Clerici: Corsi sistematici nelle scuole di specializzazione
‘La comunicazione non è un aspetto accessorio della cura- precisa- ma è un aspetto centrale e i professionisti che imparano a dare valore a questo aspetto sono anche professionisti più protetti rispetto all’esaurimento professionale, al burnout, perché se si dà valore a questa parte della cura, della relazione non si perde mai, mentre se si imposta la cura come se fosse una sorta di partita in cui si vince o si perde, questo può essere anche molto frustrante, occupandosi di patologie severe. Se, invece, l’interesse, il centro è la persona e il suo accompagnamento, ovviamente orientato dal sapere scientifico, stiamo parlando certamente di un punto di forza fondamentale’.
Sono passati quasi due anni: a oggi, siamo nel 2024, il professor Clerici illustra i dati ottenuti e si sofferma sui prossimi passi per migliorare la comunicazione tra medico e paziente e quella tra medico e paziente pediatrico oncoematologico. ‘La funzione era quella di compilare un report sulla situazione delle tecniche di aggiornamento e di formazione in ambito internazionale e fotografare la situazione italiana ed è stato rivolto un invito alla conferenza dei docenti di pediatria delle specializzazioni in Italia perché vengano adottate delle misure per migliorare la comunicazione medico- paziente. Un invito che speriamo venga recepito. L’obiettivo è stato dunque quello di fotografare l’esistente e, allo stesso tempo, di mettere una lente d’ingrandimento su un tema che ci sembrava essere rimasto un po’ in ombra. La nostra proposta è stata recepita sia da Fiagop che da Aieop, che hanno poi demandato a chi potrebbe utilizzare il nostro lavoro da un punto di vista operativo’.
Ma esiste una parola che un paziente, bambino o adulto, chiamato ad affrontare un cancro, vorrebbe sentirsi dire dal proprio medico? ‘Credo vi siano aspetti che riguardano soprattutto la fiducia e la speranza, che sono fondamentali. Fiducia nel fatto di non essere abbandonati, di non rimanere da soli di fronte alla malattia, fiducia che si possa sempre fare qualcosa per poter stare meglio. Questo si traduce poi in una speranza: quindi, una buona relazione ha una influenza molto importante, purché sia ovviamente accompagnata da una buona tecnica. La prospettiva moderna, infatti, non vede in contrasto una buona relazione con una buona tecnica, anzi. Speriamo di avere sempre risorse migliori che funzionano sulla biologia, ma ci auguriamo che i medici abbiano sempre tempo da dedica alla relazione con il proprio paziente. A tal proposito la stessa Intelligenza artificiale potrebbe liberare il medico da tutta una serie di inutili incombenze per farlo stare maggiormente in relazione con il paziente’.
La pediatria e l’oncoematologia pediatrica pongono il medico di fronte a una triade: il bambino o l’adolescente e i suoi genitori, ove entrambi presenti, ovviamente. La relazione terapeutica, quindi, ha la necessità di essere impostata su tre canali perché rivolta verso tre individui distinti, ma anche verso quattro se leggiamo la famiglia come ‘corpo’ o come ‘altra individualità’. Questo dettaglio non da poco rende la comunicazione molto più complessa e articolata e, di conseguenza, la formazione è ancora più necessaria forse che in altri ambiti, perché implica una capacità di gestionemolto sofisticata.
‘Negli ultimi anni- dichiara Clerici- c’è stata la nascita di un’attenzione dedicata agli adolescenti che, in passato, erano spesso inquadrati già nel mondo dell’adulto, anche con conseguenze molto importanti rispetto alle loro cure, mentre pensare che l’adolescente come soggetto in crescita, quindi incapace di autodeterminarsi, vada ascoltato in modo specifico è senza dubbio una competenza ulteriore che il pediatra oncologo ha dovuto avere. Senza dimenticare un’attenzione dell’oncologia dell’adulto che vede soggetti giovani, quindi mi riferisco non solo alla stretta età pediatrica ma anche a quella di passaggio tra adolescenza ed età giovane-adulta, in cui i bisogni non si definiscono soltanto da un passaggio anagrafico, da 18 a 19 anni, ma si stabiliscono in un arco di anni in cui c’è una autonomia personale, professionale, lavorativa e affettiva rispetto ai genitori. Per un clinico, dunque, riuscire a conoscere queste dinamiche è molto importante’.
‘Il punto cruciale- conclude- è che la cura è anche un accompagnamento, perché esiste anche un piano umanistico e non solo tecnico. Il rischio è che la cura venga intesa, per pressione di natura economica, sempre più come l’erogazione di prestazioni. Invece la cura non è solo questo, è anche un percorso di solidarietà. La nostra società, d’altronde, si definisce su come è capace di prendersi cura delle persone in situazioni di fragilità, mentre un modello centrato soltanto su criteri di natura economica e produttiva poi, su questo fronte, mostra la corda. Ad esempio, proprio la comunicazione diventa meno importante, la relazione diventa meno importante, si curano peggio le patologie con cattiva prognosi, non ci sono risorse per le cure palliative quando le cose vanno male. Invece un sistema di cura che sia capace di questo, fondato sul modello umanistico, è molto importante’.
Carlo Alfredo Clerici spiega poi che ‘nel nostro Paese, è bene ricordarlo, la cura è un diritto previsto dalla Costituzione, mentre altrove, pensiamo agli Stati Uniti, è una merce. E voglio sottolineare che in Italia tutte le strutture che si occupano di oncoematologia pediatrica sono pubbliche, con un forte sostegno solidaristico da parte delle associazioni’.
La comunicazione in oncoematologia pediatrica è, dunque, molto più che un semplice scambio di informazioni tra medico e paziente. È un abbraccio di parole e gesti che crea un rifugio sicuro, dove ogni bambino e ogni famiglia può trovare comprensione, forza e speranza. In questo dialogo intimo e umano, medici e pazienti diventano compagni di viaggio, uniti nella lotta contro la malattia e nella celebrazione di ogni piccola vittoria.
È questa connessione profonda che rende ogni passo del cammino un po’ più leggero e ogni battaglia un po’ più sopportabile, illuminando il percorso con la luce della speranza e dell’umanità.
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