Varenne si è fermato a Eboli in un giorno di afa agostana. La divinità del trotto mondiale, il migliore di tutti i tempi, il ‘Capitano’ che ha contribuito a diffondere il prestigio dell’Italia, si è spento all’età di 31 anni. Il suo cuore non ha retto, un infarto fulminante lo ha portato via nella notte mentre si trovava nella tenuta Lj della cittadina di Salerno, dove era stato trasferito nel marzo del 2025 dalla pavese Villanterio.
Lascia in eredità vittorie memorabili, trionfi ‘magnifique’, imprese leggendarie tutte generate grazie al quel cocktail imbattibile di velocità, carattere, eleganza, forza e tanta voglia di vincere.
Per 5 anni, dal 1998 al 2002, ha riscritto la storia del trotto vincendo 51 Gp e ottenuto complessivamente in carriera 6 milioni e 300 mila euro di premi con 62 vittorie in 73 corse. Tra i suoi principali successi il Derby italiano del trotto vinto nel 1998, il Gran Premio Lotteria di Agnano vinto nel 2000, 2001 e 2002, il Prix d’Amérique nel 2001 e 2002, l’Elitloppet conquistato nel 2001 e 2002 e il Breeders Crown sempre nel 2001, il suo anno magico quando si impose nelle tre grandi corse del trotto europeo e anche negli Stati Uniti. L’anno dopo completò nuovamente il Grande Slam e concluse la carriera agonistica con il tour mondiale terminato a Montréal il 28 settembre prima di dedicarsi alla seconda vita da stallone con più di 3000 figli. E’ così che Varenne, che deve il suo nome alla rue de Varenne, la strada di Parigi in cui si trova tuttora l’ambasciata italiana in Francia, continuerà la sua corsa.
“Faceva parte della famiglia, ho vissuto tantissimo tempo con lui e mi ha regalato grandi gioie, due gare e capii subito che era un campione”, ha dichiarato a LaPresse il suo storico driver Giampaolo Minnucci, sorpreso dalla notizia della morte. “Mi ha colpito all’improvviso perchè Varenne non stava per niente male”, ha aggiunto Minnucci che con Varenne ha costruito un connubio e una macchina perfetta.
A comunicare il decesso un messaggio pubblicato sul profilo social del Varenne Official che ha sconvolto l’intero movimento ippico internazionale. “Siamo devastati dalla notizia e vogliamo ricordarlo insieme a tutti i suoi fan, mentre volava verso le sue vittorie. Oggi, le ali di Varenne lo hanno portato altrove. Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano. Che la terra ti benedica. Con tanto amore. Raggiungi Enzo lassù”, si legge nel messaggio nel quale si annunciava la morte del ‘Capitano’ arrivata un anno dopo quella del suo storico proprietario Enzo Giordano.
Nato in un allevamento di Copparo (Ferrara) il 19 maggio 1995 (per motivi legati ai regolamenti solitamente per i cavalli da corsa l’età cambia al primo gennaio di ogni anno, ma per lui si fece una eccezione) il suo parto fu molto travagliato a causa di una zampa piegata male. Per questo debuttò nelle corse a tre invece che a due anni a causa di una frattura. E nella visita di compravendita gli venne riscontrata la presenza di un frammento osseo in un’articolazione. Carriera agonistica subito a rischio ma non fu così. Acquistato da Vincenzo Giordano per 180 milioni di lire, consegnati dal driver Giampaolo Minnucci a Rimini ad un emissario di Jean Pierre Dubois che lo aveva svezzato a sei e portato in Francia. Varenne fu trasferito a Tor San Lorenzo, sul litorale romano, nelle scuderie dell’allenatore finlandese Jori Turja che lavorava assieme a Minnucci. Da lì una corsa senza fine verso il successo impressionando appassionati ed esperti per la sua autorevolezza nelle corse più prestigiose in calendario. “L’impronta dei suoi ferri – ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida – resterà per sempre nella storia dell’ippica”. Orfana di un fuoriclasse che ha stregato gli ippodromi più celebri per classe, eleganza e talento.
