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Ue, Pd e socialisti a von der Leyen: no a destra in maggioranza

di Giuliano Longo

 

Ursula von der Leyen ricorfermata alla guida della UE con una maggioranza di Popolari e socialisti oggi tenta di puntare su e di maggioranza se ne ritrova un’altra di destra che va dai popolari ai neonazi tedeschi. Sarà che si sia ispirata alla destra vittoriosa di Trump, o  che ha fiutato l’aria che tira fra l’elettorato europeo. fatto sta che la virata a dstra potrebbe costarle cara.

 

La questione di Fitto commissario e vicepresidente

 

Rimane solo il Pd  a sperare che  sia la diplomazia dei prossimi giorni a sbrogliare la matassa del voto sulla Commissione Ue, perché se finora non era stato troppo complicato tenere la linea del “no a Fitto”, con malcelata stizza di  Giorgia Meloni, la quale ha sempre vantato una liason particolare con Ursula, pur votandole contro quando è stata eletta presidente della UE a con una maggioranza di centro sinistra, appunto.

 

Indubbiamente la situazione diventa più scivolosa dopo la “benedizione” di Sergio Mattarellaall’ “importante incarico per l’Italia”, non ancora ottenuto dal ministro, ma la voce del presidente della Repubblica nel partito di  Elly Schlein conta, eccome.

 

Per ora Elly  continua a ripetere che lei non intende rispondere alle accuse di Giorgia Meloni che rimprovera al Pd di remare contro l’Italia, ma le parole del presidente rendono più stretto il passaggio per i democratici e la segretaria del Pd farebbe meglio a uscire dalla sua ambiguità  .

 

Anche ieri  Pina Picierno, una delle più possibiliste dentro al Pd rispetto al nome di Fitto, teneva il punto sulla  linea “anti-Meloni”, spiegando: “Ho letto il post infantile di Giorgia Meloni. Invece di fare i post su Facebook dovrebbe mettersi su un aereo, venire a Bruxelles e contribuire a risolvere la situazione”.

 

Tuttavia quale potrebbe essere la pasticciata soluzione del PD? Sotto sotto il filone convincere Ursula a fugare ogni dubbio sul perimetro della maggioranza a Bruxelles, ribadendo l’accordo della scorsa estate, il programma concordato, e chiarendo, come ovvio,  che conservatori e patrioti non ne fanno parte. Per poi procedere ad un voto magari sull’intera commissione e non sui singoli nomi.

 

Una soluzione che potrebbe permettere sia ai socialisti che al Pd di dare l’ok al nuovo “governo” Ue, superando le obiezioni su Fitto, magari affidando al ministro italiano il ruolo da commissario ma non la vice-presidenza.

 

A  meno che a complicare la situazione sia l’irremovibilità  del Ppe sulla socialista spagnola Riberia.Ma a quel punto non sarebbe più un problema italiano e tantomeno del Pd, ma della maggioranza che la Von der Leyen ha votato dopo le elezioni.

 

. Di certo su un punto Pd e socialisti saranno rigorosi: von der Leyen deve sgombrare il campo dall’ipotesi delle “maggioranze variabili”. “Altrimenti salta tutto”. Che salti o non salti (come molto probabile, ma segnali sono affatto positivi.

 

Ieri infatti  è registrata l’ennesima spaccatura della maggioranza del Parlamento europeo che ha sostenuto il secondo mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea sulla legge sulla deforestazione.

 

. Il Partito popolare europeo ha presentato una serie di emendamenti che sono stati approvati con i voti delle destra e dell’estrema destra e che hanno portato a modifiche del testo originale presentato dalla Commissione, a favore del quale si era espresso il resto della “maggioranza” e grande parte del mondo imprenditoriale.

 

Al di là dei contenuto della proposta di legge (che ora dovrà essere negoziato con il Consiglio) la questione politica che si è posta oggi è definitiva: il Ppe ha scelto di creare una situazione che ha prodotto una maggioranza diversa.

Non è la prima volta che questo accade in questa legislatura e dunque il punto di non ritorno è arrivato: Il Ppe si riconosce in una maggioranza politica europeista, schierata al fianco dell’Ucraina, come ha chiesto von der Leyen al momento del voto sulla sua nova presidenza, o intende prescindere da questi valori e giocare da battitore libero ed allearsi con chi vuole, preferibilmente, con la destra dei Patrioti di Orban?

E’ il momento della verità, ed i socialisti, i liberali ed i verdi, le forze che hanno sostenuto il secondo mandato della presidente della Commissione devono pretendere chiarezza dai popolari.

Fra le possibili soluzioni; la chiarezza

Per farlo c’è una sola strada: ritirare l’appoggio ai nuovi commissari, tutti in blocco, per costringere il Ppe ad una scelta, o confermare la maggioranza “ufficiale” con socialisti, liberali e quella sorta di “appoggio esterno” dei verdi, oppure allearsi con i conservatori di Ecr (dei quali fanno parte Fratelli d’Italia), con i Patrioti, dei quali fanno parte i deputati della Lega, di Orban e di Le Pen e con l’Europa delle Nazioni Sovrane, della quale fa parte la tedesca neonazi Afd.

In questo momento di disordine mondiale, con la presidenza Trump alle porte, l’Ue dovrebbe  mostrarsi coesa e forte, ma sarebbe un danno ancor maggiore sarebbe un danno  non sapere quali forze sostengono l’Unione europea e accettare maggioranze fluide anche sui temi più importanti.

Nel Parlamento europeo, per sua natura, le maggioranze sono spesso variabili, ma sempre attorno ad un nucleo centrale di valori e di progetti chiaro e soprattutto la sinistra non può  trovarsi nella condizione di sostenere una Commissione che poi viene smentita da una maggioranza parlamentare che di fatto è diversa da quella che l’ha eletta.

Segnali non positivi

Irei infatti  è registrata oggi l’ennesima spaccatura della maggioranza del Parlamento europeo. Con un voto sulla sulla legge contro la Deforestazione,  il Partito popolare europeo ha presentato una serie di emendamenti che sono stati approvati, con i voti delle destra e dell’estrema destra, modificando il testo originale presentato dalla Commissione, a favore del quale si era espressa la maggioranza.

 

Non è la prima volta che questo accade in questa legislatura, ma siamo al il punto di non ritorno. O  Il Ppe si riconosce in una maggioranza politica europeista,o intende prescindere da questi valori e giocare da battitore libero alleandosi con chi vuole a destra e all’estrema destra?

Ecco perché a ben vedere, la nomina di fitto o meno finisce, anche con una imbarazzate soluzione di compromesso, finisce  per avere un grande rilievo.

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