Energia e Sostenibilità

Comunità energetiche: quali modelli applicare per fondarne una

L?osservazione diretta della varietà dei territori che compongono il nostro Paese, che alterna aree fortemente congestionate ad aree interne in declino demografico, ci restituisce un?immagine caleidoscopica di una penisola incredibilmente ricca delle sue diversità, culturali, produttive, storiche. Ma anche di un luogo dove la standardizzazione delle politiche pubbliche, cieche alle specificità dei luoghi, la diffusione delle monoculture produttive, e la crescita delle diseguaglianze territoriali stanno minando la capacità che fino ad adesso ha permesso al nostro Paese, seppur piccolo e relativamente poco popolato, di giocare un ruolo di leader a livello mondiale in molti settori economici. Questa perdita di competitività dei territori è particolarmente visibile nelle aree interne del nostro Paese, che sono state negli ultimi anni oggetto di una politica specifica - la Strategia Nazionale per le Aree Interne - volta a combatterne il declino demografico. Oggi, la residua vitalità dei piccoli comuni delle aree interne è legata ad iniziative che pongono al centro del loro agire la costruzione di reti fra cittadini, attività economiche e di ricerca, e che scommettono sull?apertura verso altri territori. Motore di queste iniziative sono quasi sempre i cittadini giovani, quelli che abitano spazi che vanno molto al di là dei confini amministrativi, che praticano una esistenza ?ubiqua?, integrando redditi provenienti dalla città, dove cercano il mercato, a patrimoni familiari, e che intraprendono nei vari settori culturale, economico, sociale, di comunità, cercando di agganciare le dinamiche più vivaci che animano il resto del Paese. Questi giovani mettono al centro del loro agire non tanto la soddisfazione di bisogni quanto una possibile realizzazione dei loro desideri. Una recente indagine promossa dall'Associazione Riabitare l?Italia sulle speranze dei giovani delle aree interne, ?Giovani Dentro?, illustra come la possibilità di sognare un nuovo futuro in aree interne sia determinante per decidere se rimanere o andar via almeno quanto la soddisfazione dei bisogni primari. Queste istanze, che appaiono visionarie in un mondo che guarda ai margini solo come ad un luogo del ritardo o dei bisogni, a loro volta spesso non sono capaci di parlare la lingua della politica, e quasi mai riescono ad arrivare nelle stanze dove si fa programmazione della spesa. Per un più produttivo dialogo con l?amministrazione pubblica, un soggetto imprescindibile per promuovere nuove economie in spazi ?dimenticati? anche dal mercato, c?è bisogno che la proposta che proviene dal territorio si strutturi, si qualifichi e faccia un salto di qualità. Ed è proprio per rafforzare la capacità dei cittadini nell?interloquire con la Pubblica amministrazione che nel 2019, il Comitato Nazionale per le Aree Interne decide di lanciare le Officine Sperimentali aree interne, avvalendosi del progetto Officine Coesione, promosso dalla Agenzia per la Coesione Territoriale nell?ambito del PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020. ORGANIZZARE E RAFFORZARE LA PROPOSTA DEI GIOVANI DELLE AREE INTERNE: L?OFFICINA GIOVANI Vengono messe in cantiere delle Officine nazionali sperimentali su giovani, ambiente e partecipazione, con l?obiettivo di portare l?esperienza viva dei territori sui tavoli della programmazione, e quindi di passare da una generica partecipazione dei cittadini al loro ?coinvolgimento strategico? nella presa delle decisioni. In particolare, l?Officina Giovani Aree Interne ha previsto il coinvolgimento di associazioni, attivisti, operatori economici e dei servizi e ricercatori sotto i 40 anni che operano nelle aree interne al fine di definire, insieme, un numero contenuto e per quanto possibile preciso di proposte di policy da suggerire ai decision makers. Il lavoro è stato quello di costruire per la prima volta un patrimonio di visioni, idee e indicazioni con modalità partecipative nuove, e con strumentazioni più codificate, nei modi e nei tempi, di quanto non fosse stato fatto fino ad oggi. Un punto di partenza da integrare, da declinare in relazione ai territori, alle realtà del contesto e a cui ci si rivolge. PARLARE AL FUTURO METTENDO AL CENTRO LA RINASCITA DEI LUOGHI E DELLE PERSONE Il progetto Officina Giovani Aree Interne è stato presentato in un evento online nel mese di dicembre 2020, una mattinata di lavori e di discussione seguita e partecipata da oltre 350 persone. Come conviene a tutti i processi partecipativi, il messaggio era trasparente: le istituzioni che lo promuovono chiedono collaborazione ai cittadini, e offrono in cambio ?riconoscimento?. È stata lanciata una call pubblica, sempre accessibile seppur limitata nel tempo, per partecipare al percorso rivolta a realtà e singoli under 40 impegnati su e per i territori delle aree interne della penisola. A rispondere sono stati oltre 400 soggetti e i messaggi di interesse e le richieste di adesione sono continuate ad arrivare lungo tutto il percorso. Si tratta di un numero che comprende per circa la metà persone singole, per il 26% associazioni, per il 9% giovani amministratori e organi della funzione pubblica e per la restante parte cooperative, università e altre realtà. Circa il 60% delle realtà coinvolte vivono e/o lavorano nella macroarea del Sud Italia, il 16% dalle Isole e circa l?11% dal Centro e la restante parte dalle regioni del Nord. Tratto comune a tutti questi soggetti è di parlare al futuro, porre al centro della rinascita le persone, le relazioni delle comunità con la ricchezza e diversità territoriale degli ambienti, e una inedita, ambiziosa, concezione di cultura, pensata come capace di generare un nuovo ed originale progetto per il nostro Paese. DALLA PARTECIPAZIONE AL COINVOLGIMENTO STRATEGICO DEI CITTADINI Quello di Officina Giovani Aree Interne è stato un percorso completamente nuovo e in qualche maniera audace, anche perché si è dovuto misurare con le restrizioni della pandemia che hanno imposto della modalità di lavoro che si è cercato di trasformare in opportunità per creare un?agile ed efficace comunità digitale, alimentando allo stesso tempo il radicamento a livello territoriale. Il lavorare online, ha significato indubbiamente perdere il contatto fisico con le situazioni, ma anche dare opportunità ai soggetti più mobili del territorio, i giovani appunto, di partecipare ai tavoli di discussione. Partendo da un documento ?driver? ossia un documento concordato con un gruppo più ristretto di giovani autocandidati e incrociando le preferenze di tutti gli altri partecipanti, sono state organizzate quattro giornate di lavoro telematiche dedicate alle priorità date, a partire dalle quali sono state declinate le proposte: sviluppo sostenibile, agricoltura e ambiente; arte, cultura e turismo; formazione, innovazione e imprenditoria e Partecipazione pubblica e beni comuni. Durante le giornate i giovani sono stati chiamati ad esprimere le proprie preferenze, a indicare problematiche e aspirazioni motivandole in relazione al tema e a raccontare la propria esperienza accompagnati da esperti di processi partecipativi e da momenti di formazione da parte di esperti delle tematiche trattate. Dal processo ne è derivato il documento contente le 15 proposte di policy. Per ognuna di queste sono indicate le problematiche identificate collettivamente e gli strumenti, tecnici e programmatici per attuarle. LE PROPOSTE Riconoscere le figure dei ?community makers?, mettere al centro della rinascita la rigenerazione culturale dei luoghi, mappare e riassegnare le terre abbandonate, fare formazione sul patrimonio ambientale e locale, favorire le comunità energetiche, creare iniziative per l?accompagnamento e la formazione per lo sviluppo di idee, imprenditoria, innovazioni, competenze e professioni. E ancora, favorire servizi di prossimità, favorire la cultura della partecipazione e assicurare momenti e spazi per il dialogo sociale e con la PA. Sostenere gli scambi di esperienze tra le aree interne. Sono solo alcuni dei temi trattati dalle proposte che vedono comunque tra gli strumenti imprescindibili una migliore quantità e qualità dei servizi essenziali tra cui le infrastrutture digitali ma anche la disponibilità di abitazioni pronte ad accogliere chi vuole restare, tornare o andare a vivere nelle aree interne. Le proposte sono però solo l?output primario del progetto. Dal processo è nato molto di più, un movimento unito. Si è creato un patrimonio di relazioni, di idee e di progetti da mettere a terra. Un patrimonio fatto di voglia di cambiare le cose e di farlo insieme, scambiandosi soluzioni, pratiche e dosi di coraggio, che è stata anche una scuola di ?educazione civica?. Prendere coscienza, infatti, che le istituzioni sono spesso incapaci, o impossibilitate, a dare risposte, significa comprendere che esiste uno spazio di negoziazione nelle relazioni con la PA, sul quale si può lavorare da subito, con interventi puntuali, legati all?erogazione dei fondi pubblici e all?alienazione degli spazi. Ripensare gli strumenti tecnici esistenti per facilitare l?accesso ai beni comuni, mettere a punto nuove forme di evidenza pubblica che possa premiare chi sa dare nuovo valore d?uso ai luoghi, ridefinire il concetto di sostenibilità, misurandola sugli obiettivi, individuati in maniera condivisa. E ancora, mantenere la modularietà degli interventi, perché siano più attenti al contesto, immaginare nuove clausole di salvaguardia sociale per tutelare il lavoro sociale e culturale, pretendere tempi certi. ABSTRACT The policy document ?15 proposals for the future of inland areas? - realized by the network of 400 youth subjects of Italian inland areas - is an experience that shows how the ?social dialogue? is fundamental for a modern and effective implementation of public policies, and how the participation of young people can make policies fairer and more efficient. For a real relaunch and a timely implementation of the Italian Recovery and Resilience Plan, the involvement of young citizens is crucial.

Le comunità energetiche sono un modello innovativo di produzione e condivisione di energia rinnovabile che sta riscuotendo sempre più interesse in Italia. In particolare, la legge n. 199/2021 ha fornito un quadro normativo favorevole alla diffusione di questo modello, prevedendo una serie di incentivi per la sua realizzazione.

Per fondare una comunità energetica è necessario individuare un modello organizzativo che soddisfi le esigenze dei membri della comunità e le normative vigenti. In Italia, i modelli organizzativi più diffusi sono due:

Autoconsumo collettivo

In questo modello, i membri della comunità si uniscono per realizzare un impianto di produzione di energia rinnovabile, che viene utilizzato per soddisfare i propri consumi. L’energia prodotta in eccesso può essere immessa nella rete elettrica nazionale.

Produzione condivisa

In questo modello, i membri della comunità si uniscono per acquistare energia da fonti rinnovabili, che viene poi condivisa tra i membri.

La scelta del modello organizzativo più adatto dipende da una serie di fattori, tra cui:

  • La tipologia dei membri della comunità (persone fisiche, imprese, enti pubblici, ecc.)
  • Le dimensioni dell’impianto di produzione di energia
  • La disponibilità di risorse finanziarie

Passaggi per fondare una comunità energetica

Per fondare una comunità energetica è necessario seguire una serie di passaggi, che variano a seconda del modello organizzativo scelto. In generale, i passaggi principali sono i seguenti:

  1. Identificazione dei membri della comunità

Il primo passo è identificare i membri della comunità che saranno interessati a partecipare al progetto. I membri possono essere persone fisiche, imprese, enti pubblici o altre organizzazioni.

  1. Adozione di un modello organizzativo

Una volta identificati i membri della comunità, è necessario adottare un modello organizzativo che definisca gli obiettivi, la governance e le modalità di funzionamento della comunità.

  1. Realizzazione dell’impianto di produzione di energia

Se si sceglie il modello dell’autoconsumo collettivo, è necessario realizzare un impianto di produzione di energia rinnovabile. L’impianto può essere realizzato dai membri della comunità in modo autonomo o affidandosi a un fornitore di servizi.

  1. Costituzione della comunità energetica

Una volta realizzato l’impianto di produzione di energia, è possibile procedere alla costituzione della comunità energetica. La costituzione può avvenire attraverso la stipula di un contratto sociale o la costituzione di un’associazione.

Incentivi per le comunità energetiche

In Italia, la legge n. 199/2021 prevede una serie di incentivi per la realizzazione di comunità energetiche. I principali incentivi sono i seguenti:

  • Contributi a fondo perduto per la realizzazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile.
  • Esenzioni fiscali per i membri della comunità.
  • Diritto di precedenza per l’acquisto di energia prodotta da comunità energetiche.

Conclusioni

Le comunità energetiche rappresentano un modello innovativo che può contribuire alla transizione energetica e al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. La legge n. 199/2021 ha fornito un quadro normativo favorevole alla diffusione di questo modello, facilitando i passaggi necessari per fondare una comunità energetica.

Mar.Tre.

Related posts

COP29: A Baku si gioca il futuro dell’economia verde

Redazione Ore 12

Il 2024 è un anno record per le rinnovabili in Italia

Redazione Ore 12

Agricoltura e energie rinnovabili: l’agrivoltaico come soluzione sostenibile

Redazione Ore 12