Esteri

Venezuela: i piani “segreti” della CIA che “segreti” non sono 

di Giuliano Longo

Sabato, l’agenzia di stampa Reuters ha pubblicato un rapporto esclusivo in cui si afferma che gli Stati Uniti sono “pronti a lanciare una nuova fase di operazioni legate al Venezuela nei prossimi giorni“.

Il rapporto cita quattro funzionari statunitensi che hanno parlato a condizione di anonimato. Due di loro hanno affermato che le operazioni segrete sarebbero probabilmente il primo passo di questa “nuova azione” contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro.

Una notizia scontata  considerando che più di un mese fa Donald Trump aveva annunciato di aver autorizzato la CIA a condurre operazioni segrete in Venezuela, che di segreto hanno ben poco se vengono annunciate. 

E tanto meno è “top secret”  che gli Stati Uniti prevedono il rafforzamento militare nella regione, con circa 15.000 soldati attualmente di stanza nella regione con il pretesto di combattere il “narcoterrorismo”.

Dall’inizio di settembre, Trump, fregandosene del diritto internazionale e marittimo, ha ordinato operazioni indiscriminate nel Mar dei Caraibi, facendo ripetutamente bombardare quelle che sostiene essere imbarcazioni dedite al traffico di droga. Oltre a violare sia il diritto internazionale che quello statunitense, gli attacchi hanno prodotto ben poco di concreto, se non il terrore dei pescatori locali.

Di certo, gli Stati Uniti  hanno la comoda giustificazione del narcotraffico per scatenare guerre facendo passare operazioni belliche per  difendere i poveri americani dalla cronica e crescete diffusione della droga.

Non importa che per decenni le istituzioni finanziarie statunitensi abbiano ricavato profitti dal traffico internazionale di droga, o che “la connessione della CIA con la droga sia vecchia quanto l’Agenzia”, come come raccontano le incursioni della Delta force in Colombia e la particolare e dichiarata predilezione di Trump per i governi di destra, anche quelli più estremi, in America Latina che magari di narcotraffico ne sanno qualcosa..

Non dovrebbe inoltre  sorprendere ormai che il presidente che ha fatto campagna per tenere gli Stati Uniti fuori dalle guerre e addirittura si è proposto come il Grande “pacificatore, abbia fatto bombardare l’Iran; lasciato mano libera a Israele nel suo genocidio a Gaza cui è seguito un piano di pace tutto made in USA, ma che non risolve il problema palestinese  minacciato di intervenire in Nigeria in difesa dei cristiani¸ persistito nelle sue mire sulla Groenlandia e Panama.

Ora è alle prese invece con il piano di pace per l’Ucraina essenzialmente concordato con Putin e che, comunque vada finire, non segnerà certo il trionfo dei volenterosi europei  e tanto meno della NATO di cui è main partner.

Ma  non pago di tanto caos nel  ha trovato ora nel Venezuela un altro conflitto in cui coinvolgere il Paese,  come è normale nella belligeranza imperialista statunitense anche se la giustificazione per un’aggressione contro quel Oaese non regge.

L’’amministrazione Trump ha cercato di addossare la colpa della crisi del fentanyl negli Stati Uniti a Maduro. Ma c’è un piccolo problema: il Venezuela non produce questo oppioide sintetico.

Come hanno sottolineato la NBC News e altri organi di informazione tutt’altro che radicali, i cartelli della droga venezuelani sono concentrati sull’esportazione di cocaina in Europa, non di fentanyl negli Stati Uniti.

Tuttavia, il 13 novembre, il Segretario alla Difesa (meglio definirlo Segretario della Guerra a questo punto)  degli Stati Uniti Pete Hegseth è intervenuto su X per  rassicurare il popolo americano che il massiccio rafforzamento militare degli Stati Uniti al largo delle coste venezuelane è una missione che “difende la nostra Patria, rimuove i narcoterroristi dal nostro emisfero e protegge la nostra Patria dalla droga che sta uccidendo il nostro popolo”.

Si tratta ovviamente anche  dello stesso popolo indigente e povero cui Trump ha proposto di tagliare, se non negare completamente, l’assistenza alimentare essenziale, il che suggerisce che il benessere del “nostro popolo” non sia in realtà una preoccupazione primaria.

Si dimentica anche che Trump ha tagliato i fondi federali per i programmi di prevenzione della violenza armata nel Paese in cui le sparatorie  sono diventate uno stile di vita. Ovviamente anche le mattanze nelle scuole   stanno “uccidendo la nostra gente” in un modo che non ha nulla a che fare con il Venezuela.

Ma quello che conta ed è più facile, è criminalizzare Maduro che di santo ha ben poco, ma che comunque la si giri, governa uno Stato sovrano che gode ancora  ha ancor del  consenso di parte dei venezuelani fra i ceti più indigenti.

La povertà stessa è invece una delle principali cause di morte in America, così come l’industria farmaceutica nazionale  che gli oppioidi produce, eppure nessuno di questi problemi  ha meritato una risposta anche lontanamente entusiasta da parte dei coraggiosi difensori della Patria.

Come il suo predecessore  Hugo Chavez , Maduro è da tempo una spina nel fianco dell’impero statunitense, da qui l’attuale campagna per screditarlo come “narcoterrorista” preparando il terreno per un cambio di regime.

È anche il bersaglio preferito del Segretario di Stato Marco Rubio, considerato il principale artefice dei piani di guerra di Washington in Venezuela. Con l’obiettivo di candidarsi alla presidenza tra tre anni, Rubio sta cercando di ingraziarsi il suo elettorato in Florida, che include esponenti fanatici di destra delle diaspore venezuelane e cubane spesso coinvolte con le mafie americane nello stesso narcotraffico.

Secondo il rapporto della Reuters sulle imminenti “operazioni legate al Venezuela”, due dei funzionari statunitensi consultati hanno dichiarato all’agenzia di stampa che “le opzioni in esame includevano il tentativo di rovesciare ( di eliminare?) Maduro”.

Se il piano avesse successo, Rubio si unirebbe alla lunga lista di politici statunitensi che hanno propagato devastazioni mortali all’estero per ottenere vantaggi politici in patria.

Nel frattempo, il Washington Post ha riferito sabato che la Casa Bianca aveva “proposto l’idea di far lanciare volantini su Caracas dagli aerei militari statunitensi in un’operazione psicologica” per fare pressione su Maduro. Sul modello israeliano a Gaza o nel Libano che avvertono con volantini le popolazioni  per poi bombardarle dopo pochi minuti. .

E mentre l’amministrazione Trump prosegue con i suoi piani non proprio segreti per il Venezuela, una simile sconsideratezza emisferica non proteggerà né la patria degli Stati Uniti, né quella di nessun altro tanto meno dalla droga.

Anche l’Europa non ama Maduro che in compenso è voluto bene da Russia e Cina ma troppo lontane per poterlo in qualche modo difendere se non con un pò di armi e soldi, ma sorge anche un’altro dubbio: dopo Maduro a chi toccherà?.

Già gli esuli di Miami esultano convinti che oggettivamente con la caduta di Maduro che insieme al Messico aiuta la sopravvivenza del regime dell’Isola, finalmente la libertà (immobiliarista finanziaria) americana rimetterà finalmente le mani sull’isola caraibica.

Anche se quel popolo è stremato dalla miseria e dall’embargo americano da 65 anni, potrebbe diventare tuttavia un osso duro e rompere qualche dente al bizzoso e aggressivo Tycoon

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