le vie legali disponibili, affermando che il governo dello Stato dell’Alberta aveva investito oltre 1 miliardo di dollari per il programma (soldi andati persi), non riuscì ad evitare la chiusura.
Ora the Donald, a poche settimane dal suo secondo mandato, si dice pronto a riprendere il discusso piano di lavoro attinente all’oleodotto Keystone XL tra America e Canada, “il nostro Paese sta andando molto bene – scrive sul suo Truth – e oggi stavo proprio pensando che la TC Energy dovrebbe riprendere il progetto”, promettendo un disegno di legge il più rapido possibile e con facili approvazioni.
L’oleodotto, con una lunghezza di circa 2000 km (1.210 miglia) e parte di esso completato, dovrebbe trasportare circa 830.000 barili di petrolio al giorno dalle sabbie di acqua e bitume dell’Alberta al Nebraska, per poi raggiungere gli impianti di depurazione sulla costa del Texas tramite una rete di collegamenti.
Nell’immagine il tracciato del grande oleodotto
