Referendum: niente scuse da Bartolozzi, irritazione Meloni
Niente scuse dalla capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, mentre impazza la bufera per le parole contro la magistratura pronunciate nel corso di una trasmissione televisiva. Il Guardasigilli Carlo Nordio, nel tentativo di chiudere il caso, assicura: “si scuserà”, e la richiesta ribadita a più riprese sarebbe avallata proprio da Palazzo Chigi. Perché se il Guardasigilli è irritato da quanto accaduto, ancora di più lo è la premier Giorgia Meloni per “un’uscita infelice”, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, che si ritiene possa rendere vani gli sforzi messi in campo finora per il referendum. Di “frase infelice” parla anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, mentre l’opposizione va all’attacco chiedendo a Bartolozzi di dimettersi e al ministro di riferire in Aula.
Dal canto suo Nordio tenta di stemperare e fa sapere che le dimissioni, almeno per ora, non sono un’opzione: “Sono considerazioni che in questo momento non vengono prese”. Bartolozzi “ha già chiarito il suo punto di vista – aggiunge il ministro -, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata e, come ho già detto, sono certo che si scuserà per un’espressione che può essere stata interpretata in modo improprio”. Non è escluso che, a meno di due settimane dal referendum, si preferisca chiudere la vicenda in modo rapido e il più possibile indolore, evitando dimissioni e ulteriori scossoni. Anche da Fratelli d’Italia, il capo organizzazione Giovanni Donzelli getta acqua sul fuoco: “Mi sembra la vicenda sia abbondantemente chiusa. Non è che i cittadini debbano votare su parole volutamente travisate dalla sinistra”. Quanto ai rapporti tra Via Arenula e Chigi, il Guardasigilli fa sapere che sarà in piazza il 12 marzo, a Milano, al fianco della premier per chiudere la campagna referendaria.
Restano aperte invece tutte le critiche delle opposizioni che vedono schierato anche il leader di Azione Carlo Calenda il quale, seppur favorevole al Sì, taglia corto : “Mi sa che le scuse non bastano. Bartolozzi deve dimettersi. Non esiste che il capo di gabinetto del Ministro della Giustizia dica queste enormità a prescindere dal Referendum”. Per il presidente M5S Giuseppe Conte le parole della dirigente non fanno altro che confermare “il clima punitivo della maggioranza verso toghe”. Dal Pd il capogruppo in Senato Francesco Boccia chiede una reazione severa del governo perché “in una democrazia, i giudici non sono un ostacolo da eliminare, ma una garanzia per tutti i cittadini”, mentre Nicola Fratoianni ironizza: “Ma che cosa deve accadere ancora perché qualcuno si dimetta in questo governo?”. “La verità è che Giorgia Meloni e la sua maggioranza sono terrorizzati – chiosa il leader di Avs – sentono che il terreno gli sta franando sotto i piedi e che gli italiani hanno capito che difendere l’autonomia della magistratura significa difendere un principio fondamentale: la legge è uguale per tutti, nessuno può sentirsi al di sopra della legge, nemmeno chi ha vinto le elezioni”. Infine l’Anm si limita a una breve nota con cui la Giunta esecutiva stigmatizza i “toni inaccettabili” e rinnova l’auspicio al rispetto “dell’appello ad abbassare i toni rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato”.
