di Giuliano Longo
C’è qualcosa di contraddittorio in questa posizione anglofrancese, tedesca e di alcuni altri Paesi Europei, di voler preservare un eventuale accordo di pace in Ucraina inviando truppe (sostanzialmente NATO) che Mosca non accetterà mai. E la contraddizione sta proprio nel fatto di propagandare una posizione di pace, mentre invece si prolunga la Guerra.
Per questa ragione Putin si permette di chiedere di far fuori Zelensky sostituito da un governo a lui non ostile che tanto scandalo ha suscitato su tutta la stampa embedded e nelle Cancelleria occidentali, che tuttavia dimenticano di riportare che in alternativa Putin ha dichiarato di “distruggere” l’esercito ucraino.
Una posizione, quella di alcuni Paesi Europei, esclusa l’Italia, che indipendentemente dall’andamento dei colloqui russo americani i cui sviluppi non sono ancora noti, è più tesa ad imbonire le proprie opinioni pubbliche, anche senza una reale o immediata fattibilità di dispiegamento di truppe.
Tanto per fare alcuni esempi della confusione dilagante, si parla di 20mila poi 50mila soldati europei in Ucraina; prima si dice che saranno stanziati lontani dalla linea del fronte, ma invece altri dicono che dovranno andare a Odessa sul Mar nero, e perché no, anche a Kiev, e per non farsi mancar nulla a Leopoli ai confini della Polonia.
Ci auguriamo che questi dubbi vengano sciolti dalla prossima visita del laburista Starmer a Kiev e delle successive delegazioni militari , per definire i termini di quella che dovrebbe apparire una prova di forza di una Europa che va al riarmo, beninteso per difendersi dalla Russia.
Anche sul futuro dell’invasione russa c’è un po di confusione.
L’ex ministro della difesa Tedesco Pistorius, ad esempio , prevedeva fra 3 anni, altri almeno 5, i Baltici meno ancora
C’è chi pensa che i primi Paesi aggrediti saranno i Paesi Baltici, chi invece guarda con apprensione alla Polonia, che peraltro già deve fare i conti con l’enclave russa di Kaliningrad nel cuore del suo territorio, e che nessuno, nonostante le consuete provocazioni dei nani Baltici, ha ancora intenzione di isolare dalla Madre Patria russa, che li ha un vero e proprio potente arsenale.
Oltre al numero dei soldati che l’Europa vorrebbe inviare in Ucraina c’è il mistero se effettivamente Francia e Regno unito ne abbiano sufficienza senza sguarnire la loro Difesa, tanto che qualcuno, ad esempio in Germania, evoca la defunta leva obbligatoria (ma non era anche una idea di Salvini?)”
Il risultato è che mentre alcuni Paesi Europei propagandano l’idea che Putin prenda in giro Trump i grandi giornali italiani paventano anche il timore che gli USA, l’Ucraina se la vogliono proprio comprare dimenticando di dire che da anni se la sono comprata inglesi, tedeschi e francesi.
Ma quel che è peggio è che fanno il gioco di Vladimir che sta guadagnando tempo in attesa della primavera più secca per regolare i conti a Nord su Kharkiv e a sud con Zaporizhia, centrale nucleare annessa.
Quando dalle dorate stanze del Cremlino Putin chiede che Zelensky venga rimosso in cambio di un governo meno ostile, non fa solo una boutade propagandistica giusto per soddisfare la sua ala ultranazionalista dura, ma indica una strategia molto chiara, quando dopo afferma che “eliminerà” le truppe ucraine con o senza “volenterosi” , se un accordo di pace imbastito con gli americani non si realizzasse.
In tal caso le forze di pace dei “volenterosi” potrebbero mutar pelle e divenire un vero e proprio esercito combattente pronto allo scontro, probabilmente senza gli Stati Uniti. A Washington gli umori sono ben differenti. Senza dimenticare che lo stesso bellicoso vecchio e caro Biden ha esitato a lungo prima di fornire quei pochi missili a lunga gittata al questuante Zelensky. Cosi come la Germania , pronta al suo riarmo, (ribadiamo: quello vero), i temibili Taurus non conta proprio di darglieli visto che serviranno a lei.
Tuttavia non siamo fra quelli che minimizzano l’iniziativa europea, invece chi scrive la giudica molto pericolosa anche senza le ripetute dichiarazioni di Peskov e della Zakarova. Soprattutto perché ai tempi della Guerra Fredda c’era si la propaganda, ma anche la reale conoscenza delle trame e degli scontri nelle stanze del Cremlino, altrimenti il riformatore Gorbaciov non avrebbe ottenuto così tanto favore in Occidente.
E in queste stanze ci stanno ragionamenti che sarebbe bene tener presenti. Ne volete un esempio?
Sono passate inosservate le dichiarazioni del negoziatore russo Grigory Karasin il quale ha detto che i colloqui “non hanno ancora portato a nessuna svolta radicale, ma le opportunità ci sono”, aggiungendo che “sarebbe stato ingenuo aspettarsi delle svolte”. Ma ha anche affermato, e qui sta il punto, di aspettarsi che i negoziati tra Stati Uniti e Russia continuino almeno fino alla fine del 2025 o oltre.
Sorge allora il dubbio che le astuzie europee finiscano proprio per facilitare i giochi di Putin il qualie non le teme, in primo luogo perché indeboliscono la Nato e vanno in rotta di collisione con Trump.
In secondo luogo perché sa che i “volenterosi” senza gli Stati Uniti possono pure suscitare gli eccitati gridolini di Ursual von der Leyen e della estone Kallas ( che comunque contano poco), ma militarmente no vanno lontano, nemmeno come cosiddetta “forza di pace e di deterrenza”.
Se davvero le trattative si prolungassero anche alla fine di ottobre il volpone di Mosca avrebbero agio di ripulire l’ultimo angoletto rimasto agli ucraini in terra russa a Kursk, pendersi Sumy, minacciando la seconda citta ucraina di Kharkiv (Kharkov in russo), riprendersi i resti dell’Oblast di Zaporizhia proteggendo l’accesso al mar nero di Mariupol e infine minacciando la stessa Odessa ( che pure viene considerata russofona).
Meglio sarebbe trovare un accordo con Trump e chiudere almeno parzialmente la partita entro la fine del disgelo. Poiché la tregua sul Mar Nero e la sospensione degli attacchi alle strutture energetiche ucraine da parte dei russi e gli attacchi alle raffinerie russe da parte ucraina, ( che continuano), non sono nemmeno l’inizio di una vera tregua, soprattutto per chi, da una parte e dall’altra, sta ancora crepando nel fango delle trincee o giace insepolto nelle foreste ucraine.
