Una revisione profonda dell’Ets, il sistema per lo scambio di quote di emissioni Ue, è necessaria per garantire all’industria di sopravvivere in un momento storico di trasformazione. E’ l’appello di Confindustria a Bruxelles. Nel corso di una conferenza stampa dal titolo ‘Revisione Ets: le richieste dell’industria italiana’, il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, parla di “ultima chiamata”, “un grido di allarme”.
La questione centrale, spiega Regina, non è se decarbonizzare o meno ma come finanziare questo processo che, rimarca, l’industria italiana non vuole ostacolare. “Non siamo contrari alla decarbonizzazione e non chiediamo misure drastiche, ma siamo convinti che, senza revisione profonda di questo meccanismo, porteremo l’industria europea e italiana verso una deindustrializzazione che l’Europa non si può permettere”. Tra le proposte, riassunte in 10 punti, ci sono quelle di contenere il prezzo e la volatilità delle quote di CO2, rallentare la riduzione delle quote disponibili e mantenere più a lungo le assegnazioni gratuite ai settori più esposti alla concorrenza internazionale. Confindustria propone inoltre di accompagnare la decarbonizzazione con strumenti di sostegno economico e incentivi agli investimenti, semplificare le regole del sistema e rinviare alcune estensioni dell’Ets fino a quando non saranno disponibili alternative tecnologiche ed economiche adeguate. La Commissione europea ha in agenda di presentare il 15 luglio l’attesa revisione del sistema. Per Confidunstria “non basta aumentare il prezzo del carbonio, ridurre le quote gratuite e aspettare che il mercato che mobiliti gli investimenti” ma “occorre creare una vera politica industriale europea con strumenti finanziari adeguati”. Per Regina “decarbonizzare e reindustrializzare sono due obiettivi della stessa medaglia e devono essere perseguiti insieme”. In questo caso il progetto di revisione deve essere “compatibile con le esigenze reali dell’industria” e non “faccia perdere competitività” in un momento che non è solo geopoliticamente complesso ma di “stress commerciale da parte della Cina senza precedenti”. Per questo motivo la revisione del meccanismo “non può finire né per essere un pannicello caldo, perché sarebbe sbagliato”, non può trattarsi di una revisione “leggera” o di qualche “piccolo aggiustamento” ma deve trattarsi di uno strumento “che condividiamo, basato su delle regole, su delle analisi scientifiche, su dati di fatto oggettivi con l’obiettivo comune di fare più forte l’industria”. Lo special advisor per l’Autonomia strategica europea, il Piano Mattei e la competitività, Antonio Gozzi, parla di “argomento che fino a qualche tempo fa era un tabù”, che invece “ora vede una discussione europea” nella quale l’Italia insieme ad altri Paesi chiede “una revisione sostanziale”. Nel nostro Paese a rischiare di più è “l’industria energivora, quella che è soggetta lla compliance sull’Ets, più esposta anche al tema della competitività internazionale. Parliamo di settori che nello specifico in Italia assicurano oltre 1 milione di lavoratori: la carta, il cemento, l’acciaio, la ceramica. Settori fondamentali del nostro made in Italy che assicurano la dorsale di base e che danno autonomia strategica anche alla nostra industria”.s
