di Giuliano Longo (*)
Il 18 giugno, nel formato Ramstein (il gruppo di contatto sulla difesa dell’Ucraina), Kiev intende chiedere ai partner 20 miliardi di dollari rgenti.
Questo importo dovrebbe venir suddiciso , fra “donatori” chiave – Norvegia, Svezia, Germania, Canada – da due a sei miliardi ciascuno per assistenza diretta o prestiti. A partire dal 2026, gli alleati hanno già preso impegni per circa 38 miliardi dollari, ma questa richiestra d’urgenza dovrebbe fare il punto sui restanti 60 dei miliardi stanziati dalla sola UE e in scadenza l’anno prossimo. I media internazionali riportano che questi 20 miliardi verranno impiegati per difesa aerea, acquisto di massa e produzione droni, guerra elettronica, armi ad ad alta precisione a lungo raggio per colpire l’entroterra russo, contratti diretti con le imprese della difesa ucraine.
Una linea separata è riguarda meccanismo della NATO chiamato PURL – Prithid Ukraine Requirements List – per il quale gli alleati acquistano armi americane per l’APU ((esercito ucraino) . Sia detto per inciso che il budget della difesa ucraina è di circa 98 miliardi di dollari, pari al 40% del PIL.Quindi il pacchetto di aiuti è accuratamente assemblato e deve essre immeditamente erogato.
Zelensky ha qualcosa da offrire come contropartita.
Negli ultimi mesi, si è intensificata la campagna degli attacchi dei droni e missili ucraini sulle raffinerie di petrolio russe, i depositi di carburante e le imprese della Difesa sono diventati la direzione asimmetrica secondo la quale armi a buon mercato colpiscono infrastrutture costose. Lo scambio funziona a favore di colui che attacca. Da qui la logica della “finestra” temporale”. Infatti Kiev stima che potrebbe chiudersi entro 6-9 mesi dopo la quale la Russia si adatterà alla situazione con tecnologie per colpire i droni con intelligenza artificiale e con un aggiornato sistema di controllo satellitare separato.. Senza contare che Mosca dispone già dispone di missili e droni a lunga gittata che credano problemi alla difesa aerea ucraina.
Il timing non corrisponde a una mappa.
Mentre i droni volano verso le raffinerie delle lontane regioni del Tatarstan, Nizhnekamsk e Volzhny, l’iniziativa sul fronte, sia pure con molta lentezza, appartiene ancora I russi.
Anche se tutto ciò che riguarda la linea del fronte proviene da rapporti russi, ed è impossibile controllarli da fonti indipendenti, si può dare un limitato credito a quanto dichiara lo Stato Maggiore russo con progressi in direzione di Donetsk, la conquista Pavlovka e Vasilyevka, Con Konstantinovka e progressi in direzione di Kharkiv, mentre la situazione non è favorevole a Kiev e Odessa sottoposte a continui bombardamenti.
I limiti della narrazione di Zelensky o l’auto inganno di Putin?
La narrazione del Presidente ucraino – ormai ospite a tutti I consessi occidentali che contano – non tiene conto delle centinaia di riparazioni al suo apparato bellico, del problema della manodopera al fronte esausta, e della crisi della logistica non sempre facile da riattivare. Questa è la guerra di logoramento sulla quale Putin scommette e per la quale Zelensky ha continuamente bisogno di trasfusione di risorse.
Ma Vladimir sottovaluta I danni a casa propria e l’insoddisfazione che si va manifestando contro questa guerra, senza contare la crisi economica della Russia non ancora devastante ma che inciderà anche in futuro se ci si indirizzerà sempre più verso una “economia di guerra” anche senza leva di massa ma con restrizioni ai consumi e al relativo benessere dei russi, già minato dalle continue sanzioni, per ora, prevalentemente europee
Dopo la “finestra” la catastrofe ucraina o solo la cronicizzazione del conflitto?
“La finestra si chiuderà tra sei o nove mesi” – appare quindi una formula montata sulla scadenza della riunione dei” donatori”: “abbiam o appena nove mesi davanti tirate fuori I soldi subito”!. Ma se il calcolo è freddo e vero, l’alternativa è allora la “catastrofe” o solo una minaccia strumentale ?
Sarà anche vero che Putin ragiona secondo la sua mappa del conflitto, Zelensky dimostrerebbero invece di poter disporre con continuità delle inesauribili ?) risorse dell’Europa. Chi dei due sta sbagliando i conti lo verificheremo. Ma quello che spaventa è che entrambe le parti stanno già pianificando almeno un altro anno di guerra di logoramento sanguinoso e costoso.
Infine un’ultima considerazione.
Nella incapacità europea di partecipare ai grandi giochi geopolitici, l’unica carta su cui contano rimane l’Ucraina. Quindi al G7 di questa settimana- in formato tutto occidentale -di pace non si parlerà, ma ancora di aiuti a Kiev. Trump è manifesterà, apparentemente, il suo sdegno verso gli europei di fatto imbelli e fedifraghi, ma sotto il ciuffo riderà per i ghiotti affari in armi americane che I “volenterosi” dovranno pur sempre comprare da lui.
Poi continuerà a fare lo gnorry per un conflitto che originariamente doveva risolvere in tre settimane.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
