La guerra di Putin

Ucraina. Si va alla guerra aperta fra Russia e Nato?

di Giuliano Longo

Oggi fra tutte le notizie allarmanti sull’Ucraina, riportate dai media, c’è la dichiarazione fatta da Putin secondo la quale la fornitura di missili a lungo raggio per colpire il territorio russo, rappresenterà un atto di guerra della NATO e pertanto la Russia provvederà a rispondere a quei paesi che da quel momento non saranno più solo “ostili”,ma veri e propri “belligeranti”contro la Russia.

Nonostante il clamore suscitato da termini quali “minaccia”ricatto”   ecc., questa posizione  del Cremlino non è nuova, ma è stata da tempo espressa da altri suoi dirigenti non solo oggi. Quello che andrà invece valutato saranno le conseguenze pratiche di tale presa di posizione.

Ma vediamo cosa ha veramente detto Putin.

“ Non stiamo parlando di permettere o vietare al regime di Kiev di colpire il territorio russo. Lo fa già con l’aiuto di veicoli aerei senza pilota. Ma quando si tratta di utilizzare armi di precisione a lungo raggio di fabbricazione occidentale, la storia è completamente diversa”.

Perché, aggiunge  “l’esercito ucraino non è in grado di effettuare attacchi con i moderni sistemi ad alta precisione e a lungo raggio fabbricati in Occidente. Ciò è possibile solo utilizzando i satelliti della NATO. Le missioni di volo di questi sistemi missilistici possono, infatti, essere svolte solo da personale militare dei paesi NATO. Il punto è decidere se i paesi della NATO sono direttamente coinvolti in un conflitto militare oppure no”.

Di conseguenza “questa è la loro partecipazione diretta. E questo, ovviamente, cambia in modo significativo l’essenza stessa, la natura stessa del conflitto. Ciò significherà che i paesi della NATO, gli Stati Uniti e i paesi europei saranno in guerra con la Russia. E se è così, allora, tenendo presente il cambiamento nell’essenza stessa di questo conflitto, prenderemo le decisioni appropriate in base alle minacce che verranno create per noi”.

E’ evidente che il presidente russo è informato della decisione, forse di questo venerdì 13 settembre, di Gran Bretagna e Stati Uniti che da settimane si preparano ad attraversare il Rubicone delle armi a lungo raggio, per consentire a Kiev di colpire obiettivi all’interno della Russia con missili forniti dall’Occidente.

La minaccia è giunta mentre il primo ministro britannico Keir Starmerera ancora in viaggio verso Washington in vista dei colloqui di oggivenerdì con il presidente Joe Biden sul possibile u da parte dell’Ucraina di missili da crociera Storm Shadow di fabbricazione britannica sul suolo russo.

Gli esperti militari sostengono che qualsiasi linea guida concordata per le armi britanniche durante il vertice di due ore a Washington, potrebbe anche aprire la strada agli ucraini per lanciare l’ATACMS (un sistema missilistico balistico tattico) fornito dagli Stati Uniti, contro aeroporti e basi militari nel profondo della Federazione.

A conferma del fatto che Putin sia già informato della decisione di Stati Uniti e Gran Bretagna, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskovha lasciato intendere che l’incontro tra Starmer e Biden era una mera formalità e che un accordo era già stato raggiunto.

La prima conseguenza possibile è che Mosca posa stabilire la leva obbligatoria e di massa mobilitando tutto il Paese.. Inoltre potrebbe chiamare  in sua difesa i paesi a lei  legati da un patto militare. Ad esempio la Bielorussia e recentemente la Corea del Nord.

La conseguenza più rilevate è che la Russia potrebbe colpire infrastrutture, centri di approvvigionamento militare e di addestramento collocati anche all’esterno dei confini ucraini, ad esempio in Polonia, con i conseguenti rischi di colpire insediamenti civili.

Infine, lo stato di guerra comporterebbe l’interruzione dei rapporti diplomatici e di ogni rapporto finanziario e commerciale con i paesi considerati nemici.

La somma di questioni e prospettive  riguarda direttamente l’Europa ed i suoi territori e certamente non gli Stati Uniti che pure sono sempre stati molto cauti, almeno sinora, a concedere questi armamenti a Kiev per realizzare i suoi scopi militari oltre confine.

Le ragioni che molti Paesi occidentali adducono per questa decisione riguardano la logica del  “dente per dente….”per la quale gli ucraini avrebbero diritto di colpire ben al di là dei loro confini e delle regioni attualmente occupate dai russi, già da anni bersagliate. Oppure in regioni di confine come avvenuto a Kursk in territorio russo

L’altro motivo, ma in verità poco plausibile, sarebbe la fornitura di missili da parte di Teheran che comunque non potrebbero mai competere con quanto metteranno a disposizione i Paesi Nato.

Sino ad oggi il nostro governo ha avuto una posizione più che cauta affermando più volte che L’italia non è in guerra con la Russia, posizione di fatto consentita ad un Paese come il nostro, strategico nel Mediterraneo, ma ininfluente sul piano delle fornitura di armi tecnologicamente avanzate, ora più che mai strettamente necessarie alla nostra difesa. Ma ogni cautela potrebbe cadere a fronte degli obblighi nato che prevedono l’intervento degli alleati nel caso un paese dell’Alleanza venga aggredito (art.5).

In ogni caso sottovalutare le dichiarazioni di Putin e sopravvalutare la potenza Nato unita a quella dell’Ucraina che ormai vive quasi solo degli aiuti occidentali, potrebbe essere davvero pericoloso.

La speranza, come sempre viene affidata a quella diplomazia, più o meno occulta, che sino ad oggi non ha tenuto conto, o sottovalutato, le successive linee rosse poste da Putin . Resta da vedere quale sarà la reazione di Paesi terzi quali la Cina.

 

Ma è significativa la notizia di questa ultima ora  secondo la quale il Servizio di Sicurezza Federale (TSOS FSB) della Russia e il Ministero degli Affari Esteri della Federazione hanno   revocato l’accreditamento di sei dipendenti dell’Ambasciata britannica a Mosca, accusati di attività antirussa.

Cominciano le ritorsioni.

aggiornamento la crisi mediorientale ore 14.05

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