Sono iniziate in Israele le cerimonie commemorative per il primo anniversario dell’attacco terroristico di Hamas. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha osservato un minuto di silenzio in un kibbutz vicino al sito del festival musicale Nova, dove si sono verificati i tragici eventi il 7 ottobre 2023. Poi le sue parole: “Il mondo deve realizzare e comprendere che per cambiare il corso della storia e portare la pace, un futuro migliore alla regione, deve sostenere Israele nella sua battaglia contro i suoi nemici”.
Poi il ministro della difesa Gallant: “È passato un anno da quella mattina in cui lo Stato di Israele si è svegliato dopo un attacco brutale che ha portato alla guerra più giusta di tutti i nostri anni. Un anno di guerra dura e continua, giorno e notte. Israele continuerà a difendersi”. “Oggi più che mai siamo profondamente impegnati a continuare a fare tutto il necessario per difendere la patria e per essere degni dell’eredità dei nostri cari, dei nostri compagni caduti, cittadini e soldati”, ha detto ancora il ministro, ribadendo il dovere di Israele di riportare a casa gli ostaggi, di sostenere i feriti e di ricordare i caduti. Poi le testimonianze: “Non c’era ossigeno, il soffitto era talmente basso che non potevamo nemmeno sederci”. Lo racconta, in un’intervista al Corriere della Sera, Aviva Sigal, 63 anni, una degli ostaggi liberati da Gaza nell’unica settimana di tregua. “È come se fossi stata partorita per la seconda volta”, così ricorda l’uscita dal tunnel. Sigal fa parte del Forum delle famiglie e spera di riabbracciare il marito Keith, ancora prigioniero: “Sì, ora vivo per riportare a casa mio marito e tutti gli altri: conosco la fame, le torture. So quello che stanno passando. Ma ogni giorno sembra sempre più difficile”. La donna spiega: “Quando ho letto che l’esercito israeliano è entrato nel sud del Libano ho pianto. Si aggiunge sempre un’altra guerra da fare e la pace e la liberazione degli ostaggi passano in secondo piano. Io e mio marito abbiamo passato la vita cercando di trovare un dialogo con la Palestina. Voglio la pace a Gaza e che i 101 israeliani prigionieri tornino da noi. Netanyahu deve ascoltarci”. Sigal racconta di aver perso 10 chili in 51 giorni e i maltrattamenti subiti: “Mi prendevano per i capelli, mi strattonavano. Ci torturavano. Picchiavano violentemente tutti con fucili e bastoni, toccavano le ragazze ovunque: ho visto tutto”. E conferma gli stupri: “Una di loro mi ha raccontato i dettagli, che non ripeto. Sì, stuprano — vestivano le giovani con abiti da bambola — è incredibile che il mondo non ci abbia creduto. Stuprano anche gli uomini”.
aggiornamento la crisi mediorientale ore 11.34
