Roma Capitale

Regionali, convention del centrodestra a Roma: voto per Rocca è fiducia al governo

di Fabiana D’Eramo

 

“Direzione Futuro” è stato il nome dell’evento del centrodestra dedicato domenica alla candidatura di Francesco Rocca come presidente della Regione Lazio. Porte di ingresso chiuse e posti esauriti all’Auditorium di via della Conciliazione, a Roma. Non un posto qualunque. Giorgia Meloni ha ricordato che fu lì che il 16 dicembre di oltre dieci anni fa nasceva Fratelli d’Italia. Luogo simbolo tra passato e futuro, ha raccolto tutta la kermesse a destra dello spettro politico in vista delle prossime elezioni del 12 e 13 febbraio con una grossa speranza. Il voto per Rocca alle regionali sarà anche un voto di fiducia al governo.

A condurre l’evento, il comico romano Pino Insegno. Ha subito imposto il modello dello spettacolo alla convention politica: l’entrata sulle note di Felicità di Al Bano e Romina, il sorriso sempre e la battuta pronta, la santificazione del popolo e il popolo come etica, la retorica del rimettersi in piedi, il pianto per i morti — c’era anche Insegno con Rocca, ad Amatrice, nel post terremoto, “a dare da mangiare alle persone, in tuta, senza giornalisti”. A lanciare l’intervento del candidato di centrodestra, infatti, un filmato che celebra la sua esperienza in prima linea come presidente della Croce rossa, da Amatrice alla scena internazionale. “Ho ascoltato il grido di dolore di una regione che per dieci anni è stata abbandonata a sé stessa”, ha detto Rocca, e “l’emozione è grande”, perché ha avuto la possibilità di ringraziare in pubblico Meloni, in prima fila, accanto a Crosetto, che gli ha dato fiducia.

Il presidente del Consiglio è stato accolto da standing ovation. Durante il suo intervento ha ricordato che quella di Fratelli d’Italia è un’esperienza nata col certificato di morte in culla: “Per tutti nella migliore delle ipotesi eravamo destinati a scomparire. Non siamo scomparsi. E non siamo rimasti ai margini. Nella vita serve coraggio e quella fu dieci anni fa la nostra parola d’ordine. Senza paura di sfidare qualcosa che è più grande di noi. È esattamente quello che dobbiamo fare oggi”.

Non sono mancati i riferimenti ad Alfredo Cospito, da oltre cento giorni in sciopero della fame contro il 41 bis. “Il tratto straordinario della sua storia”, ha proseguito Meloni su Rocca, che trentotto anni fa fu condannato a tre anni per spaccio di eroina, “è che da giovane ha sbagliato, è caduto. Poi però si è rimesso in piedi. Ci ha raccontato che anche chi è nelle peggiori condizioni si può rialzare e arrivare ovunque. Trovo ci sia un’ipocrisia enorme nel fatto che venga attaccato per la sua storia dagli stessi che ci dicono che il carcere duro è troppo duro, che le droghe vanno legalizzate” (ma più esplicito è stato il vice Antonio Tajani, che nel suo intervento ha scandito bene il concetto: “Non si cambia il 41 bis”). Infine la leader del centrodestra ha dato un consiglio al candidato Rocca: “Non leggere niente. Leggi lo specchio, la tua coscienza, e decidi se hai fatto bene il tuo lavoro”.  Dal canto suo Rocca si sente pronto a prendere le redini del Lazio. Lamentando che i trasporti non funzionano e i tempi d’attesa in pronto soccorso sono i più lunghi d’Italia, ha promesso digitalizzazione, controlli, e soprattutto di premiare fiscalmente quei comuni che stanno lavorando bene sulla differenziata. Al sindaco di Roma Gualtieri, che apostrofa come “l’uomo Pokemon con la possibilità di scomparire quando lo ritiene opportuno”, ha intimato di uscire dal Palazzo. Ha aggiunto di sentire forte la responsabilità datagli da Meloni perché percepisce la sfiducia della categoria dimenticata, menzionata senza successo in ogni piano di ripresa, a cui tuttavia, si immagina, siano diretti tutti gli sforzi del candidato del centrodestra — “Direzione Futuro” avrà a che fare con i giovani?

A partire dal videomessaggio di Silvio Berlusconi si sono susseguiti interventi a difesa dell’unità della coalizione. “Tenteranno di dividerci, ma non ci riusciranno”, ha ribadito il Cavaliere — terminando i suoi saluti con “Forza Lazio, forza Roma, e naturalmente forza Italia”. Salvini, in sala, che ci teneva a sottolineare che, quando parla, parla “da ministro e da papà”, ha confermato: “Mi dispiace per chi ha gufato in questi cento giorni, sperando che la Borsa crollasse, che ci fossero disastri, ma avviso i giornalisti di sinistra che noi qua stiamo per almeno cinque anni, governando insieme”. E lo stesso ha fatto Antonio Tajani: “Sono fiero di essere schierato sempre dalla stessa parte, perché credo nei valori che ci accomunano. Senza una visione comune non si possono combattere battaglie politiche insieme”.

Anche Maurizio Lupi,  il leader di Noi Moderati, ha espresso il proprio desiderio di “essere uniti abbassando i toni della polemica politica, sapendo che l’obiettivo è uno solo: non farsi ricattare dai violenti e dare sicurezza al Paese.” E al Presidente, che lui chiama Giorgia, fa un ringraziamento. Per aver recentemente chiesto a tutti di abbassare i toni del confronto politico, anche a Fratelli d’Italia, e a tutto il centrodestra, lei che del tono acceso aveva fatto il suo tratto distintivo. Nel pubblico qualcuno le ha gridato: “Non abbassare la testa”. Lei, in romanesco: “Non te preoccupà”.

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