di Wladymiro Wysocki. (*)
Arrivano i nuovi dati dell’Inail in merito all’andamento degli incidenti, infortuni e malattie professionali dei primi nove mesi di questo anno.
Numeri scoraggianti con 433.002 denunce di infortunio, 776 casi mortali e 65.333 denunce di malattie professionali.
Le denunce per infortunio sono in aumento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (430.829), quelli in itinere aumentano del 5,1%, con 71.198 casi rispetto al 2023 con 67.765 avvenimenti.
Nei casi mortali, in riferimento al medesimo periodo dell’anno precedente, si registra un aumento di 15 decessi sul lavoro.
Per le malattie professionali la tendenza è maggiormente sensibile e preoccupante con un aumento del 22% rispetto ai 11.778 del 2023.
Ormai è diventata una prassi, una triste consuetudine nel ricordare che i dati Open data INAIL, già alla pubblicazione non sono più aggiornati.
Non riusciamo a stare dietro alla conta dei drammi quotidiani nazionali, che sanguinano il mondo del lavoro e la nostra dignità sociale.
Il 3 novembre, a Cagliari, perde la vita Emilio Pusceddu, imprenditore di 56 anni nel settore dei trasporti travolto dal camion della sua ditta mentre si effettuavano le manovre di carico merci.
Poche ore prima perde la vita un operaio di origini ghanesi di 53 anni a causa dei una caduta dal ponteggio.
Nella mattinata del 4 novembre, nel tratto di autostrada A6 tra Altare e il bivio A6/A10 per Savona, un operaio perde la vita anche qui per caduta dal ponteggio da una altezza di circa 20 metri.
Morti, drammi, persone che non tornano a casa, famiglie senza i loro cari, una guerra quotidiana nel mondo del lavoro alla quale non riusciamo a porre una tregua e una soluzione.
La patente a crediti è ormai in vigore dal 1° di ottobre e per il settore edile non sembra avere portato alcun beneficio, ma di questa perplessità già nelle precedenti pubblicazioni ne ho ampiamente dato le motivazioni.
Uno strumento basato sulla autocertificazione/dichiarazione, lascia il tempo che trova e perde totalmente di efficacia ai fini della prevenzione.
Prevenzione, una parola che si ripete sempre e costantemente in ogni situazione.
Si necessita di una radicale trasformazione e di un netto cambiamento di una errata forma mentis lavorativa troppo radicata, lasciando un margine elevato alla sottovalutazione del rischio, del pericolo e della loro conoscenza.
L’esperienza rimane la triste arma della prevenzione che associata alla costante fretta delle lavorazioni crea un connubio tragico.
Urge un coinvolgimento attivo di tutti, dal datore di lavoro ai lavoratori e sicuramente la costituzione di una procura speciale in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Abbiamo il dovere di perseverare nella diffusione e nella motivazione di una cultura della sicurezza affinchè possa trovare radici profonde già nel percorso formativo dei nostri ragazzi nei banchi di scuola, così da prepararli a dovere per il lavoro che li attende.
Il lavoro merita dignità, maggiori tutele, rispetto, in tutte le sue forme e applicazioni.
Devono essere riconosciuti i diritti dei lavoratori ad essere adeguatamente formati e addestrati, di lavorare in sicurezza con procedure e attrezzature di lavoro adeguate e idonee.
La dignità del lavoro è azzerare le morti sul lavoro, gli infortuni e le malattie professionali che feriscono la nostra società e la coscienza di ognuno di noi che non possiamo restare indifferenti.
La tutela della sicurezza sul lavoro, il benessere lavorativo, il lavoro sicuro è un diritto di ogni lavoratore che non possiamo rinunciare.
*Esperto di sicurezza sul lavoro
