Fabio Corradetti “faceva parte di un gruppo composto da circa 50 persone che aveva avuto un ruolo decisivo nel creare criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica e per produrre violenti scontri, in particolare tra coloro che avevano forzato gli sbarramenti a Piazzale Flaminio”. Così i giudici del tribunale collegiale di Roma in un passo dell’ordinanza con la quale è stato disposto il carcere nei confronti di Corradetti e Iorio Pilosio, in relazione ai disordini avvenuti sabato nel centro storico della Capitale.
Corradetti – si ricorda – è figlio della compagna del leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino. Nella ricostruzione il tribunale spiega che in occasione dell’arresto di ques’ultimo “gli operanti venivano aggrediti dal gruppo di manifestanti che si trovava accanto” a Castellino “tra i quali vi era il·Corradetti che si scaraventava contro la Polizia con calci e pugni”. A quel punto è stato bloccato e arrestato Corradetti. “Ad un certo punto, intorno alle 15.30, alcune migliaia di manifestanti decidevano di lasciare Piazza del Popolo – spiegano i giudici – per raggiungere Piazzale del Brasile con l’intento di raggiungere la sede Cgil a Corso d’Italia che, nonostante il servizio d’ordine predisposto dalla Polizia, veniva assaltata con il compimento di atti vandalici”. In contemporanea “altri manifestanti esercitavano violenza contro le Forze dell’ordine poste in sbarramento e a tutela del Tridente al fine di evitare l’accesso ai palazzi istituzionali. Circa 1.500 persone si erano infatti dirette verso Via Veneto ed altre verso Via del Tritone, in prossimità di Largo Chigi”. Poi si afferma che in “più occasioni, durante lo spostamento dei gruppi dei manifestanti provenienti da più parti, ma tutti convergenti verso Palazzo Chigi, si erano verificati dei momenti di tensione tra questi ultimi e la polizia i cui schieramenti erano stati colpiti più voite da lanci di bottiglie e oggetti tanto da richiedere l’impiego di idranti e di lacrimogeni”.
