Esteri

Unione Europea, un altro anno di immobilismo

 

L’Unione Europea continuerà a lottare per aiutare l’Ucraina, consentendo invece ad altre potenze mondiali di gestire l’invasione russa o l’eventuale pace, mentre si avvicinano le fatidiche elezioni negli Stati Uniti, dopo un 2924 in cui ha fatto poco e un 2025 in cui non sarà in grado di fare molto di più.

Le istituzioni dell’UE sono state paralizzate dalle elezioni europee. Ora si prevede un altro anno di stallo mentre i burocrati dell’UE attendono i risultati delle elezioni tedesche nell’autunno del prossimo anno.

A Bruxelles si sta verificando una mancanza di urgenza,  con le istituzioni europee che saranno  in modalità di ripristino burocratico per gran parte dell’anno.

 

Le elezioni europee  per nominare 720 membri del Parlamento  hanno impegnato Bruxelles per la prima metà del 2024. Le sue  istituzioni si sono fermate mentre Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha fatto campagna per un secondo mandato e ha atteso l’approvazione da parte del Parlamento.

 

Ora lei sta aspettando che il Parlamento approvi il suo team di 26 commissari (uno per ogni paese membro) per guidare il braccio esecutivo dell’UE. Il suo team è pronto ad arrivare alle proprie scrivanie il 1° dicembre, giusto a ridosso delle vacanze invernali.

Il minimo che si sarebbe potuto fare era istituire una nuova Commissione prima delle elezioni negli Stati Uniti. Mentre Kamala Harris ha giurato di continuare il sostegno militare, politico ed economico del presidente degli Stati Uniti Joe Biden all’Ucraina, è improbabile che si possa dire lo stesso con la vittoria di Trump.

Nel frattempo  l’UE sta preparando un “prestito” (sic)  di circa 35 miliardi di euro a Kiev che insiste per trovare manodopera e munizioni mentre i russi avanzano.

Per di più  la sua rete elettrica è stata devastata dai russi e dovrebbe  essere ricostruita prima dell’inverno. Il Cremlino ha invece annunciato  un aumento del 25% della spesa per la difesa nel 2025, portandola a un nuovo massimo storico post-sovietico.

E anche quando la nuova Commissione sarà in carica, il gioco dell’attesa continuerà. Invece di partire subito e tornare a fare politica, una delle grandi potenze del blocco si metterà in mezzo.

 

La Germania ritarda le scelte

L’UE deve mettere insieme la sua proposta per il prossimo bilancio settennale a partire dal 2028, che riguarderà tutto, dall’agricoltura al sostegno all’Ucraina. Ma è probabile che ciò venga rimandato a a dopo le elezioni tedesche nell’autunno prossimo.

Per la frugale Germania, espandere il bilancio dell’UE o emettere debito congiunto sono questioni estremamente delicate dopo la sentenza della Corte Costituzionale  tedescache impedisce di utilizzare i soldi rimanenti di un fondo Covid per altri scopi.

Quindi Il pilastro economico ( in recessione) della UE è politicamente paralizzato in vista delle elezioni di settembre, soprattutto per quanto riguarda le decisioni su un bilancio europeo più ampio.

Gli attuali sondaggi avvertono che l’Unione Cristiano Democratica (di cui von der Leyen è membro), più conservatrice dal punto di vista fiscale, potrebbe tornare al potere e quindi ostacolare un aumento del bilancio della Unione. .Inoltre la ‘UE ha bisogno dell’unanimità per approvare il suo bilancio e sarebbe impossibile concordarne uno senza la partecipazione del paese più ricco dell’Unione.

E’ evidente che i politici tedeschi vogliono evitare di  prendere decisioni importanti, o vincolanti, prima del voto.La vittima più probabile saranno i negoziati [sul bilancio] e qualsiasi discussione sui prestiti congiunti dell’Unione. Infatti Berlino non può prendere alcuna decisione, né adottare nuove tasse o nuovi finanziamenti prima del voto.

Un rinvio consentirebbe inoltre alla Commissione di comprendere la direzione delle proposte di spesa del nuovo governo tedesco, che toccheranno questioni politicamente delicate come l’emissione di debito comune, a cui la Germania si oppone da tempo, per finanziare la difesa europea.

Mario Draghi ha  proposto l’emissione immediata di debito comune per finanziare riforme rapide per tenere il passo con Washington e Pechino, ma ha già ricevuto un “nein” da Christian Lindner,  ministro delle finanze tedesco.

C’è qualcosa che può spingere l’UE ad agire?

Anche dopo che il primo ministro polacco filo-europeo Donald Tusk avrà assunto a gennaio la presidenza semestrale del Consiglio dell’UE, succedendo all’ungherese filorusso Viktor Orbán, tutti ormai sono convinti che non sarà in grado  di cambiare  minimamente le cose se Berlino sarà in campagna elettorale.

 

L’unica cosa che potrebbe scuotere l’Europa dal suo torpore è il ritiro di Trump dalla NATO, pura fantascienza, ma nemmeno un piano di pace imposto da Trump all’Ucraina sarebbe sufficiente a spingere gli europei a cercare un finanziamento comune per la loro sicurezza.

 

Se l’occhio di Bruxelles è continuamente rivolto a Washington, nemmeno la vittoria della Harris potrà cambiare qualcosa, se non le tradizionali pacche sulle spalle con qualche incitamento fraterno (ma non tanto)  a spendere di più.

 

GiElle

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