La guerra di Putin

Caso Battistini-Traini, Costante (FNSI): “Il giornalismo non è un crimine”

 

«Il giornalismo non è un crimine. La posizione della Russia non è né democratica né contemporanea. Ricorda invece tempi bui di un passato che ritorna e che vede nell’informazione libera un nemico da combattere e annientare», il commento della segretaria generale Fnsi, Alessandra Costante.

«Bene ha fatto il ministro Tajani – ha aggiunto – a convocare l’ambasciatore russo, ma ancora meglio sarebbe stato se lo avesse fatto prima, quando venne diffusa la notizia di Stefania Battistini e Simone Traini indagati in Russia per essere entrati nel territorio nazionale insieme alle truppe ucraine».

Per la segretaria Costante, «intimidazioni e pressioni, anche violente come questa, non spegneranno certo il faro che i media italiani hanno acceso sulla guerra che si sta consumando alle porte dell’Europa. La solidarietà della Fnsi ai colleghi della Rai».

Sempre su X, il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani ha osservato: «Se qualcuno aveva ancora un dubbio, ora la Russia ha ufficializzato la sua natura autocratica e antidemocratica: dichiarare “ricercati” @StefaniaBattis4 e @SimoTraini vuol dire dichiarare illegale la libertà di stampa e la libera informazione. Serve una reazione europea».

Mentre l’Usigrai chiede al governo italiano «di proteggere al massimo livello Battistini, Traini e tutti i colleghi impegnati nella sede Rai di Mosca da qualunque tentativo di limitazione della libertà personale e professionale da parte di un governo antidemocratico come quello russo che reprime la stampa libera e utilizza il carcere per spegnere le voci critiche».

Per il sindacato del giornalisti del servizio pubblico, «Il mandato di cattura diramato dal ministero dell’Interno russo nei confronti di Stefania Battistini e Simone Traini è un atto inammissibile e un precedente pericoloso. Il giornalismo non è un reato e raccontare una guerra è anzi uno dei doveri fondamentali per ogni cronista specialmente del servizio pubblico. I due giornalisti, accusati di aver violato i confini russi, hanno semplicemente svolto il loro lavoro che è protetto dal diritto internazionale umanitario».

Sulla vicenda è intervenuta anche la Rai, che in una nota ha bollato l’inserimento di Stefania Battistini e Simone Traini nell’elenco delle persone ricercate come «un atto di violazione della libertà d’informazione». Per viale Mazzini, i colleghi «hanno svolto in modo esemplare e obiettivo il proprio lavoro di testimoni degli eventi. La Rai continua a svolgere il proprio ruolo di Servizio pubblico anche grazie alla coraggiosa attività dei propri giornalisti e inviati e si riserva di operare in ogni sede per denunciare la decisione del governo russo a difesa della libera informazione e a tutela della propria giornalista e dell’operatore».

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.02

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