Esteri

I prezzi del petrolio fra decisioni Opec+, Usa e crisi mediorientale

 

La oscillazioni del prezzo nell’ultima settimana

Nell’ultima settimana il mercato petrolifero ha oscillato da un estremo all’altro. Nel caso di un aggravamento della situazione in Medio Oriente, gli esperti o prevedono una carenza di petrolio e un forte aumento dei prezzi a 100-150 dollari al barile, oppure un calo della domanda e un crollo dei prezzi a 40 dollari. L’oro nero è influenzato da molteplici  fattori. Tra questi figurano l’instabilità geopolitica in Medio Oriente, le azioni dei paesi OPEC+, le politiche economiche di Stati Uniti, la Cina e altre questioni.Nell’ultima settimana, i prezzi del petrolio sono aumentati e hanno superato gli 80 dollari al barile di Brent, ma martedì 8 ottobre la tendenza si è improvvisamente invertita e il prezzo della è sceso a 77,4, appena un giorno dopo la notizia  che Le scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti sono aumentate in modo significativo.

 

I fattori chiave dell’aumento dei prezzi

 

Tra i fattori chiave per l’aumento dei prezzi c’è la probabilità di un’escalation del conflitto tra Israele e Iran. In caso di un attacco israeliano agli impianti petroliferi iraniani, il mercato potrebbe subire uno shock che spingerebbe i prezzi a 100 dollari al barile e oltre (il livello più apocalittico), nel chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa un quarto del petrolio mondiale.

 

Ma ci sono anche scenari opposti. Donal Trump, in caso di vittoria alle presidenziali,promette di aumentare drasticamente la produzione di petrolio americano, il che potrebbe portare ad una diminuzione dei prezzi mondiali.

 

Ma tali azioni statunitensi potrebbero causare una reazione a catena sul mercato. In risposta all’aumento della produzione in America, l’Arabia Saudita potrebbe ricominciare a lottare per quote di mercato, come a metà degli anni 2010, quando il prezzo del petrolio scese a 35-40 dollari al barile.

 

Ciò eserciterà una forte pressione sui paesi dipendenti dalle esportazioni di idrocarburi. Naturalmente anche la Russia, il cui bilancio è sensibile alle fluttuazioni dei prezzi al di sotto dei 50 dollari al barile.

Anche i problemi economici della Cina contribuiscono all’incertezza sul mercato petrolifero. Uno dei motivi del calo dei prezzi sono i dubbi sulle prospettive di ripresa dell’economia cinese.

Le incertezze e le contraddizioni degli esperti

 

Tuttavia l’opinione corrente degli esperti è che nel medio termine i prezzi del petrolio rimarranno più o meno al livello attuale, cioè intorno ai 70-80 dollari al barile. Ma è anche evidente che le autorità americane  stanno contrastando l’aumento del prezzo perché  un aumento del prezzo della benzina  sfavorirebbe l’Amministrazione Democratica, proprio sotto elezioni.

 

D’altra parte  circolano voci insistenti secondo cui i sauditi non sono contenti della diminuzione della loro quota di mercato e sono pronti ad abbandonare la riduzione volontaria della produzione di petrolio nel quadro dell’OPEC+.

Per quanto riguarda la Cina, in realtà è già in corso una recessione, che viene solo mascherata dalle statistiche. Ad agosto i caricamenti petroliferi portuali sono diminuiti del 3% rispetto allo scorso anno, dimostrando che l’economia cinese si sta raffreddando in modo significativo, anche se per ora non ha influenzato i prezzi.

Fra le incognite c’è l’uragano in Florida, che potrebbe causare un’interruzione della produzione di petrolio nel Golfo del Messico e un leggero aumento temporaneo dei prezzi.

Il ruolo decisivo di OPEC+

Ma il fattore più fondamentale è cosa accadrà alla produzione di petrolio nell’OPEC+ e oltre. Finora, l’OPEC+ sta rispettando i suoi impegni di ridurre la produzione, ma in altre regioni e paesi non vi è tale limitazione. Nessuno impedisce agli americani di aumentare la produzione di petrolio. C’è anche il Brasile, che partecipa all’OPEC+, ma non ha restrizioni.

Sorge allora la domanda se l’OPEC+ continuerà a rispettare i suoi accordi o a rivederli per non perdere quote di mercato. Se l’accordo regge, molto probabilmente possiamo aspettarci un aumento dei prezzi del petrolio. Se l’OPEC+ iniziasse a competere per le quote di mercato, inizierebbe il declino. Dei prezzi.

In sintesi, finché le tensioni in Medio Oriente non si placheranno, i prezzi del petrolio rimarranno nell’intervallo 70-80 al barile. Successivamente è possibile una riduzione di qualche dollaro. Ma anche le previsioni più accurate  spesso vengono smetite dagli shock geopolitici.

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