Esteri

Ucraina, le posizioni del Cremlino e i timori di Kiev per le nomine di Trump

di Giuliano Longo

Il Cremlino intende  dettare i termini di qualsiasi potenziale negoziato di “pace” con l’Ucraina prima dell’insediamento del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, ma intende farlo ribadendo che  gli obiettivi della Russia rimangono invariati.

 

La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo (MFA) Maria Zakharovaha affermato il 13 novembre che i funzionari occidentali stanno mentendo sul loro interesse per la pace in Ucraina e che la “pace” può essere raggiunta solo quando l’Occidente smetterà di fornire assistenza militare all’Ucraina.

La dichiarazione di Zakharova indica che la Russia continua ad affermare che l’Occidente deve porre fine a tutte le disposizioni di assistenza militare all’Ucraina come prerequisito per i negoziati di pace.

 

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrovlo stesso giorno  ha anche affermato  che l’inizio della presidenza di Trump non avrebbe cambiato fondamentalmente la posizione degli Stati Uniti sull’Ucraina e che qualsiasi proposta di congelare la linea del fronte è “anche peggiore” degli accordi di Minsk che seguirono la prima guerra civile nel Donbass del 2014.

 

Le dichiarazioni di Zakharova e Lavrov apparentemente contrastano (ma è il gioco delle parti) con  i recenti impegni di Putin  di “ripristinare” le relazioni tra Stati Uniti e Russiacon la nuova amministrazione presidenziale statunitense e indicano invece che Putin probabilmente dà per scontato che l’amministrazione Trump terrà conto degli interessi del Cremlino.

 

In ogni caso queste dichiarazioni coincidono (casualmente?) con l’intenzione di Trump diu nominare un “inviato di pace ucraino per guidare i negoziati sulla fine della guerra.Trump vuole portare Russia e Ucraina al tavolo delle trattative per porre fine alla guerra, lo ha confermato il 13 novembre a Voice of America anche Mike Waltz scelto da Trump come consigliere per la sicurezza nazionale.

 

Diversi  resoconti dei media internazionali suggeriscono che il “piano” di Trump  potrebbe comportare il congelamento della guerra, la sospensione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO e l’istituzione di una zona demilitarizzata nell’est del paese.

Russia e Ucraina non hanno avuto colloqui diretti dopo i falliti negoziati in Bielorussia e Turchia all’inizio del 2022. Pubblicamente, sembra esserci poco spazio per compromessi poiché Kiev ha ripetutamente rifiutato concessioni territoriali, mentre la Russia ha poche ragioni per negoziare poiché attualmente detiene il sopravvento sul campo di battaglia.

Ora Waltz è pronto a sostituire Jake Sullivan nel ruolo di consulente senior della CasaBianca. In questa posizione, informerà Trump sulle principali questioni di sicurezza e avrà la possibilità di influenzare le decisioni politiche chiave. Waltz  in precedeza ha swmpre espresso riserve sul continuo aiuto militare e finanziario a Kiev  , sostenendo che le nazioni europee dovrebbero aumentare il loro sostegno per garantire la stabilità regionale.

A Kiev Le scelte di Trump per il suo Governo hanno incontrato reazioni contrastanti, mentre alcuni esponenti ucraini e commentatori hanno accolto le nomine di   Waltz e Marco Rubio con “moderato ottimismo”, altre voci hanno manifestato sorpresa e preoccupazione.

Il presidente eletto ha scelto anche il veterano militare e conduttore di Fox News PeteHegseth per guidare il Dipartimento della Difesa, una mossa che ha lasciato di stucco i generali del Pentagono per la sua aasoluta incompetenza di cose militari .

Così come ha preoccupato Kiev la nomina dell’ex democratica Tulsi Gabbard ,apertamente scettica nei confronti dell’Ucraina , alla carica di direttrice dell’intelligence nazionale. Un segnale estremamente negativo per una Ucraina che non solo ha sempre dialogato e seguito le indicazioni di CIA e del britannico MI5, ma fonda proprio sull’Intelligence occidentale tutta la sua conduzione del conflitto.

L’ex deputata e veterana della Guardia nazionale dell’esercito ha sempre sostenuto  la giustificazione di Putin per l’invasione dell’Ucraina nel 2022, attribuendo la causa non a Mosca, ma al fallimento dell’amministrazione Biden nel riconoscere “le legittime preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza“.

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