Esteri

Ilaria Salis è libera ma l’Ungheria pensa di chiedere la revoca dell’immunità per l’Europarlamentare

 

Ilaria Salis è libera e le è stato tolto il braccialetto elettronico. La 39enne ha chiamato i propri avvocati in Italia, Eugenio Losco e Mauro Straini, per avvisarli di aver ricevuto il provvedimento del giudice ungherese che l’ha liberata dagli arresti domiciliari.

L’avvocato Straini aveva reso nota la richiesta di liberazione in base all’immunità legata allo status di parlamentare e il tribunale aveva risposto che era in attesa della comunicazione ufficiale dell’elezione al Parlamento Europeo. La donna è accusata di aver aggredito alcuni partecipanti di una manifestazione neonazista a Budapest dell’11 febbraio 2023. I reati di cui è accusata prevedono una condanna fino a 24 anni di carcere.

Salis dovrebbe rientrare in Italia entro lunedì 17 giugno, giorno del suo 40esimo compleanno. La sua famiglia aveva già comprato i biglietti per raggiungerla per festeggiare lunedì il suo 40/o compleanno a Budapest ma ora Salis potrà festeggiarlo a casa sua.

 

Va detto però che la politica e la giustizia ungherese ha scelto di non mollare la presa. Questo è quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni, settimane.

“L’immunità è composta da due parti, immunità, inviolabilità. Inviolabilità significa che il procedimento può continuare quando e se la persona non gode dell’immunità o la ha revocata. Quindi l’autorità ungherese competente dovrebbe chiedere al Parlamento europeo la revoca dell’immunità, e se un’ampia maggioranza del Parlamento europeo non ritiene accettabili gli abusi fisici e non vuole lasciare impuniti questo tipo di crimini gravi, allora lo farà revocare l’immunità e il procedimento penale potrà proseguire durante il mandato dell’eurodeputata. In caso contrario, potranno continuare allo scadere del mandato”, ha dichiarato Gergely Gulyßs, funzionario dell’ufficio del primo ministro ungherese Viktor Orban sul caso Ilaria Salis dopo l’elezione ad eurodeputata. Lo riporta su X il portavoce del governo Zoltan Kovacs.

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