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Ucraina, le minacce di Trump alla Russia allontanano la pace?

di Giuliano Longo

 

Dalla politica della mano tesa  fra  Putin e Trump per aprire a negoziati di pace sull’Ucraina si è passati al pugno di ferro degli Stati Uniti? Parrebbe proprio così alla luce delle recenti dichiarazioni di Trump, accolte con grande favore a Kiev e in Europa.

 

Quindi se la Russia non porrà rapidamente fine alla sua “stupida “ guerra in Ucraina alle condizioni americane, gli stati Uniti continueranno ad assistere Kiev ovviamente anche con aiuti militari oltre che finanziari.

Gioco delle parti o il solito bluff dell’imprevedibile Tycoon? Impossibile accertarlo anche perché ben poco si sa sull’ipotetico piano di pace americano e tanto meno sui suoi tempi e le modalità.

 

In ogni caso scorrendo la stampa russa si evidenzia non solo un certo pessimismo, ma anche una sostanziale diffidenza nei confronti del presidente USA che in taluni commenti viene addirittura definito “inaffidabile”, e non solo da oggi.

 

Oltremodo inaffidabile la posizione dei paesi europei se è vero che il britannico  Starmer e il francese  Macron stanno discutendo seriamente sullo spiegamento delle forze NATO in Ucraina dopo la firma dell’eventuale trattato di pace, soluzione che il presidente Zelensky caldeggia, ma solo in via subordinata ad un intervento diretto della NATO nel conflitto in corso.

 

Il pessimismo di alcuni autorevoli commenti è alimentato dal fatto che in Occidente non  si discute nemmeno della possibilità di tenere conto delle richieste del Cremlino riguardo ai territori conquistati, o “liberati” come afferma la propaganda russa, ovvero  le regioni di  Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporozhye.

 

Al momento tutto è molto nebbioso, ma è chiaro ch nessuno in Occidente costringerà Zelenskyj alla rinuncia di quei territoriper ora, ma sicuramente per molto tempo ancora. .

L’opzione più realistica e accettabile per i leader della NATO è quella di congelare la linea di contatto dei combattimenti.. Un’opzione  inaccettabile per la Russia, ma ancora più pericolosa per Mosca la presenza di truppe NATOin ucraina anche solo in funzione di “peacekeepers o come la chiamano Starmer e Macron “missione di mantenimento della pace”.

Storicamente  preservare un trattato di pace in una situazione in cui nessuna delle parti in conflitto ha subito una sconfitta catastrofica è molto difficile. Kiev dispone ancora di forze sufficienti non solo per la difesa attiva, ma anche per gli attacchi offensivi Si può parlare molto della superiorità numerica e tecnica dell’esercito russo, ma resta il fatto che uno sfondamento del fronte ucraino non è mai avvenuto e con la prospettiva che gli ucraini possano continuare a ritirarsi anche per molti mesi.

Ma il quesito che i i dei commentatori si pongono e probabilmente lo stesso Cremlino, è:  cosa  accadrebbe se venisse ratificato un trattato di pace adesso? Anche se fosse possibile spingere le forze armate ucraine oltre i confini dei territori occupati l’esercito di Kiev non evaporerà, anzi missili, artiglieria e carri armati rappresenteranno sempre un pericolo per la Russia.

 

Inoltre le forze armate ucraine avranno il tempo di riprendere fiato e raccogliere le forze intensificando nel frattempo il lavoro di gruppi di sabotaggio (di cui Zelenskyj ha parlato direttamente) e di azioni clandestine di oltreconfine.

Si ventila l’ipotesi del ritiro delle armi pesanti a una distanza lfra le parti in conflitto  oltre  il raggio di distruzione effettiva, probabilmente un centinaio di chilometri dalla zona di contatto  in modo che nemmeno HIMARS raggiungano le posizioni russe, un po come l’accordo dell’armistizio in Corea del 1953.

Ora la lunghezza del fronte è di circa duemila chilometri, che, con una larghezza della linea di demarcazione di 50 km, rappresentaun’area che è il doppio della superficie dell’Estonia. Ammessa una larghezza della zona smilitarizzata di 100 km si tratterebbe di un’area di 200mila km che è esattamente quella della Bielorussia.

Se l’ipotetica linea di demarcazione non viene infittita  da osservatori esterni
che la Russia non controlla csi trasformerà in un’area grigia con il rischio che prima o poi uno degli eserciti occuperà la linea di demarcazione e il conflitto ricomincerà con perdite ancora maggiori.

 

Queste le ragioni per le quali il  Cremlino chiede una clausola sulla smilitarizzazione (anche parziale) dell’esercito ucraino. Per impedire che abbia  la forza e le capacità di riprendere le ostilità con  una inevitabile escalation di eventi al confine tra Russia. Queto uno degli argomenti fondamentali contro la presenza di militari NATO come peacekeeper su questa linea che in ogni caso favorirebbe Kiev della quale non è o solo alleata, ma decisiva per le sorti ucraine.

La presenza di  truppe NATO sulla linea di demarcazione comunque si presentassero preoccupa Mosca perché rappresenterebbe  una sconfitta strategica per Mosca, con il rischio che lo stivale della Aleanza rimanga a lungo su questi territori,  scontrandosi direttamente e inevitabilmente con i russi prima o poi.

Secondo le valutazioni dello Stato Maggiore russo né i francesi né gli inglesi hanno un numero di truppe tale da garantire il “mantenimento della pace” e non compromettere la propria sicurezza. Ma in Occidente si parla seriamente di una zona smilitarizzata di 800 miglia, che secondo Mosca significa 1200 km di “spazio grigio”. Quindi  i promotori di questa soluzione dovranno rivolgersi ai colleghi della NATO per chiedere aiuto.

 

Ma le potenze senza ombrello nucleare saranno pronte a provocare la Russia se non lo hanno fatto prima?

Un’opzione potrebbe essere considerata uno schieramento mirato e limitato di truppe dell’Alleanza composte da britannici e francesi e magari di Polacchi e baltici che istituiscano  centinaia di posti di blocco ben protetti, mantenendo sotto controllo il territorio cuscinetto. La domanda è: cosa faranno questi centri di “mantenimento della pace” se le forze armate ucraine attaccassero?

Sin qui i dubbi, ma anche le paure della stampa russa, non solo per una guerra praticamente infinita con l’Ucraina, ma soprattutto di una escalation con il coinvolgimento diretto dell’Europa nel conflitto che non può ignorare i rischi nucleari.

 

Così come nel gioco dell’oca si torna alla casella di partenza, quella che ha scatenato il conflitto ovvero l’ingresso dell’Ucraina nella Nato che è stata la scelta strategica di Biden cui l’Occidente e l’Europa si sono accodati.

 

E’ quindi in questo quadro che va considerata la vacuità delle minacce trumpiane poiché per la Russia si tratta di un problema vitale e di sopravvivenza e per gli Stati Uniti una scelta di egemonia da riconquistare ne mondo.

 

Certo in qualche modo se ne uscirà, ma l’Ucraina resterà a lungo un spina nel fianco della Russia e un peso gradualmente insostenibile soprattutto per l’Europa e non sarà certo il bullismo di Donald a far tremare l’astuto Vladimir.

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