di Giuliano Longo
Il presidente Trump dice di averne le tasche piene di Zelensky e le gole profonde della diplomazia adombrano l’ipotesi di un suo esilio dorato forse a Parigi Mentre altre gole profonde che senza dubbio sono molto in alto nell’amministrazione Trump, preferirebbero esiliarlo nel Regno Unito.
Nel frattempo Zelensky, escluso dai colloqui resiste in nome della democrazia, ma soprattutto pe il futuro suo e dei suoi fedelissimi. Che venga esiliato a Londra a Parigi, come riportano oggi molti media, ha poche importanza, anche perché lo stesso Trump ammette che prima o poi il presidente ucraino dovrà parlare con Putin. .
Zelensky per ora con l’appoggio di Parigi e Londra per non parlare dei Paesi Baltici irrilevanti militarmente, resiste e si aggrappa alla Costituzione ucraina che gli proibisce di parlare con Putin con il conflitto è in corso senza almeno un armistizio a breve, come vorrebbe Trump.
D’altra parte è consapevole che può rimanere in carica solo con il supporto del suo esercito e, in particolare, del suo braccio dell’ intelligence, guidato da Kyrylo Budanov, capo del pericoloso GUR radicalmente ostile alla Russia che l’ha marchiato come capo di una “organizzazione terroristica”.
L’esercito ucraino è una forza politica dominata da ultranazionalisti che sono in circolazione da prima della prima guerra mondiale. Nella seconda questi si schierarono con i nazisti per opporsi ai russi collaborando all’olocausto degli ebrei e di altre minoranze, in particolare polacche.
Il più famoso capo di queste formazioni fu Stepan Bandera. Durante la seconda guerra mondiale ha guidato l’OUN-B (Organizzazione dei nazionalisti ucraini, fondata originariamente nel 1929). Nel 1959 Bandera fu assassinato da un agente del KGB a Monaco usando una pistola che sparava polvere di cianuro.
Ma nel 2010 Bandera fu insignito del titolo di Eroe dell’Ucraina e gli furono eretti monumenti ovunque, mentre si abbattevano tutti i simboli della vittoria russa.
L’Occidente ha sempre chiuso un occhio sui crimini “banderisti dei suoi successori della Brigata Azov. Non solo, ma grazie a Zelensky queste formazioni ultranazionaliste sono state armate fino ai denti dagli Stati Uniti e dalla NATO.
Quando il governo ucraino ha voluto intitolare una strada a Bandera, cosa a cui gli ebrei ucraini si erano fortemente opposti, furono “convinti” a farsi da parte dallo steso Zelensky che vanta, a fasi alterne o per convenienza, di essere ebreo.
È quindi difficile anche per i leader militari andare contro Zelensky e i suoi sostenitori nazionalisti che potrebbero anche essere la punta di diamante di una guerra civile.
Ecco allora spuntare il nome dell’ex generale in capo Zaluzhny, che si trova nel Regno Unito e non comanda più. Lui era convinto che i suo Paese non potesse vincere la guerra, ma poteva resistere. Zelensky vide in questa posizione un indebolimento della sua campagna per ottenere dall’Occidente massicce consegne di armi e il sostegno finanziario di USA e NATO.
Per ribadire il concetto del suo dimissionamento a Londra del febbraio 2024, il suo principale aiutante, il maggiore Gennady Chastiakov fu assassinato con una bomba omaggio come souvenir da salotto e sei mesi dopo l’omicidio il generale fu inviato come ambasciatore nel Regno Unito (un po’ più sicuro di Kiev).
Leggendo le recenti interviste del generale non risulta che le sue posizioni differiscano gran che da quelle del suo Presidente soprattutto sulla questione dei territori ucraini occupati dalla Russia , la quale di questo punto ha fatto uno dei pilastri della trattativa con Gli Stati Uniti.
Certamente quando c’è di mezzo il potere le opinioni cambiano e un generale alla successione di Zelensky potrebbe essere una soluzione gradita sia Washington che a Mosca anche purchè garantisca l’ordine e almeno il mantenimento di una tregua ,
L’ipotesi dovrebbe implicare il consenso del Cremlino, che forse avrebbe gradito la successione di Zaluzhny già alla fine del 2023, ma per ora ne parla solo certa stampa russa (vedi articolo ORE12 di ieri).
Putin e Trump vogliono subito elezioni in Ucraina per far fuori dai giochi l’attuale presidente ucraino. Caduta, eventualmente, l’ipotesi della successione del generale esiliato, oggi altre gole profonde, indicano quale possibile successore di Zelensky, l’attuale capo dell’esercito Syrskyii.
Solo che l’esercito del generale ha visto sino ad oggi continue battute d’arresto con qualche successo temporaneo come l’invasione parziale dell’oblast russo di Kursk.
Quell’invasione ha colto di sorpresa i russi. Da allora, in base agli ordini di Zelensky, numerosi battaglioni di riserva e alcune unità temprate sono stati lanciati per mantenere un 30% del territorio occupato, anche se il suo obiettivo principale non è mai stato raggiunto con l’occupazione della città di Kursk e della sua grande centrale nucleare.
Ora, secondo le ultime dichiarazioni provenienti dal Ministero della Difesa russo e da Putin, le forze russe hanno respinto in parte il blitz e proprio ieri hanno attraversato il confine ucraino a Sumy per tagliare i rifornimenti agli ucraini.
Se le perdite dovessero continuare, Syrskyii potrebbe essere sostituito per mantenere almeno una piccola porzione di quel territorio russo che Zelensky voleva gettare sul piatto delle trattative.
A questo punto Trump potrebbe pensare a un candidato alla presidenza ucraina politico anziché militare, ma se un politico arriva in carica senza il supporto dell’esercito, le possibilità di successo, per non parlare di sopravvivenza anche fisica, non sono ottimali.
Ciò significa che anche se si tenessero le elezioni in Ucraina, supponendo che Zelensky perdesse o addirittura non si candidasse, il risultato sarebbe probabilmente, nella migliore delle ipotesi, un leader debole che metterebbe a rischio la propria vita.
Un compito urgente per l’amministrazione Trump sarebbe trovare un modo per neutralizzare il GUR e Budanov da un lato, e contemporaneamente smantellare le formazioni nazionaliste nell’esercito ucraino, mission quasi impossible.
L’alternativa sarebbe quella di costringere Zelensky a negoziare, assicurandosi che firmi qualsiasi accordo venga raggiunto, mentre come contropartita, potrebbe rimanere in carica almeno sino a quando la situazione si stabilizzi.
L’attuale scambio di accuse tra il presidente Trump e il presidente Zelensky riguarda proprio la necessità di obbligarlo a un accordo che non vuole ( sino all’ultimo ucraino?). Opzione apparentemente più semplice che ripulire l’esercito dai filonazisti e smantellare il GUR.
Ma anche nel Tresette la partita si gioca con il morto che invece in questo momento è vivo e arzillo. Parliamo di Putin il quale, apparentemente con Volodia non ci andrebbe a prendere nemmeno un caffe perché lo legittimerebbe come presidente in carica, dopo che Washington lo ha mollato.
D’latra parte, per ora, nemmeno Mosca dispone di una alternativa credibile per un presidente , che in ogni caso, se insediato con il loro appoggio, risulterebbe per le cancellerie europee un Quisling collaborazionista.
E come sembra, se la diplomazia funziona, l’unica soluzione sarebbe portare il presidente ucraino alla firma e offrirgli un minimo di garanzie e magari rinviare le elezioni a tempi più tranquilli. Che sarebbe poi il vero gioco di Zelensky, ma ci sono alcuni ostacoli.
Il primo è che Putin ci perderebbe la faccia. Il secondo è che Zelensky si metterebbe in grado non solo di mantenere il potere, ma di imbastire azioni destabilizzanti verso la Russia con la copertura del GUR e magari di qualche alleato occidentale.
Il terzo è che l’esercito ucraino non verrebbe certamente ripulito dagli estremisti e tanto meno ridimensionato. Il quarto, e definitivo, una permanente instabilità politica ai confini russi che non garantirebbe una pace stabile e la sicurezza di ucraini ed europei.
Ecco i motivi per i quali le elezioni, magari differite, ma certe, si dovranno pur fare per legittimare l’accodo russo-americano. Quanto alle eventuali alternative a Zelensky nasceranno come i funghi per un piatto ricco di interessi economici, molti soldi e molte armi e la prospettiva dell’ingresso nella UE.
Di golpe in Ucraina c’è già stato quello di piazza Maidan, un altro verrebbe impedito dai patti delle nuova Yalta che tengono in mano le sorti di Kiev.
