La guerra di Trump

Usa-Iran: una guerra senza fine?

di Andrea Maldi

“L’Iran è tutto parole e niente fatti. Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato congeniale per loro, ora dovranno pagare il prezzo!… potrei ricominciare ad attaccare le infrastrutture iraniane.”, l’ha scritto mercoledì sui social media il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, subito dopo che l’Iran aveva lanciato alcuni raid contro le basi americane Al-Azraq in Giordania, Ali Al-Salem in Kuwait, Quinta Flotta nel Bahrain e altri 21 obiettivi con missili balistici e droni a lungo raggio nel Golfo Persico.

Infatti Washington aveva accusato Teheran di aver abbattuto un elicottero AH-64 Apache Usa lunedì scorso, schiantatosi al largo dell’Oman – l’equipaggio è stato poi recuperato intorno alle 01:30 locali da un drone navale Corsair della US Navy – scatenando l’ira del Tycoon con un bombardamento mirato sulle città portuali di Jask e Sirik, affacciate direttamente sul Golfo Persico, e sull’isola di Qeshm.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) ha diramato un comunicato dove si precisa che è stata un’azione militare proporzionata in risposta ai raid iraniani, colpendo principalmente scudi antiaerei, terminali terrestri e sistemi di rilevamento radar nella regione.

L’imminente accordo di pace con l’Iran, sbandierato per ben 37 volte dal commander in chief, appare ancora molto lontano nonostante gli interventi dei mediatori pakistani e qatarioti, e il conflitto concomitante tra Israele e Hezbollah sostenuto dalla Repubblica Islamica dell’Iran in Libano aggrava la situazione. Le incursioni aeree israeliane di mercoledì sulle città di Tayr Dibba, Deir Qanun al-Nahr e Sidone nel sud del Libano secondo i media governativi hanno ucciso almeno 12 persone.

Il casus belli può trovare una soluzione solo se le parti si accordano: Washington richiede all’Iran di eliminare le limitazioni al transito delle navi nello Stretto di Hormuz e rinunciare al programma nucleare, mentre Teheran esige dagli Stati Uniti la revoca di tutte le sanzioni, far cessare le tensioni israelo-libanesi lungo la Linea Blu, accettare le capacità di gestione e dominio sul canale e lo sblocco dei beni congelati iraniani.

Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, riferendo al vertice di sicurezza ONU sulla crisi nell’area, si è dichiarato alquanto preoccupato: “Non dobbiamo minimizzare i rischi che un incendio limitato diventi un incendio generalizzato o, in altre parole, guerra totale in Medio Oriente”.

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