L’Italia, con circa 8.000 km di costa marina (cui si aggiungono anche le sponde dei laghi e dei fiumi) è tra i Paesi europei con la più elevata esposizione alle attività acquatiche. Ma solo poco più della metà degli italiani (53,7%) dichiara di nuotare con sicurezza. Il 27,6% ha una competenza limitata, appena sufficiente per stare a galla. E c’è anche una quota consistente (18,7%), che non sa nuotare per nulla. Lo afferma un’indagine di Federalberghi sul rapporto tra gli italiani e l’acqua, che viene presentata in vista della giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, istituita nel 2021 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite allo scopo di richiamare l’attenzione su questo importante problema, che spesso viene sottovalutato.
Inoltre, solo l’1,8% degli italiani nuota almeno una volta a settimana, prosegue l’indagine. Il 4,1% lo fa regolarmente (almeno una volta al mese). Il 20,1% nuota occasionalmente (alcune volte nel corso dell’anno), il 45,2% solo durante le vacanze, mentre il 28,8% non nuota mai o quasi mai.
E’ risaputo, prosegue l’indagine, che insegnare ai bambini a nuotare è la prima forma di prevenzione. Ma chi si fa carico di questa esigenza? La gran parte di coloro che sanno nuotare ha imparato grazie all’insegnamento di familiari o amici (42,8%) o da autodidatta (40,2%). Il 13,1% ha frequentato un corso privato, da bambino (9%) o da adulto (4,1%). E’ invece minoritaria (3,9%) la quota di coloro che hanno imparato a nuotare nell’ambito del sistema di istruzione primaria o secondaria, che non sembra dedicare particolare attenzione al problema.
Federalberghi ha inoltre chiesto agli intervistati di indicare la parola che descrive meglio il loro rapporto con l’ambiente acquatico. La riposta principale (43,4%) si indirizza sul termine “piacere”, cui si aggiunge un 5,5% che dichiara una vera e propria “passione”. Il risultato, si sottolinea, è probabilmente figlio della relazione positiva con l’acqua che accompagna gli italiani fin dall’infanzia. Le prime esperienze di gioco in spiaggia, le lezioni di nuoto, le vacanze al mare con la famiglia, le gite ai laghi e le attività sportive acquatiche contribuiscono a costruire un rapporto generalmente positivo e spontaneo. Non manca, tuttavia, chi si dimostra più distaccato, spaziando tra una condizione di “cautela” (24,4%), “paura” (12,9%) e “disagio” (8%). Solo il 5,8% si dichiara “indifferente”.
Ci sono situazioni in cui il rapporto con l’acqua è vissuto in maniera più serena, altre in cui diventa “critico”. La gran parte degli italiani dichiara di trovarsi completamente a proprio agio quando i piedi toccano il fondale, a mare (57,1% degli intervistati), in piscina (54,2%), al fiume (36,6%), al lago (36,5%), in barca o gommone (30,6%). Specularmente, il massimo disagio è vissuto in acque profonde, al fiume (37,6%), al lago (34,0%), al mare (25,8%), in piscina (22,2%).
Infine, lo studio si interroga su come si comportano gli italiani quando i figli minori si immergono in mare, al lago o in piscina. Dall’esame delle risposte, sorge il dubbio che talvolta la familiarità con l’acqua possa determinare un eccesso di fiducia. Solo il 41,2% li sorveglia da vicino. Il 34,2% li sorveglia a distanza, mentre il 18,6% ritiene che siano abbastanza grandi da cavarsela da soli. C’è poi un 5,9% che affida la sorveglianza ad altri.
Affiancare a passione per acqua attenzione alla sicurezza
“Per continuare a vivere il mare, i laghi e le piscine come luoghi di benessere e di svago è necessario affiancare alla passione per l’acqua una crescente attenzione alla sicurezza. Perché il miglior tuffo è sempre quello che si conclude con un ritorno sereno a riva”. Così il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, commenta i risultati di un’indagine sul rapporto tra gli italiani e l’acqua, che viene presentata in vista della giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, istituita nel 2021 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite allo scopo di richiamare l’attenzione su questo importante problema, che spesso viene sottovalutato.
“La riduzione del numero degli incidenti – afferma Nucara – passa per l’affermazione di una vera e propria cultura dell’acqua. Ciò significa promuovere l’apprendimento del nuoto fin dall’infanzia e sensibilizzare cittadini, imprenditori e turisti sui comportamenti corretti da adottare. Per un Paese con una vocazione balneare così marcata, il tema della piena alfabetizzazione acquatica deve essere un obiettivo primario, per la scuola e per la società”.
Nucara conclude ricordando che gli esercizi ricettivi dei comuni con vocazione marittima e lacuale accolgono ogni anno circa 192 milioni di pernottamenti, pari a circa il 42% del totale. “Si tratta di una delle grandi ricchezze dell’Italia, che tutti hanno il dovere di preservare, anche promuovendo e tutelando la sicurezza in acqua di residenti e turisti”, sottolinea.
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