La guerra di Putin

Ucraina, il conflitto fa proliferare formazioni neonaziste in Occidente 

di Giuliano Longo

L’arresto di due neonazisti francesi pesantemente armati di ritorno dall’Ucraina evidenzia un problema incombente per gli stati della NATO che sponsorizzano la guerra per procura, ma evidenzia anche la loro cospirazione del silenzio sulla natura della minaccia che rappresentano. Ne scrive  KIT KLARENBERG per il portale di indagine giornalistica indipendente The Grayzone.

Il 24 aprile 2023, due neonazisti francesi sono stati incarceratiper possesso di munizioni per fucili d’assalto. La coppia era tornata a Parigi dall’Ucraina due giorni prima ed era stata arrestata alla dogana. Entrambi erano sul radar dell’agenzia di spionaggio interno francese DGSI che li stava monitorando da tempo quali pericolosi per  la sicurezza dello stato. Secondo l’agenzia francese Mediapart, uno era un veterano dei Chasseurs Alpins, la forza d’élite di fanteria di montagna della Francia espulso dall’esercito dopo che le sue simpatie neonaziste erano state esposte online. L’altro è un noto attivista locale di estrema destra. Come da molti altri paesi occidentali, decine di cittadini francesi si sono recati a Kiev per imbracciare le armi contro la Russia e, sempre secondo la DGSI, almeno 30 di questi “volontari” sono noti fascisti. Tuttavia, questo flusso non ha generato alcun interesse da parte dei media in lingua inglese, ad eccezione del marzo 2022, quando  il militante di estrema destra Loïk Le Priol fu instradato  dall’Ungheria mentre era in viaggio verso l’Ucraina, accusato di aver ucciso a Parigi l’ex giocatore di rugby argentino Federico Martín Aramburú, nel corso della sparatoria in un locale parigino.

Era inevitabile che alcuni dei neonazisti francesi che sono riusciti a compiere il viaggio verso Kiev, avessero legami preesistenti con il battaglione Azov, il famigerato gruppo paramilitare neonazista ucraino.  Nel gennaio 2022, Parigi aveva bandito il gruppo di suprematisti bianchi, gli Zuavi, che  avevano attaccato violentemente i manifestanti antirazzisti che il mese precedente avevano interrotto una manifestazione per il candidato presidenziale di estrema destra Eric Zemmour. Il leader del movimento, Marc de Cacqueray-Valmenier,si era recato in Ucraina nel dicembre 2019 per incontrare i rappresentanti dell’Azov e partecipare ai suoi campi di addestramento. Dall’inizio della guerra in Ucraina, Ouest Casual, un canale Telegramattualmente esistente collegato agli zuavi, ha pubblicato un sostegno costante  ai soldati ucraini, denunciando ripetutamente i “contingenti asiatici dell’imperialismo sovietico”che ancora una volta si stanno diffondendo in Europa e definendo i combattenti ceceni ”“Cani islamisti”.

Bordeaux Nationaliste, un violento gruppo neonazista strettamente legato agli zuavi, ha organizzato regolarmente raccolte di attrezzature di combattimento per l’Ucraina. A novembre dello scorso anno i media riportavano chela polizia italiana aveva arrestato cinque membri del gruppo neonazista locale, “l’Ordine di Hagal” che mantiene legami operativi con il Battaglione Azov. Il gruppo stava accumulando armi, comprese munizioni, equipaggiamento tattico e un lanciagranate, pianificando attacchi terroristici. Un sesto membro, che allora combatteva al fianco di Azov in Ucraina, rimane ricercato. I neonazisti erano monitorati dalle autorità italiane già dal 2019. Uno – segnalato come “pericolosamente vicino a gruppi nazionalisti ucraini di estrema destra” – stava pianificando un attacco a una stazione di polizia a Napoli.  In una conversazione intercettata del gennaio 2021, uno dei due si vantava che “avrebbe compiuto un massacro come quello in Nuova Zelanda”, riferendosi a Christchurch che aveva ucciso 51 musulmani due anni prima. Quell’individuo aveva decorato il suo giubbotto antiproiettile e la copertina del suo manifesto, che menzionava l’Ucraina, con l’onnipresente logo del “sole nero” di Azov. Come rivelato da un’indagine del 2020 del “Combating Terrorism Center dell’Accademia militare di West Point”, quel manifesto è diventato popolare tra i gruppi paramilitari ucraini, e denunciava che l’Ucraina “ha un’attrazione particolare ( sostenuta dallo Stato) per i suprematisti bianchi e allo stesso modo per ideologi, attivisti e avventurieri”.  Era la prima volta dalla sconfitta dei nazisti nella seconda guerra mondiale che“una milizia nazionalista bianca apertamente di estrema destra” venisse “celebrata pubblicamente e si organizzi apertamente  con amici nelle alte sfere”. 

L’inchiesta ha documentato che il sostegno del governo di Petro Poroshenko (predecessore di Zelnsky) e dei servizi di sicurezza ucraini a questi gruppi. E sempre Combatting riferiva che “nonostante rapporti ben documentati di violazioni dei diritti umani”  l’Ucraina è stata il catalizzatore   “per individui e gruppi di estrema destra in Europa, negli Stati Uniti e oltre facendoli accorrere a frotte in Ucraina ,  per unirsi ad Azov e/o ricevere addestramento”. Alcuni ambienti occidentali e statunitensi hanno  incoraggiato e facilitato la proliferazione del neonazismo in Ucraina, già durante la Guerra Fredda, quando la CIA e l’MI6 (servizio di intelligence britannico) adottarono una politica segreta di incoraggiamento degli elementi ultranazionalisti ucraini per minare il regime comunista.  Negli anni successivi al colpo di stato di Maidan del 2014, sostenuto dagli Stati Uniti, numerose milizie di estrema destra hanno ricevuto un addestramento militare di alto livello da Washington, Londra e Ottawa, sostegno che si è intensificato dopo l’invasione russa. Due gruppi che negli ultimi anni hanno ricevuto un ampio sostegno pratico e materiale dagli stati NATO: “Centuria” e “Settore destro”. Secondo i media locali, i membri incriminati dell’Ordine italiano di Hagal hanno mantenuto contatti “diretti e frequenti” con entrambi questi gruppi, insieme ad Azov, cercando un “possibile reclutamento per i ranghi di questi gruppi combattenti”. D’altra parte l’Occidente ha avviato da tempo il suo programma segreto di sostegno agli estremisti violenti (anche islamici)  per indebolire e destabilizzare i suoi nemici geopolitici, ad esempio in Bosnia e in Kossovo.  Il numero totale di combattenti fascisti locali e stranieri in Ucraina non è noto, ma è probabile che sia di migliaia.  Nel luglio 2022, Europolavvertiva che “la proliferazione di armi da fuoco ed esplosivi in ​​Ucraina potrebbe portare a un aumento del traffico di armi da fuoco e munizioni nell’UE attraverso rotte di contrabbando consolidate o piattaforme online” e “questa minaccia potrebbe anche essere maggiore una volta che il conflitto sarà finito”. Quello stesso mese, un rapporto del Comitato per l’intelligence e la sicurezza del parlamento britannicoconteneva una breve sezione sul rischio rappresentato dai britannici che si erano recati all’estero per “scopi di terrorismo di estrema destra, ulteriormente radicalizzati” dall’esperienza e “sviluppando connessioni con altri” che condividono la loro ideologia violenta. Nonostante i vari passaggi secretati del documento, è fuor di dubbio che questa sezione si riferisse ai combattenti di ritorno dall’Ucraina per i quali indirettamente il Comitato avvertiva che non c’era “nessuna procedura in atto”per monitorare queste persone al loro arrivo. È difficile immaginare che i funzionari dell’intelligence occidentale non siano consapevoli del fatto che la polveriera che hanno creato a Kiev potrebbe esplodere sul loro stesso suolo. Tuttavia è chiara la loro omertà sulla questione. Da quando è entrata in carica, l’amministrazione Biden lanciato allarmi di attacchi terroristici “di matrice razziale o etnica”da parte di cittadini statunitensi e ha persino pubblicato una strategia di sicurezza nazionale dedicata per affrontare la “sfida”. Tuttavia, l’incriminazione di due neonazisti americani nel febbraio di quest’anno non ha generato praticamente alcun interesse da parte dei media ed è passata in gran parte inosservata ai funzionari statunitensi. La coppia, leader di Atomwaffen – noto anche come Fronte di resistenza nazionalsocialista – aveva pianificato di distruggere le sottostazioni elettriche che servono la città a maggioranza nera di Baltimora, nel tentativo di privare i residenti del calore e della luce durante l’inverno. Questo inquietante silenzio può essere spiegato, almeno in parte, dai rapporti di Atomwaffen con il battaglione Azov, che ha ospitato i membri del gruppo a Kiev.Caleb Kole, esponente di Atomwaffen, è stato condannata nel gennaio 2022 dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per aver complottato con complici per intimidire ebrei e giornalisti. Si è scoperto che Cole aveva già visitato l’Ucraina per partecipare all’annuale festival “black metal” neonazista del paese noto come “Asgardsrei”, che si tiene in un luogo di proprietà statale e presenta sul palco influenti attivisti dell’Azov. In conclusione, mentre gli esperti occidentali oscurano l’agenda apertamente fascista di Azov per giustificare gli aiuti militari all’Ucraina, stanno anche oscurando la minaccia rappresentata dai combattenti stranieri che tornano a casa in massa dopo mesi nelle trincee con il gruppo. Mentre i media russi ogni giorno non perdono occasione per esaltare la liquidazione di questi gruppi di “volontari stranieri” al fronte.

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