Gli Usa hanno un altro nemico, queste volta economico, ovvero il rischio inflazione. Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, promette di far sì che l’inflazione elevata diventi “un ricordo del passato”. Warsh pronuncerà queste parole – contenute in un discorso scritto – nella sua prima testimonianza al Congresso, prevista nella giornata di oggi, in cui – come riferito dal Ufficio statistico del Lavoro Usa – l’inflazione negli Stati Uniti è aumentata del 3,5% su base annua a giugno, in rallentamento rispetto al +4,2% di maggio.
Warsh tuttavia non fornirà alcun segnale sui prossimi passi della banca centrale, sottolineando però che i membri del comitato di politica monetaria della Fed “non tollerano un’inflazione persistentemente elevata” e che “condividono un impegno risoluto per il ripristino della stabilità dei prezzi”. Eppure, circa la metà dei 19 membri del comitato di politica monetaria della Fed prevede di dover aumentare il tasso di riferimento entro la fine dell’anno per sconfiggere l’inflazione, mentre quasi la metà non prevede variazioni o addirittura un taglio dei tassi. Warsh si trova ad affrontare una difficile sfida nel conciliare le posizioni divise del comitato, gestendo al contempo un quadro economico in rapida evoluzione. Per il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, gli investimenti nell’intelligenza artificiale sono “l’aspetto più rilevante dell’economia in questo momento”, con la Fed che sta “monitorando le implicazioni” dello sviluppo del settore per l’inflazione e l’occupazione.
Red
