Cultura, Arte e Libri

Vito Viglioglia: una vita scandita dalla poesia

 

di Giuseppe Onorati

Ravviva un’alba il suon delle campane

festanti nel Sole senza un domani.

D’eco di luce riverbera l’anima

assetata di te fino al tramonto.

Questi versi sono di Alba, componimento poetico di Vito Viglioglia (nella foto), che è stato inserito nell’antologia Poesie che sanno di vita per l’edizione Ivvi.

Potremmo dire una goccia nel mare magno della produzione creativa di Vito Viglioglia. Musicista, cantautore e poeta di Rionero in Vulture in Basilicata, è una fonte inesauribile di creazioni, tanto che la sua biografia può a buon titolo esser rappresentata come una vita scandita dalla poiesi, da un “necessario creare” caratterizzante in modo fondamentale l’esistenza, fino quasi a pretenderne l’investitura di senso.

Più che un curriculum le sue produzioni musicali e letterarie a ben approfondire, segnano un itinerario spirituale in cui l’artista Viglioglia, tramite varie forme estetiche, pare anelare verso l’Assoluto e l’Armonia del Tutto. Dalla poesia, alla canzone, alle musiche, alle sonopoesie e sonopreghiere, il filo conduttore è un misticismo  veicolato da una timbrica vocale ed una sonorità protese all’eterico, a cercare di abbracciare il profondo ed intenso Mistero che anima il Tutto.

Classe 1980, con una vita artistica densa e tappe importanti solcate. Un’immersione nella tensione creativa che vede Viglioglia protagonista di un viaggio in cui scrive, compone, propone, canta, con entusiasmo esplorativo, mai inciampando in banalità retorica ma mantenendo la propria cifra espressiva pregna di significati profondi ed una qualità estetica elevata.

Un viaggio artistico all’insegna di un elevato ritmo creativo fra produzioni musicali e letterarie, diversi riconoscimenti, palchi condivisi e collaborazioni fatte con artisti di spessore.

Quattro raccolte di poesie; diversi progetti musicali come musicista, cantante e compositore: dalle atmosfere rock-progressive di Soluzione M.a.w.d.a (con gli album Notturno del 1999 ed Ars combinatoria del 2000), alle sperimentazioni rock dei Babele (con il Babele Live Studio del 2003, più un consenso di critica e pubblico forte, per una band che ha avuto buona luce nel fertile panorama underground italiano di fine anni Novanta ed inizio Duemila). Da 7 rose più tardi (Fra cielo e pace del 2006 e Ermetica del 2009), alla sperimentazione votata a dare suono alla riflessione introspettiva, alla contemplazione ed al viaggio onirico di Vitus (Home Love recording del 2013, Pieno di grazia del 2015, 3 del 2016 e IV del 2021). Dal progetto Meteopanik (Live Studio del 2017, Meteopanik Album del 2021, Kinapoetem del 2023), fino alle Sonopoiesie (2021) e Sonopreghiere  (2024) con lo storico chitarrista di Pino Mango e compositore Graziano Accinni, considerando in mezzo a questo oceano di produzioni anche una tesi di laurea in Filosofia morale dal titolo Musica e mistero per un’ontologia della morale.

Poesia e musica, due forme espressive apparentemente diverse ma profondamente accomunate dalla vibrazione del suono (di parole e note), trovano in Vito Viglioglia la dimostrazione di questa “intima parentela”, alimentandosi a vicenda nelle facoltà d’ispirazione dell’autore per le quali sono solo due modalità apparentemente diverse di veicolare significati generati dalla stessa fonte.

Ed è così che la lettura della storia biografica dell’artista Viglioglia non può che essere interpretata come un unico viaggio mistico in cui versi e suoni generati rivelano un’unica esigenza, quella creativa.

Vito, sei un cantautore, poeta, musicista, insomma, sei un artista ad ampio spettro, che abbraccia diversi campi estetici. Si potrebbe dunque definirti un artista eclettico capace di spaziare fra forme espressive?

Anche se mi rendo conto che il linguaggio in qualche modo ci obbliga a dare delle definizioni, personalmente non riesco a categorizzarmi in modo preciso e vincolante, perché lo scrivere poesie, comporre musica, cantare, appartengono ad un’ esigenza esistenziale, quella di esprimere il mio modo d’essere, le mie visioni della realtà, i sentimenti e ritengo che la stessa esistenza sfugga a categorizzazioni rigide.

Quindi ritieni che quando cerchiamo di definire e definirci, ci sia sempre una complessità maggiore che sovrasti quella finitudine che si tenta d’identificare e “bloccare” nella definizione?

Ritengo vi sia un Mistero che accompagni l’esistenza e che si senta un bisogno profondo d’inseguire lo svelamento di questo, sperimentando se stessi. La poiesi, il creare artistico nelle sue varie forme, offre una grande opportunità in questo senso, perché permette di esprimere se stessi in profondità e quindi di scoprirsi e svelarsi.

L’arte allora è un sentiero privilegiato per svelarsi: a se stessi ed agli altri?

E’ un canale per poter esprimersi nel cammino di ricerca di se stessi, sempre considerando che mai si approda ad un risultato definitivo ma è un processo continuo. C’è una tensione dialettica continua fra l’apollineo ed il dionisiaco che alimenta questa “necessità creativa”. Un autore a me tanto caro, Fernando Pessoa ha detto: “ Lontano da me, in me esisto”.

Poesia e musica sono due forme espressive che al di là delle apparenze, hanno in comune la vibrazione del suono (delle parole e delle note) e spesso s’intersecano in forme comunicative come la canzone. Con quale delle due hai avuto il primo approccio?

Le ho sempre considerate sorelle gemelle, si sono alimentate a vicenda, per così dire. Sono creazioni che sgorgano sempre da quella fonte che è la necessità di creare per esprimersi. A volte sono poesie, altre musiche e canzoni.

 

Dando uno sguardo alla tua biografia artistica, risulta una densità di produzioni ed esperienze che sia quantitativamente, che qualitativamente denotano una notevole e prolifica attività. E’ possibile rintracciare un punto d’inizio?

In adolescenza, quando cantai Starway to Hevan al centro sociale di Rionero in Vulture (PZ), Pietro Sacco. Quel momento può essere considerato l’inizio del viaggio.

Un viaggio denso di tappe . A tale proposito, vorrei soffermarmi su una di queste, l’esperienza napoletana con i Babele, una realtà che ha avuto un grande riscontro nel panorama underground italiano, in un periodo storico fertile per l’underground, fra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila.

Innanzitutto ne approfitto per salutare con affetto tutti i miei colleghi ed amici dei Babele e degli altri progetti che mi hanno visto coinvolto. Ad inizio anni Duemila vivevo a Napoli per l’università. Fu un periodo denso ed importante con i Babele, in cui ci togliemmo molte soddisfazioni. Esordiamo nello spazio Officina 99 come spalla degli Anno Zero e da quel momento iniziamo ad essere conosciuti in tutta Napoli e poi man mano in Campania. Abbiamo condiviso il palco con 99 Posse, Zezi, 24 Grana, Roy Paci, Arethruska, Antonio Onorato, Marco Zurzolo e  James Senese con i Napoli Centrale; all’interno di un’edizione del Pollino Festival a San Severino Lucano (PZ), abbiamo fatto da spalla ad Edoardo Bennato. Siamo anche stati recensiti e menzionati dall’Enciclopedia del Pop-rock prodotta dalla RAI. Ovviamente ricordo con piacere i lavori discografici, i premi; con particolare piacere ricordo poi, la finalissima dell’ I TIM TOUR diretta e presentata da Red Ronnie a Palermo nel 2002 e la partecipazione come rappresentanti di Napoli al M.E.I. Fest, il festival delle etichette indipendenti, condividendo il palco con Piero Pelù, C.S.I. e Fankie Hi-nrg MC. Rimane il rimpianto di non aver compreso all’epoca la necessità di gestirci da imprenditori, per provare ad assicurare una certa continuità al progetto.

Un’altra esperienza che suppongo ricorderai con piacere, è la partecipazione con i Meteopanik nel 2018 alla finale nazionale di Sanremo-Rock o sbaglio?

Esperienza magica ed entusiasmante direi, perché è proprio vero che quando ti esibisci nel teatro Ariston avverti un’energia particolare. Arrivammo alla finale nazionale nella città dei fiori dopo aver superato tutta la trafila concorsuale, ottenendo ottimi riscontri e superando la semifinale meridionale tenutasi a Portici (NA).  Ho un piacevole ricordo personale, in quanto  Matt Backer, grande chitarrista che ha suonato per tanti grandi, fra cui Elton John e che era in giuria mi disse: “questo ragazzo è il figlio di Chris Cornell e Yoko Ono”.

Particolare attenzione richiamano i due progetti nati dalla collaborazione fra te e lo storico chitarrista di Pino Mango e compositore Graziano Accinni: le sonopoesie e le sonopreghiere.

Sono due progetti molto importanti condivisi con Graziano, che è un caro amico oltre ad essere un grande artista.

Le Sonopoesie è un progetto del 2021 in cui abbiamo sviluppato una tessitura di miei versi con le musiche di Graziano per provare ad arrivare ad una sincrasi di parola e suono che favorisse l’accesso alle profondità del sé. Le musiche di Graziano portando ad un senso di spazialità profonda, quasi un non-luogo, si fondono con il suono delle parole dei miei versi, pronunciate dalla mia voce, invitando l’ascoltatore verso un orizzonte di luce che si allarga sempre più; un po’ come avviene nella meditazione ascetica. Questa alchimia di parole e suoni concilia il sapore di saggezze antiche con suoni ed atmosfere elettroniche, restituendo appieno l’atemporalità di certe condizioni.

Per quanto riguarda le Sonopreghiere, è un progetto realizzato sempre con Graziano nel 2024. E’ nato dall’incontro fra musiche ispirate alla tradizione devozionale della società contadina lucana di Graziano, che già da tempo aveva iniziato un percorso di ricerca e proposta in merito e delle mie preghiere che ho scritto trascinato dalle sonorità di Graziano, con l’intento di rivisitare in chiave moderna la Pietà Popolare. Le preghiere le ho concepite in un momento di grande riflessione sul senso dell’esistenza e della sua Verità. Le Sonopreghiere si può considerarle una sorta d’invito, attraverso l’ascolto, a sondare le infinite possibilità dello Spirito, in base alla propria Fede ed alla propria visione dell’esistenza. Sono: una preghiera universale alla Madonna, ispirata anche alla Chiesa ed alla mia parrocchia di Santa Maria del Sepolcro di Potenza; una preghiera a San Canio di Acerenza (PZ); una Preghiera Semplice di spirito francescano e     Bambinello, una preghiera a Gesù Bambino.

Vivi in Basilicata, una terra di silenzio e fascino primordiale. Il tuo misticismo caratterizzante, è ispirato dalla tua terra?

Certamente, tutto ciò che ci circonda e che fa parte di noi è fonte d’ispirazione. Ti dirò di più, ho vissuto all’ombra di due vulcani: il Vulture ed il Vesuvio; probabilmente ho avuto un “condizionamento geologico” in merito a quell’impeto dionisiaco di cui si parlava prima.

La tua regione, per quanto offra spunti ispirativi, è povera di possibilità per chi desideri dedicarsi all’arte ed in particolare alla musica, ben considerando che oggi il mercato discografico è in crisi al di là delle latitudini. Concordi?

Guarda, se consideriamo il discorso dal punto di vista di industria e mercato discografici, altrove sono i centri importanti, ma se parliamo di possibilità di esprimersi, anche in Basilicata ed ovunque ci si trovi, lo si può fare se si vuole. Sono fortemente convinto del fatto che se invece di pensare alle mancanze, ci si attivi per creare situazioni e condizioni favorevoli, dei risultati arrivino.

A questo punto non resta che augurare un buon proseguimento nel viaggio poietico a Vito Viglioglia.

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