“Dalla gravità del ritardo di sviluppo del Mezzogiorno, conseguono disuguaglianze economiche e sociali e ne risulta frenata tutta la crescita nazionale”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco nel suo intervento in apertura al convegno di presentazione del rapporto “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico”, curato dagli economisti dell’istituzione di Via Nazionale. Lo studio fornisce “un quadro aggiornato” della situazione e in particolare delle “debolezze strutturali” su cui bisogna intervenire necessariamente, “per invertire tendenze non sostenibili”, ha aggiunto. Sulle Transizioni verde e digitale, e ancor sulle catene di approvvigionamento globale su cui “in questo momento abbiamo un problema veramente grave, alcuni dicono che questo è il momento del Sud. Io sono cauto perché penso che bisogna fare attenzione a non rompere l’esistente, ma adattarlo ai cambiamenti, però è indubbio che al Sud, se bene utilizzate le potenzialità, le opportunità ci sono”. Ma andiamo a leggere bene il Rapporto prodotto da via Nazionale: Differenze di sviluppo economico che a livello territoriale nell’ultimo decennio si sono ancor più allargate. Costante diminuzione del peso economico del Mezzogiorno. Crescente difficoltà nell’impiegare la forza lavoro disponibile. E ancora, riduzione dell’accumulazione di capitale, minore crescita della popolazione rispetto alle aree più avanzate del Paese, dove si sono concentrati i flussi migratori. E’ la fotografia scattata dal rapporto “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico”, curato dagli economisti della Banca d’Italia, presentato oggi durante un evento dell’istituzione di Via Nazionale. Le analisi forniscono un quadro aggiornato dei divari territoriali in Italia con riferimento al sistema produttivo, al mercato del lavoro, al finanziamento delle imprese e ai fattori di contesto e contiene alcune riflessioni sulle priorità di intervento pubblico a favore del Mezzogiorno. Sulle difficoltà economiche del Mezzogiorno pesano pure gli ampi ritardi nella dotazione di infrastrutture e nella qualità nei servizi pubblici erogati sia dagli enti locali, prosegue Bankitalia, sia dallo Stato attraverso le proprie articolazioni periferiche. Tali divari riflettono in parte una carenza di risorse che si è aggravata nel decennio precedente lo scoppio della pandemia, durante il quale la politica di bilancio nazionale è stata in prevalenza orientata al consolidamento dei conti pubblici. Rileva anche la definizione ancora parziale dei livelli essenziali delle prestazioni nell’erogazione dei servizi pubblici e di adeguati meccanismi perequativi volti a garantirne il soddisfacimento. Al contempo, gli indicatori disponibili su efficienza, efficacia e correttezza dell’azione amministrativa nel Mezzogiorno appaiono significativamente peggiori della media italiana.
Alla luce di questo, le priorità di politica economica andrebbero orientate verso due obiettivi principali. Il primo riguarda il miglioramento della qualità dell’azione pubblica, anche facendo leva sulle ampie risorse disponibili grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza e agli altri programmi nazionali ed europei in corso. Secondo l’analisi dovrebbe comprendere un assetto più efficace della governance degli interventi pubblici, un deciso potenziamento nella qualità degli input – umani e tecnologici – della Pubblica amministrazione, nonché un orientamento più forte al conseguimento dei risultati, anche ricorrendo a meccanismi incentivanti. In secondo luogo appare necessario un rafforzamento dell’iniziativa privata, attraverso la riduzione dei gap infrastrutturali del Mezzogiorno, lo sfruttamento del potenziale di sviluppo delle sue agglomerazioni urbane e, conclude Bankitalia, un innalzamento qualitativo del tessuto produttivo.
