Economia e Lavoro

 

IL GRAFFIO – Le ipotesi infondate del piano Draghi

di Fabrizio Pezzani (*)

 

Il piano presentato da Draghi all’Unione Europea come progetto per un suo sviluppo funzionale a rilanciare la produttività dell’euro zona e metterla in condizioni di confrontarsi con un mondo in cui le innovazioni tecnologiche stanno cambiando le regole del mercato propone alcune ipotesi di fondo imprescendibili nel rispetto anche di una società più unita e solida  . Il lavoro esteso ed approfondito si basa su ipotesi di lavoro che non corrispondono alla realtà e lo rendono di fatto inutile e pericoloso .

La posizione ambigua ed opportunistica dei commentatori , troppo spesso asserviti , al ruolo del potere di turno si cimentano nelle lodi  nelle pur evidenti critiche e perdono volutamente una capacità di analisi e del contradditorio.

Il lavoro di Draghi sembra scritto lontano dal mondo reale per le ipotesi non fondate in cui si articola il tutto ; proviamo a chiarire il senso di queste critiche.

La prima ipotesi è quella di un ‘Europa unita ed  in grado di indebitarsi anche per un debito comune dando per scontato che questo sia possibile in una fase di scontro continuoe dell’assimetria tra la governance dell’Unione presieduta dalla Ursula von Der Lyen e la realtà del posizionamento più a destra dell’unione dopo le recenti dinamiche elettive  in Francia , in Germania, in Ungheria  ed in Austria. L’elezione della presidente Ursula è stata possibile grazie al ruolo di Macron per la Francia e di Sholtz per la Germania ma poi le elezioni come detto hanno configurato una maggiore debolezza della sua governance specie con l’arrivo di Orban alla presidenza il cui discorso ha dato evidenza alle contraddizioni di un’unione a pezzi in cui il gruppo dei patrioti è il terzo . L’Austria , poi , ha recentemente espresso la volontà come l’Ungheria di entrare a fare parte dei Brics ; i paesi del nord-europa sono in perenne conflitto con quelli del sud per la loro posizione debitoria .

In effetti  la Francia , la Germania e l’Italia hanno a che fare con un elevato debito pubblico che minaccia le rispettive economie e pensare di andare a raschiare il barile di un fondo che comune, date le storie passate e le posizioni recenti, non sarà mai .
L’unità europea sembra allontanarsi sempre di più e non è certamente nella condizione di fare programmi comuni sia per lo sviluppo che per la difesa su cui torneremo. Infine il dramma della UE è questa sua sudditanza suicida alla politica degli Stati Uniti che ci hanno condotto in una guerra a lungo provocata con  la Russia le cui sanzioni , sanzionano sopratutto noi ; una guerra che dovrebbe chiudersi il prima possibile perchè la sua continuazione è distruttiva . Gli Stati Uniti vivono la crisi più profonda della loro storia e vanno declinando ma  fanno ancora fatica ad accettare il cambiamento; una politica estera fatta di guerre è stata possibile in un mondo unipolare ma oggi con i Brics il mondo è multipolare ed insistere su posizioni non coerenti con un mondo che cambia diventa un suicidio . Come scriveva Toynbee le società non muiono per morte violenta ma per l’incapacità delle elites di capire i cambiamenti ed essere creativi così lentamente muoiono per suicidio.

La tesi dell’Unione europea cade di fronte all’evidenza di un progetto fondato sull’unità di intenti e su un indebitamento che la farebbe crollare con gravi disordini sociali.

La seconda ipotesi infondata e controproducente è quella di legare lo sviluppo dell’Europa la modello del neoliberismo che è fallito nei fatti , sorprende la posizione di Draghi che rifiuta a priori la realtà . Questa ipotesi è ancora più grave della prima e sta a significare il legame di Draghi ad un mondo della finanza che ha distrutto il senso di socialità con una disuguaglianza che non ha pari nella storia ed un insieme di patologie sociali che stanno erodendo dal di dentro il paese.

Il fallimento del neoliberismo è nei fatti e nella contrapposizione tra ipotesi e realtà partendo dall’assunzione dell’economia come scienza esatta e razionale invece che prendere atto dell’evidenza che l’economia è una scienza sociale e l’asserzione della razionalità dei mercati è una pura invenzione funzionale ad aprire la strada ad una finanza da rapina. L’economia da mezzo diventa fine e la sua massimizzazione viene perseguita con un liberismo senza regole che alimenta l’infinita avidità umana e giustifica comportamenti illeciti cancellando la morale del settimo comandamento ” non rubare “. La collusione tra accademia , finanza e politica giustifica la consegna di nobel alla finanza privi di fondamento scientifico come quello a Lucas nel 1994 che affermava la razionalità dei mercati finanziari ed il fatto che a parità di informazioni le persone decidono allo stesso modo . La parità di informazioni si ha nella concorrenza perfetta che non esiste e le decisioni debbono scontare il libero arbitrio .

La finanza si stacca dall’economia reale e vive di una sua vita indipendente all’insegna del dogma di ” creare valore per gli azionisti ” e la deregolamentazione di Greenspan nel 1999 contribuirà ad inondare i mercati di moneta credata dal nulla illudendo in modo criminale tutti sull’idea ci creare ricchezza ma invece saranno solo debiti e creando un liberismo infinito e non controllato che ci si ritorcerà contro . Le aziende manifatturiere saranno spolpate come il vitello grasso e la delocalizzazione infinita contribuirà a creare la Cina come fabbrica del mondo infatuati dalle sirene ingannevoli di una finanza criminale .

A fronte delle ipotesi di arricchimento ci siamo trovati con aumento senza precedenti di disuguaglianza, di povertà , del degrado morale , della disoccupazione e di altre gravi patologie sociali che devastano le società salta così l’ipotesi di base.

Il modello neolibersita uccide le società perchè crea il mostro del ” bellum omnium contra omnes ” , la solidarietà scompare e prevalgono comportamenti violenti ed aggressivi alla faccia del bene comune dichiarato come una foglia di fico. La libertà viene soffocata ed il potere si accentra in una sorta di senato virtuale che usa la finanza come arma da guerra non convenzionale contro paesi ed aziende .

Possiamo dichiarare di fronte ai fatti la verità di un  modello culturale come il neoliberismo che è diventato liberticida ed è grave che non si metta in discussione la gravità di questa opportunistica ipotesi che soffoca le scienze sociali perchè i diritti dell’uomo vengono soffocati.

E’ sempre la società fondamento dell’economia e non viceversa e la dimostrazione è nei fatti, si crea la necessità di disarmare la finanza limitando tutte le operazioni sui prodotti finanziari pericolosi  a danno dei molti che si illudono di usarli.

La terza ipotesi , non possiamo dirlo con esattezza ma è il limbo in cui questo piano mette il mondo del lavoro , dell’occupazione , del declino  sociale senza proporre nessuna soluzione o proposta per correggere i drammi creati da un modello culturale fallito e criminale . La delocalizzazione e le difficoltà create da una guerra perseguita dagli Stati Uniti fino a spingere Putin ad un atto criminale hanno creato con un aumento dei prezzi delle materie prime energetiche un incremento dei costi di produzione mettendo molte aziende in difficoltà e nella condizione di liberarsi di personale . Il debito creato da una classe politica attenta al voto di scambio che ha usato la spesa corrente per pagare i voti mandando il debito a volumi non facili da ridurre specie se i nostri sistemi di controllo non funzionano .

Le ipotesi del piano sono infondate e superficiali e tralasciano la parte più importante che è la tenuta di una società messa allo scontro ; dispiace che si debba affermare questo mai fatti alla fine sono quelli indicati.

Il risultato a cui siamo di fronte sembra una nemesi del senso si suicida onnipotenza che porta l’uomo a sfidare gli equilibri sociali , la conoscenza dell’albero del bene e del male ha portato gli uomini all’incertezza della scelta e li ha esposti alla tentazione e così l’io ” morale è sempre in equilibrio sulla fune tesa .

Non possiamo più ragionare sui mezzi quando i fini sono sbagliati . L’economia assunta a valore morale ha tradito il suo ruolo originario di strumento per rispondere ai bisogni dell’uomo cancellando l’idea di giustizia rappresentata da una società di uguali sostituita da una società di diseguali ; questa è la sfida che abbiamo davanti per ridisegnare il nostro tempo.

(*) Professore emerito Università Bocconi

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